CALIBRODODICI

L’USO TATTICO DEL FUCILE AD ANIMA LISCIA – 2^ PARTE

  • Apr. 2018

L’utilizzo sul campo e le tecniche di tiro

L’utilizzo del fucile ad anima liscia è pressoché il medesimo di tutti gli altri fucili. Vediamo quali accorgimenti si possono adottare per un impiego più tattico.

Prima di iniziare voglio però precisare una cosa. Anche quando utilizziamo delle munizioni spezzate dobbiamo sempre mirare al nostro bersaglio, in modo da garantirci il maggior numero possibile di palle a segno.

In Piedi

La posizione di tiro in piedi è la solita con il calcio dell’arma ben piazzato nell’incavo tra il torace e la spalla, ad un’altezza in cui viene agevole appoggiare la guancia sul calcio. In questo modo possiamo traguardare gli organi di mira con facilità. Anche in quei fucili di estrazione venatoria, dotati del solo mirino, più imbracciamo l’arma in una posizione comoda e naturale, più sarà semplice trovare il corretto allineamento sul bersaglio. Con le armi dotate del solo mirino l’allineamento della canna sul bersaglio si effettua posizionando il mirino sul bersaglio, facendo si che l’occhio “scivoli” lungo la canna in modo che non ci si renda quasi conto della sua lunghezza. La nostra vista dovrà scorrere parallela alla canna in modo da trovarsi davanti solo il mirino e subito dietro il bersaglio (che come il solito ci apparirà leggermente sfocato).

Le braccia sostengono con decisione l’arma. La mano destra (viceversa per i mancini) stringe l’impugnatura con forza, mentre la sinistra afferra saldamente l’astina.

Con i fucili a pompa un piccolo trucco, molto vantaggioso, per velocizzare il ritmo di tiro è quello di tirare verso di sé l’astina, in modo da sfruttare il rinculo dell’arma per espellere la cartuccia e ricamerarne subito un'altra. Il movimento di ricaricamento dovrà quindi avvenire durante e contemporaneamente al momento in cui l’arma viene spinta all’indietro dal rinculo. In questo modo si riesce a ricaricare il fucile in modo molto veloce, un’operazione che si riesce ad apprendere facilmente con un po’ di allenamento. Non preoccupatevi dell’astina, il suo movimento è bloccato sino a quando non si preme il grilletto e quindi non c’è pericolo di creare degli inceppamenti.

Il busto deve assumere una posizione leggermente piegata in avanti, con i muscoli tonici, in modo da assorbire il rinculo e mantenere il più possibile l’allineamento sul bersaglio.

Busto, bacino e gambe, come per l’impiego di tutti gli altri fucili, sono posti a circa 50°/60° rispetto al bersaglio. La gamba anteriore è consigliabile tenerla con il ginocchio leggermente piegato, in modo che tibia e perone siano verticali al terreno. In questa posizione ci si riesce a muovere più agevolmente, qualora dovessimo spostarci o cambiare posizione ed inoltre aiuta a contrastare il rinculo e mantenere l’allineamento. Se proviamo a tenere le gambe perfettamente diritte ci accorgeremo subito che il fucile ha un rilevamento maggiore e che saremo più lenti nel muoverci.

I piedi mantengono un’ampiezza simile a quella di un passo naturale.

In ginocchio

Partendo dalla precedente posizione in piedi possiamo raggiungere una posizione in ginocchio in due tipi di posture differenti. Entrambe le posture si raggiungono semplicemente scendendo con il corpo sino ad appoggiare a terra il ginocchio della gamba posteriore. Se la posizione che avevamo stando in piedi era corretta si potrà arrivare ad assumere entrambe le posizioni in ginocchio con estrema naturalezza, senza il bisogno si spostare i piedi se non per piccoli e semplici adattamenti.

La prima posizione che si raggiunge e quella classica del cacciatore, con il busto eretto in modo identico a quando si stava in piedi. Il sedere rimane sollevato dal tallone e l’eventuale risalita in piedi sarà decisamente veloce.

La seconda posizione in ginocchio è una continuazione della prima, ossia si scende con il bacino sino ad appoggiare il gluteo sul tallone ed il gomito del braccio che sostiene il fucile si va ad appoggiare sopra al ginocchio della gamba anteriore. Il busto si raccoglie maggiormente, chiudendosi sullo stomaco. Personalmente, in un contesto difensivo, ritengo questa posizione più vantaggiosa. I tre punti d’appoggio, costituiti dai piedi e dal ginocchio, sono più stabili, la posizione è più raccolta e quindi il nostro corpo forma una sagoma più ridotta, offrendo al nostro aggressore un bersaglio più piccolo. La possibilità di camerare le cartucce rimane inalterata e se dobbiamo risalire in piedi e muoverci non abbiamo comunque particolari difficoltà.

In entrambe le suddette posture è importante abituarsi a tenere il piede che rimane sotto al sedere appoggiato a terra sulle dita e non sul tarso. In questo modo si è più stabili, è più facile rialzarsi e non c’è rischio di indolenzimenti fastidiosi che ci obbligherebbero presto a cambiare posizione.

Distesi a terra

Questa posizione si può raggiungere sia stando in piedi, sia stando in ginocchio, permette di ridurre la nostra sagoma nel modo più efficace e ci garantisce una stabilità eccellente. Per contro si tratta di una posizione molto statica, di estrazione più difensiva, dove ci sarà più difficile muoverci e spostarci per proseguire l’azione. Inoltre è una postura adatta ai soli spazi aperti e difficilmente necessaria in ambito urbano e/o in spazi ristretti dove il proseguimento dell’azione è sempre più frenetico.

Comunque sia, se si ha la necessità di adottare tale postura dobbiamo innanzitutto capire come assumerla. Stando in piedi non dobbiamo buttarci a terra in modo scomposto, correndo il rischio di farci male da soli, ma dobbiamo scendere a terra in modo veloce e composto. Quindi, mentre siamo in piedi facciamo un ampio passo in avanti, come per fare un affondo e contemporaneamente ci pieghiamo in avanti verso il basso con il busto, sostenendo il fucile solo sull’astina e andiamo ad appoggiare a terra l’altra mano, mantenendo il braccio ben diritto. Ora slanciamo le gambe indietro e stendiamoci a terra con tutto il corpo. Chi a fatto il militare non può non ricordarsi come si andava a terra con il fucile. Praticamente è la stessa cosa. Il fucile verrà sostenuto dalle braccia che si appoggiano a terra sui gomiti.

Una volta a terra possiamo tenere le gambe in posizione aperta, ben diritte, oppure possiamo piegare il ginocchio della gamba destra (viceversa per i mancini) in modo da sollevare leggermente il bacino di lato e migliorare la respirazione, facilitando il mantenimento dell’allineamento degli organi di mira sul bersaglio.

Se siamo già in ginocchio e abbiamo la necessità di stenderci a terra, dobbiamo solo metterci in ginocchio con entrambe le gambe e ripetiamo le summenzionate operazioni che riguardano le braccia.

Purtroppo, come già accennato, con un fucile a pompa la posizione a terra rende più complicata l’azione di espulsione e cameramento delle cartucce, in quanto il braccio anteriore, essendo un punto di appoggio, deve fare un movimento scomodo che compromette la stabilità e l’allineamento dell’arma sul bersaglio. Vanificando così il vantaggio della posizione a terra.

Un ulteriore difetto, che riguarda tutti i summenzionati fucili ad anima liscia, si riscontrerà anche nelle operazioni di ricaricamento del serbatoio, in quanto la posizione delle braccia complica notevolmente il raggiungimento delle cartucce.

Dal fianco

Sparare del fianco con un’arma lunga non è certo una cosa impossibile, ma richiede un allenamento costante e continuo se si vogliono ottenere dei buoni risultati. Una volta afferrato il “meccanismo” di questa tecnica ci si renderà conto che è molto più facile sparare dal fianco con un fucile che non con una pistola.

Chiariamo prima alcuni punti.

  1. Anche allenandosi costantemente il tiro dal fianco è effettuabile contro un bersaglio (o dei bersagli) che si trova a più o meno 5 metri da noi. Oltre questa distanza sempre meglio prendere la mira.

  2. Per usare dal fianco un fucile ad anima liscia è assolutamente necessario che l’arma abbia il calcio. Le armi dotate della sola impugnatura sono solo attrezzi da film. Il poderoso rinculo di un calibro 12 vi può indolenzire il polso dopo un paio di colpi, anche con delle cartucce normali, figuriamoci con quelle caricate “toste”. Ho provato personalmente numerose volte ad esplodere dei colpi con la sola impugnatura a pistola ed in virtù di ciò la ritengo inutilmente dolorosa per il polso e non permette di usare il fucile in nessun altro modo a meno che non si abbia un calcio pieghevole. L’unico forma plausibile di utilizzo è a bordo di un veicolo e/o salendo e scendendo da esso. In tali casi, stiamo parlando di un impiego di assoluta emergenza, ridurre l’ingombro dell’arma è indubbiamente un vantaggio.

  3. Il calcio è fondamentale per il controllo e l’allineamento del fucile sul bersaglio anche nel tiro dal fianco ed inoltre, ribadisco, senza di esso non si può usare l’arma in nessun altro modo.

  4. Dal fianco si spara solo in caso di assoluta necessità oppure quando si indossa un giubbotto antiproiettile voluminoso, che ci potrebbe impedire di appoggiare il calcio del fucile contro la spalla in modo saldo e efficace.

Detto questo partiamo ora da una posizione di prontezza diversa da quelle di cui abbiamo parlato prima: la “Rhodesian Ready”.

L’origine di questo nome non è molto chiara. Gabriel Suarez, nel suo libro “The tactical shotgun”, non specifica il motivo per il quale questa diffusissima posizione di prontezza al tiro viene denominata in questo modo. Probabilmente risale al modo in cui i “Selous Scouts” (un’Unità delle Forze Speciali della Rhodesia, che prese il nome dal cacciatore ed esploratore Frederick Selous) avevano l’abitudine di portare il fucile. Vero è che negli Stati Uniti tutti la conoscono come tale.

Nella “Rhodesian Ready“ il corpo è in posizione eretta, il fucile va impugnato con entrambe le mani e tenuto davanti al corpo, con la canna rivolta a circa 30° verso il basso ed in avanti. Il calcio viene tenuto a contatto del corpo ad una altezza appena sopra la cintura. Si tratta di una posizione di allerta che può essere mantenuta per lungo tempo senza stancarsi più di tanto. Ovviamente la “Rhodesian Ready“ può essere anche la base di partenza per il raggiungimento della posizione di massima prontezza operativa “Low-Ready”, di cui abbiamo già parlato prima.

Da questa postura per raggiungere la posizione di tiro dal fianco bisogna ruotare il corpo a 45° circa rispetto al bersaglio. Nella rotazione il piede destro resta fermo facendo da perno, mentre il sinistro, strisciando leggermente contro il suolo, si sposta in avanti seguendo la rotazione di tutto il corpo (per i mancini il movimento è l’opposto).

Nel contempo le ginocchia si piegano leggermente ed anche il busto si piega sino a quasi sovrastare l’arma, in modo che gli occhi vi siano sopra e permettendo così di indirizzare la volata sul bersaglio. Il calcio del fucile viene bloccato contro il fianco dal braccio destro, piegato in modo da formare con il gomito quasi un angolo retto. L’altro braccio farà da sostegno all’arma, controllando l’allineamento. L’astina deve essere afferrata con decisione, specialmente con i fucili a pompa, in modo da poter riallineare il fucile rapidamente. Tutto il corpo deve mantenersi ben tonico in modo da contrastare il rinculo e rimanere stabile il più possibile.

Sparando dal fianco il puntamento dell’arma sul bersaglio si effettua con entrambi gli occhi aperti, la testa sarà sopra la canna e la indirizzerà sul bersaglio tramite una linea immaginaria. Il primo colpo esploso indicherà il giusto allineamento. Fate attenzione, le correzioni del tiro devono avvenire con spostamenti minimi della volata, altrimenti si rischia facilmente di sbagliare.

La postura appena descritta richiede un certo allenamento, sia in “bianco”, sia a fuoco. Si tratta di un allenamento specifico che deve essere sempre mantenuto in modo costante nel tempo.

Controllare dal fianco l’esuberanza di un calibro 12 non è una cosa facile, ma dopo le prime esperienze vi accorgerete che colpire il bersaglio è più facile che non contrastare il rinculo del fucile.

Una variante della postura appena descritta, denominata “Underarm assault” consiste nel tenere il fucile in una posizione un po’ più alta, in modo da bloccare il calcio contro il muscolo pettorale. Avendola provata questa postura la consiglio solo per l’impiego con i fucili semiautomatici e questo per due motivi. Primo perché con un fucile a pompa il muscolo pettorale vi farà male in modo fastidioso sin da subito; secondo motivo perché se indossate un giubbotto antiproiettile il calcio scivolerà comunque verso il basso o verso l’esterno. Questa posizione di tiro ha tuttavia una sua utilità. Infatti negli ambienti molto ristretti, luoghi non certo idoneo per dei fucili di queste dimensioni, permette di mantenere l’arma puntata in avanti e pronta al fuoco anche effettuando delle perlustrazioni.

Cambio di spalla

Piccola premessa; per ogni buon tiratore sarebbe un’ottima cosa allenarsi a maneggiare e sparare sia dal lato destro che sinistro. Non è difficile, basta solo allenarsi ed esercitarsi sia “in bianco”, sia a fuoco ed una volta acquisita la tecnica metterla in atto ogni tanto per mantenerne la capacità.

La tecnica di cambiare spalla con l’arma è ancora oggi tema di controversie.

Taluni la sconsigliano asserendo che è una perdita di tempo e che è più difficile abituarsi mentalmente ad attuarla. Inoltre questa tecnica mal si presta ad essere attuata con i fucili, a meno che non si tratti di armi compatte, infatti è una tecnica più idonea per le pistole mitragliatrici o le carabine.

Altri invece la consigliano perché permette di gestire meglio l’arma da dietro un riparo ed inoltre completa quella che è la capacità del Operatore nel gestire qualsiasi situazione gli si presenti.

In tutta persona io propendo per la seconda ipotesi. So che tra coloro che leggeranno queste righe ci sarà qualcuno che storce il naso, ma io sono dell’idea che tra gli Operatori della sicurezza, chiunque essi siano e qualunque incarico svolgano, non esiste il tiratore solo destro o solo mancino. Oltre tutto piegarsi all’infuori con la schiena o torcere il busto per sporgere il più possibile con l’arma, come prevedono alcuni programmi di addestramento, provoca indiscutibilmente uno sbilanciamento ed una sovraesposizione del corpo.

Espresso ciò vediamo come si sposta il fucile da una spalla all’altra.

Tenendo imbracciato il fucile verso il potenziale bersaglio si sposta il fucile da una spalla all’altra mantenendo sempre la stessa presa. Poi la mano che stringe l’impugnatura va ad afferrare l’astina e appena afferrata l’altra mano lascia l’astina e va ad afferrare l’impugnatura. Tutto ciò mantenendo sempre l’allineamento del fucile.

Ora due considerazioni:

Nel cambiare spalla mantenendo imbracciato del fucile ci permette di avere comunque l’arma indirizzata sul bersaglio ed in caso di emergenza potremo già ingaggiarlo. Certo con il poderoso rinculo che genera un fucile ad anima liscia non sarà uno scherzo, ma parlo di casi di assoluta emergenza.

Invertire l’imbracciamento richiede un certo allenamento per fare si che si esegua velocemente e correttamente, ma in ogni caso vi sarà un “tempo morto” in cui non sarà possibile utilizzare l’arma.

Gli spostamenti ed il tiro in movimento

Quando ci si sposta con un fucile bisogna stare sempre molto attenti all’ambiente circostante.

Se ci troviamo in ambienti ristretti saremo sicuramente più impacciati che non all’aperto e quindi ci si dovrà muovere con estrema circospezione, pronti ad una risposta armata.

In tale contesto, oltre a mantenere il fucile in una delle due posizioni di massima prontezza operativa di cui abbiamo parlato prima (High-Ready o Low-Ready), dobbiamo avanzare prima con il piede sinistro e poi il piede destro raggiunge il sinistro, alla stessa altezza, ma senza sopravanzarlo (viceversa per i mancini).

In questo modo manterremo sempre il corpo in posizione di tiro, senza il pericolo di ritrovarci sbilanciati verso l’esterno, in quanto privi dell’appoggio posteriore della gamba.

In ambienti e spazi più ampi il movimento avverrà con più naturalezza, fermo restando che dovremmo sempre garantirci una buona stabilità, in modo da agevolarci nell’acquisizione di una qualsiasi postura di tiro.

Durante gli spostamenti è ovvio che è la stabilità dell’arma ad essere messa in crisi, ma la necessità di muoversi rappresenta anche una necessità inderogabile per non soccombere e per poter contrastare e neutralizzare i nostri aggressori.

La situazione si complica se ci troveremmo nella necessità di rispondere al fuoco mentre ci stiamo spostando e siamo allo scoperto.

Fermo restando che se la distanza tra noi e il pericolo e di diverse decine di metri, quindi al limite del tiro utile dei fucili ad anima liscia, l’unica cosa fa fare è quella di raggiungere di corsa un riparo (che è ciò che consiglio caldamente di fare nella maggioranza dei casi), qualora la situazione e le distanze ce lo permettono e manteniamo il vantaggio tattico, si può rispondere al fuoco pur continuando a muoversi.

La tecnica del tiro in movimento nasce per tre finalità ben precise:

  1. Spostarci dalla linea di tiro del nostro aggressore;

  2. Avvicinarci ad un riparo;

  3. Contrastare il tiro avversario con la nostra azione costringendolo a ripararsi, senza interrompere il contatto.

Un’azione che se ben attuata creerà sconcerto nel nostro aggressore, convinto di avere lui l’iniziativa, quando invece, con buona probabilità, gli sfuggirà subito di mano.

In un’azione a fuoco è assolutamente necessario velocizzare il nostro movimento e ciò comporterà una maggiore difficolta del mantenere l’arma stabile indirizzata sulla fonte di pericolo ed ancora più difficile sarà utilizzare i congegni di mira.

Negli spazi aperti dove abbiamo maggiore possibilità di muoverci, il concetto base del “tiro in movimento” si può schematizzare con il così detto “sistema dell’orologio”, con il quale definiremo, per prima cosa, la nostra posizione nei conforti dell’aggressore.

Premetto che in questa tecnica di tiro la nostra priorità principale è quella di avere coscienza della nostra posizione e quindi della direzione in cui muoverci, perché sarà proprio da questo che dipenderà la nostra incolumità.

Immaginiamo di essere posizionati al centro di un ipotetico orologio, con le ore 12 davanti a noi, le ore 6 dietro di noi e le ore 3 e 9 rispettivamente alla nostra destra ed alla nostra sinistra. Le rimanenti ore indicheranno le direzioni corrispondenti al resto del quadrante (es. ore 11 è davanti a sinistra, ore 4 è appena dietro a destra e via dicendo).

Ora cominciamo ad esaminare come bisogna muoversi. Nel caso di un aggressore posto di fronte a noi, a ore 12, quale sarà la migliore direzione di azione?

La migliore direzione per contrastarlo è un movimento in diagonale rispetto alla sua posizione. Alleniamoci immaginando ora di avere una grossa “X”, sotto i nostri piedi, sempre al centro di quell’ipotetico orologio di prima.

Quindi la nostra azione di contrasto dovrà avvenire immediatamente come inizia l’aggressione, con uno spostamento verso “ore 1” o “ore 2“, oppure verso “ore 11” o “ore 10”, come se ci avvicinassimo diagonalmente alla fonte di pericolo, mentre invece ci dirigeremo verso un riparo. Il nostro movimento sarà contemporaneamente accompagnato da una nostra reazione di contrasto, che si configurerà con l’immediato ingaggio del nostro aggressore.

Paradossalmente questo movimento può sembrare sbagliato e pericoloso e di fatto pericoloso lo è, ma non è sbagliato. Quando ci si trova allo scoperto l’unico modo per mettere in difficoltà chi ci aggredisce è di avvicinarsi velocemente a lui, in modo obbligarlo a porsi sulla difensiva e quindi interrompere la sua azione a fuoco e scoprirsi per sfuggire al nostro fuoco. Il nostro spostamento in diagonale gli renderà difficile mantenerci sotto tiro, al pari dei colpi che gli indirizzeremo contro.

La cosa più difficile sarà quella di vincere l’impulso naturale di scappare dalla parte opposta del pericolo, un’azione che spesso si rivela più deleteria che sicura, perché per alcuni istanti ci esporrà completamente al nostro aggressore e non ci da nessuna possibilità di reagire o interrompere la sua azione, che invece potrà prenderci di mira con tutta calma. Il motivo per cui, in battaglia, le perdite maggiori si contano proprio durante la ritirata o la fuga è dovuto proprio a questo.

Ovviamente, nel caso della presenza di un riparo rapidamente raggiungibile, la direzione da prendere sarà verso di esso anche se si trova più arretrato. Anche in questo caso il nostro movimento dovrà avvenire sempre in diagonale verso “ore 5” o “ore 7”, a meno che il riparo non sia talmente vicino da richiedere un breve balzo laterale per raggiungerlo.

Durante gli spostamenti le nostre gambe si muoveranno nella direzione che abbiamo individuato, mentre tutta la parte superiore del corpo, testa, busto e braccia e quindi anche la nostra arma, andranno mantenute il più possibile in direzione dell’aggressore.

Appunto: Correre e sparare sono due cose incompatibili tra di loro, o si fa una cosa o l’altra. I sussulti che il nostro corpo subisce durante la corsa non permettono di usare nessuna arma, per nessuno scopo. La stabilità ne sarebbe inevitabilmente compromessa al punto da non riuscire nemmeno ad inquadrare il bersaglio con il solo mirino. Inoltre, anche una volta che ci si è fermati, il ritmo cardiaco e la respirazione, già sovraeccitati dalla situazione di pericolo in cui ci troviamo, renderebbero inefficace una qualsiasi nostra reazione di contrasto.

Il tiro in movimento si basa su di un insieme di: velocità-aggressività-sorpresa, reazione tipica del personale con spiccate necessità operative, ma ciò non toglie che qualsiasi operatore possa trovarsi in una condizione particolarmente critica da dover sfruttare una tale tecnica per togliersi dai guai.

L’ingaggio di bersagli laterali

Anche le rotazioni laterali del corpo non devono avvenire con siamo abitualmente portati a fare, ossia avanzando di un passo. Così facendo è praticamente impossibile inquadrare rapidamente un bersaglio dal lato in cui impugniamo il fucile e anche sul lato opposto avremo dei problemi di stabilità.

Bisogna fare esattamente l’opposto. Ruotare il corpo facendo contemporaneamente un passo indietro con la gamba che si trova dal alto in cui ci dobbiamo girare e facendo da perno con l’altra. I piedi seguiranno la rotazione del corpo. Quindi riassumendo:

  • Bersaglio a destra = rotazione a destra, passo indietro con la gamba destra facendo perno con la sinistra.

  • Bersaglio a sinistra = rotazione a sinistra, passo indietro con la gamba sinistra facendo perno con la destra.

Detti spostamenti non avvengono naturalmente e men che meno in una situazione ad alto rischio. Quindi bisogna allenarsi sia “in bianco” che a fuoco (dove possibile) in modo da farli divenire delle nostre reazioni automatiche immediate.

Il tiro contro bersagli in movimento

Colpire un bersaglio che si sta muovendo non é facile, anzi e quanto di più difficile si può tentare di fare nel corso di uno scontro a fuoco, durante il quale la concitazione del momento non permette di certo di mirare con tutta calma.

Per colpire un bersaglio in movimento non esiste una tecnica che ci può garantire il 100% del risultato. Sono troppe le variabili e le condizioni che influenzano l’allineamento dell’arma sul punto in cui si troverà il bersaglio al momento dello sparo e quando la palla o i pallettoni dovrebbe arrivare contro di esso.

Inoltre la velocità e la direzione dello spostamento del bersaglio andranno correlate con il movimento della nostra arma per seguirlo nella sua direzione.

Il vantaggio di poter utilizzare delle munizioni spezzate aumenta la possibilità di invalidare il bersaglio e di neutralizzarlo, ma in ogni caso il bersaglio va inquadrato per farlo rientrare entro il cono di dispersione della rosata. Mentre con la palla unica tutto diventa più difficile.

Mirare troppo prima o nel punto esatto in cui si trova il bersaglio si corre il rischio si sparargli tutto intorno, mandando delle palle vaganti dappertutto e questa è una cosa che non deve accadere mai, ricordiamoci sempre che le palle vaganti “viaggiano” per centinaia di metri e in una città si rischierebbe di colpire lo sventurato che capita.

Ragione per cui possiamo tenere validi i consigli dei cacciatori o dei tiravolisti, che sono spesso le persone più allenate in questa tecnica di tiro. Infatti un buon allenamento si ottiene con l’esercizio, anche occasionale, del tiro a volo, in particolare del “percorso caccia”.

Per colpire un bersaglio nel punto voluto, bisogna tenere presente che il rapporto velocità/distanza stabilisce che più è veloce lo spostamento laterale sarà difficile colpire il bersaglio qualora la distanza di questo aumenta.

Per colpire un bersaglio che si sposta lateralmente o diagonalmente bisogna seguirlo nello spostamento anticipando (più o meno leggermente) il puntamento dell’arma nella direzione del suo movimento. Quest’anticipo non è esattamente quantificabile e può portare a sprecare dei colpi. Generalmente è sufficiente mirare appena davanti alla sagoma.

In alternativa, si può tenere inquadrato il bersaglio, sempre seguendolo nel suo movimento ed anticiparlo di pochissimo solo nell’istante in cui spariamo.

Leggermente diversa è invece la situazione in cui il bersaglio si avvicina o si allontana in linea diagonale o perpendicolare. Qui il problema è dato solo dal variare delle dimensioni della sagoma, che aumenteranno o diminuiranno, ma anticiparne lo spostamento non dovrebbe presentare difficoltà di particolare rilievo.

Tuttavia non si può non rimarcare che se un bersaglio si avvicina sarà necessario affrettarsi a neutralizzarlo, perché avvicinandosi a noi sarà più facile anche per lui colpirci. In uno scontro a fuoco il concetto di bersaglio è reciproco per entrambi i contendenti.

Sconsiglio invece la tecnica desueta che consisteva nel puntare l’arma nel punto in cui il bersaglio si sarebbe dovuto trovare. In primis perché non è possibile prevedere esattamente come si comporterà il bersaglio prima di giungere in quello che sarà il presunto punto d’impatto. Un bersaglio umano può cambiare direzione, buttarsi a terra, fermarsi di colpo e via dicendo, senza contare che stimare in un istante dove esattamente si andrà a trovare e indirizzarci uno sparo è più una capacità di un computer di tiro da carro armato, che non del cervello di un essere umano. Se poi sbagliamo dove andranno a finire le palle?

I ripari e la perlustrazione degli ambienti ristretti

Per “riparo” ovviamente mi riferisco ad un riparo balistico, ossia un riparo che sia in grado di proteggerci e quindi di assorbire o deflettere i colpi che ci sono indirizzati contro.

Lo sfruttamento di un riparo verte su due ben precise valutazioni.

  1. Avere la certezza che non vi sia nessuno di ostile immediatamente dietro ad esso;

  2. …e non avere questa certezza… e in questo caso la tattica da adottare si fonde con le tecniche di perlustrazione.

Iniziamo con la prima ipotesi; dietro al riparo sono certo che non c’è nessuno. In tale caso, come per qualsiasi arma la regola principale è una sola: mantenere la volata sempre e tassativamente oltre il riparo. Sia quando si maneggia l’arma, sia quando si effettuano le operazioni di caricamento, sia quando si spara. Un colpo partito inavvertitamente (una cosa che non deve mai succedere, ma che purtroppo talvolta accade) se colpisce il nostro riparo può ferirci o ucciderci. Anche le schegge e la polvere generati dall’impatto dei proiettili possono danneggiarci. In tale situazione saremo vulnerabili ed i nostri compagni dovranno esporsi per venirci in aiuto. Quindi, la volata del fucile dovrà sempre restare aldilà del riparo.

Ciò comporta anche dei vantaggi. Si ha un maggiore campo di tiro e si ha anche una visione più estesa di cosa succede davanti a noi.

Con i fucili a pompa è importante non oltrepassare il riparo con l’astina. Se ci dobbiamo appoggiare è meglio farlo con la canna o con il serbatoio. Appoggiare sul bordo del riparo la mano che regge l’astina non è conveniente, a meno che non indossiamo i guanti. Questo perché il poderoso rinculo può causarci qualche fastidiosa lesione, se con la mano urtiamo o sfreghiamo con il riparo. Inoltre le operazioni di caricamento ci verranno più complicate.

Ma come ci si posiziona dietro un riparo? La prima considerazione è semplice quanto ovvia: cercando di esporci il meno possibile, cercando di piegare in fuori solo la parte superiore del corpo a contatto con l’arma e di sporgere solo con quella porzione di testa che ci permette di prendere la mira. Se ci si piega troppo in fuori, oltre ad aumentare la porzione del nostro corpo che rimane scoperta, c’è anche il rischio di venire sbilanciati dal rinculo, compromettendo la possibilità di sparare velocemente.

Nel caso in cui non si ha la certezza che dietro al riparo non ci sia nessuno, allora è assolutamente necessario adottare una tattica completamente diversa.

Sia che ci troviamo all’interno di un appartamento o di un qualsiasi stabile, sia che dobbiamo svoltare l’angolo di una strada, bisogna sempre tenere in considerazione che da dietro quell’angolo può esserci un pericolo che ci minaccia, così come può comparire un uomo o una donna inermi, terrorizzati, che ci si avventano contro per paura. Non si può mai escludere nulla.

Ragion per cui in prossimità di un angolo dobbiamo muoverci con attenzione e Mai! Mai! e poi Mai!! avvicinarci all’angolo e comparire dallo spigolo con la canna del fucile. Per il nostro aggressore afferrarci l’arma sarebbe uno scherzo e se ciò accade saremmo alla sua mercé.

In una tale situazione bisogna avvicinarsi all’angolo del riparo rimanendo con la volata ad una distanza di circa un metro (se possibile) dall’angolo, anche addossati alla parte opposta se siamo in un ambiente molto ristretto.

Mantenendoci a distanza possiamo mantenere a distanza anche qualsiasi aggressore che si cela dietro l’angolo, pronti ad agire alla sua comparsa.

Il superamento dell’angolo avverrà gradualmente, con il così detto metodo del “taglio della torta”, ossia procedendo lentamente con la massima attenzione ed osservando attentamente la porzione di ambiente che man mano ci si presenta, sia vicino che lontano. In pratica prendendo come fulcro l’angolo stesso, dobbiamo ruotare in modo da osservare gradualmente se dietro l’angolo vi è qualcuno sempre pronti ad ingaggiarlo.

Durante la rotazione si rimane sempre in posizione di tiro con l’arma sempre in allineamento verso la potenziale fonte del pericolo.

In questo modo avremo la possibilità di controllare gradualmente tutta l’area, dove magari dovremmo successivamente spostarci.

Questa tecnica pone inevidenza quanto le dimensioni di un’arma lunga, in particolar modo un fucile, possono complicare i movimenti se dobbiamo agire in un ambiente ristretto quale l’ambiente domestico.

La stessa tattica l’utilizziamo anche quando arriviamo ad una intersezione, sia che ci troviamo tra delle vie cittadine, sia tra due corridoi o se dobbiamo entrare in una stanza.

Nel caso di un’intersezione ci troveremo nella necessità di dover osservare su due lati opposti se le aree sono prive di pericoli. Quindi dobbiamo comportarci nello stesso modo con cui ci avviciniamo ad un angolo e, dopo aver perlustrato una diramazione, ci riportiamo in posizione defilata e, con lo stesso movimento rotatorio, perlustriamo l’altra area.

In tale situazione è fondamentale non sporgere mai, con nessuna parte del corpo, dall’angolo che si trova dietro alle nostre spalle. Certo, ci vuole una buona dose di sangue freddo ed anche se siamo in due o più Operatori non sempre c’è la possibilità di ottenere copertura dal nostro compagno, c’è sempre il rischio di finire sulla sua linea di tiro.

Lo spostamento da un lato all’altro deve avvenire mantenendo l’arma sempre in direzione da dove potrebbe venire una minaccia, senza dare le spalle all’angolo che ancora non abbiamo perlustrato. In pratica ogni spostamento deve avvenire con una rotazione graduale del corpo.

Identico iter per le stanze

Prima cosa: la porta. In presenza di una porta chiusa non dobbiamo cercare di sfondarla e tanto meno dobbiamo aprirla ed entrare come se entrassimo al bar degli amici. Il criminale “balordo” spara attraverso la porta nel momento in cui vede la maniglia abbassarsi. Il criminale “astuto” attende di veder comparire una sagoma umana.

Quindi, per prima cosa dobbiamo avvicinarci alla porta dalla parete corrispondente al lato in cui si trova la maniglia e, mantenendoci lungo il muro perimetrale, defilati dalla porta, apriamola con un gesto deciso ritraendo subito la mano, in modo che la porta si apra come da sola. La fase più critica è il momento appena la porta si apre. In questi istanti dobbiamo fare molta attenzione ad una eventuale presenza ostile posizionata all’interno della stanza e defilata nel lato opposto al nostro. Quindi, stando pronti con l’arma, se c’è la possibilità arretriamo rapidamente lungo il muro allontanandoci dall’ingresso.

Se non c’è nessuno e non accade nulla possiamo iniziare la perlustrazione preliminare della stanza. Prima di entrare comportiamoci come nei casi precedenti. Mantenendo come fulcro della linea di tiro gli angoli della porta, effettuiamo una rotazione a 180° in modo da osservare quanto più possibile del locale in cui dobbiamo addentrarci. Una volta che decidiamo ad entrare non piazziamoci in mezzo alla stanza, ma dirigiamoci lungo una delle pareti interne a lato dell’ingresso.

Il momento in cui superiamo la soglia è un altro momento critico. Infatti è l’istante in cui ci accertiamo effettivamente che negli angoli della stanza non c’è nessuno. Qui possiamo agire in due modi:

  • Nel momento in cui superiamo la soglia gettiamo una rapida occhiata all’angolo dietro alle nostre spalle. Pronti a ruotare con l’arma.

  • Nel momento in cui superiamo la soglia effettuiamo una rotazione di 180° con tutto il corpo, con l’arma in posizione di tiro e completiamo la rotazione andando ad assumere una posizione di tiro in ginocchio.

Entrambe le tecniche sono valide, anche se la seconda ci rallenterà un poco nei movimenti successivi.

Perlustrazione delle scale

Le scale sono uno dei luoghi più idonei per effettuare un agguato perché la vittima ha ben poche possibilità di trovare un riparo. Generalmente il modo migliore di perlustrare una scala è quello di scenderci giù, sia perché è più facile combattere dall’alto verso il basso, sia perché nessuno ci può gettare addosso degli oggetti contundenti o, peggio ancora, degli ordigni infiammabili. Purtroppo questo tipo di perlustrazione non è quasi mai possibile se non in rarissimi casi. Questo perché non si può certo prendere l’ascensore per salire (sarebbe una trappola mortale), ne possiamo passare del tetto dell’edificio attiguo.

Inoltre se dobbiamo muoverci all’interno di un condominio dobbiamo mettere in preventivo di trovarci davanti anche qualche residente talmente sprovveduto da venire a vedere cosa succede, con il rischio che, vedendoci armati, si spaventi e si metta ad urlare.

Quindi armiamoci di coraggio ed iniziamo la salita della scala mantenendoci sempre con la schiena addossati alla parete. L’arma, quando è possibile, la dobbiamo mantenere sempre allineata verso il probabile punto di provenienza della minaccia, che non è di fronte a noi!, ma è sempre lateralmente ed in alto rispetto alla nostra posizione, ossia nella parte alta della rampa di scale sopra a quella in cui noi ci troviamo.

Uno dei pochi vantaggi che abbiamo è che il nostro aggressore dovrà comunque esporsi per poterci prendere di mira, mentre noi avremo già l’arma rivolta verso di lui. Pertanto se ci manteniamo pronti possiamo volgere la cosa a nostro vantaggio, costringendolo sulla difensiva ed alla fuga verso l’alto, dove le sue difficoltà aumenteranno.

Attenzione però! Un criminale armato in fuga è spesso un essere disperato e quindi pronto ad azioni ugualmente disperate!

Non fatevi prendere da un eccesso di fiducia nel vederlo fuggire!

Rammentate una cosa: non si corre mai sconsideratamente dietro ad un uomo armato!

I rischi sarebbero troppi e sono presto detti.

Se raggiunge un riparo prima di noi, noi ci ritroviamo totalmente allo scoperto.

Se c’è un complice appostato noi gli finiamo diritto nel suo campo di tiro.

Queste due motivazioni sono ampiamente sufficienti per farci ragionare. Non dimentichiamoci dell’altrui astuzia.

Caricamento dell’arma

Escludendo i fucili dotati di caricatori prismatici amovibili, la cui sostituzione è fin troppo già nota, la maggior parte dei summenzionati fucili a canna liscia si riforniscono inserendo le cartucce nel serbatoio tramite l’apposita finestra di alimentazione, ricavata nel telaio e posta sotto all’otturatore.

Il caricamento di queste armi rappresenta il loro vero “gap”. Infatti si tratta di un’operazione piuttosto lenta anche per i più allenati e l’unica soluzione è quella di stivare, con un certo criterio, le cartucce nelle tradizionali bandoliere o nei contenitori fissati al cinturone.

A parte ciò vi sono due metodi di rifornire il fucile; tradizionale e tattico.

Il rifornimento tradizionale

Il metodo tradizionale si potrebbe suddividere in due ulteriori modalità che in comune hanno tutti una sola cosa, che è poi quella che li rende “tradizionali”. In pratica si abbassa e si sostiene il fucile con la mano sinistra, per rifornire il serbatoio con la mano destra, verificando visivamente l’inserimento delle cartucce. Questo è il modo più diffuso con il quale si effettua il rifornimento del serbatoio di questa tipologia di fucili, tipico dei cacciatori.

Si può eseguire sia abbassando e capovolgendo il fucile davanti a noi, sia sempre capovolgendolo ma appoggiando il dorso del calcio sulla nostra spalla destra, per poi procedere al rifornimento tenendo la canna rivolta in avanti verso il basso. Quest’ultimo è un metodo molto in voga tra i tiratori sportivi.

In ogni caso attenzione a come sosteniamo il fucile con la mano sinistra, perché se abbiamo sparato qualche colpo la canna sarà molto calda.

In ambito operativo queste due modalità di rifornimento comportano solo svantaggi.

  • Abbassando lo sguardo sul fucile si perde l’attenzione sull’area di potenziale provenienza del pericolo;

  • Perdiamo la possibilità di ingaggiare rapidamente un aggressore che si rivela o ci assale;

  • L’operazione di rifornimento è più lenta.

L’unica accortezza che si può avere per mantenere una certa prontezza di reazione e quella di eseguire il rifornimento dell’arma con una cartuccia già camerata già prima di iniziare ad inserire le altre nel serbatoio. Ma in merito alle tematiche di questo articolo i metodi di rifornimento “tradizionali” sono entrambi da sconsigliare ed evitare.

Il rifornimento tattico

Quest’altro modo di rifornire di cartucce il fucile viene definito “tattico” perché permette di mantenere l’arma indirizzata verso il potenziale bersaglio durante tutta la fase di rifornimento e, all’occorrenza, di poter esplodere immediatamente un primo colpo. Si procede in questo modo.

Mantenendo il fucile in puntamento con l’otturatore aperto e con il calcio appoggiato alla spalla, si afferra una prima cartuccia con la mano sinistra e, mantenendola dentro al palmo, la si inserisce direttamente nella finestra di espulsione facendo passare la mano da sotto il fucile. Dopo di che chiuderemo l’otturatore (altrimenti la cucchiaia di alimentazione renderà impossibile l’inserimento delle cartucce nel serbatoio), per poi rifornire il serbatoio con tutte le altre, afferrandole con le dita una o due alla volta.

La mano destra manterrà l’impugnatura e sosterrà l’arma, in modo che, in caso di necessità saremo pronti ad aprire il fuoco, esplodendo la cartuccia appena camerata, mentre l’altra mano raggiungerà ed impugnerà subito l’astina. Così facendo avremo anche una cartuccia in più inserita nell’arma.

Accortezza importantissima con questa tecnica è di ricordarci di evitare di tenere il dito sul grilletto, rispettando sempre questa basilare norma di sicurezza.

Per effettuare queste operazioni con una certa scioltezza occorre allenarsi molto, in modo che tutti i movimenti ci vengano abituali.

Se non si hanno delle cartucce salva-percussore a sufficienza per allenarsi in questa operazione, possiamo sempre utilizzare delle cartucce vere, ma con attenzione! Rispettate sempre e scrupolosamente tutte le norme ed i maneggi di sicurezza.

In ambito operativo i vantaggi del rifornimento tattico sono evidenti.

Avremo sempre la nostra attenzione focalizzata sull’azione che si sta svolgendo e l’arma già indirizzata verso un potenziale bersaglio.

Francesco Zanardi

 

… non era il motivo di questo articolo, ma se qualcuno volesse mettere in pratica buona parte di quello che ha letto:… il 7 e 8 aprile siamo in “pista” - francizanardi@libero.it