RICARICA
(PARTE I°)
La ricarica è una "arte" praticamente
nata con l'arma stessa, già le prime armi dovevano essere ricaricate singolarmente
dallo stesso tiratore, (armi ad avancarica), chi usava queste armi doveva
conoscere il dosaggio della polvere, il tipo di proietto da usare e la tecnica
di ricarica dell'arma stessa inserendo nella canna le varie parti che poi
serviranno allo sparo. Anche dopo l'avvento della cartuccia molti erano
costretti a ricaricarsi le munizioni in casa, pensate solo a quelli che
vivevano nelle sterminate praterie Americane, ma anche nei luoghi
sperduti delle nostre montagne e tanti altri posti dove non vi erano armerie
a portata di mano, chi rimaneva isolato per mesi a cacciare in remote località
doveva avere la possibilità di procurarsi un'infinità di cartucce, non sapendo
esattamente quanti animali avrebbe cacciato, la sola soluzione era quella
di munirsi di polvere, inneschi, bilancino, piombo o proiettili pronti. Chiedete ancora oggi ai vostri nonni come da giovani si rifornivano di munizionamento per la loro caccia, scoprirete che la maggior parte di loro sono "fini" ricaricatori.
Essi diventavano cosi indipendente dalle armerie, a quel tempo una rarità e poi tutte situate in città.
La Legge attuale regolamenta in maniera
superficiale la materia, il ricaricatore deve denunciare innanzi tutto la
polvere detenuta, in qualsiasi quantità, non potrà comunque detenere più
di cinque chili di polvere subordinati a zero cartucce, da questi cinque
chili lui inizierà a ricaricare avendo di conseguenza all'aumentare delle
cartucce cariche sempre meno polvere. Le cartucce a palla unica per arma
corta detenibili sono duecento massimo, mentre per uso venatorio 1500. Naturalmente
le cartucce a palla vanno tutte e sempre denunciate in qualsiasi quantità
esse siano, mentre quelle a pallini solo se superano il numero di 1000 pezzi. Una volta sparate un po' di cartucce possono essere ricaricate
ma la quantità detenuta in qualsiasi momento non può superare le quantità
massime permesse o indicate nella denuncia fatta alle autorità, mentre a
pallini la quantità detenibile è di mille cartucce senza bisogno di denuncia. E' libera
la detenzione degli inneschi, dei bossoli e dei proiettili sciolti o pallini e di tutto il restante materiale per ricarica attrezzatura compresa.
Per iniziare questa attività è conveniente
appoggiarsi ad un amico che da anni già si diletta nella ricarica, si potrà
così decidere o essere indirizzati nella scelta del kit per ricarica più
adatto alle proprie esigenze. Alcune ditte vendono anche per
corrispondenza, eccone alcune:
Nei kit possiamo trovare l'indispensabile per iniziare l'attività di ricarica: un
manuale, una pressa per la lavorazione dei bossoli sparati, una bilancia
di precisione, un dosatore per polvere da sparo, uno o più "DIE"
che servono alla calibratura e preparazione della munizione ricaricata. Il die, solitamente in gruppi di tre, serve
a ricalibrare il bossolo sparato, a svasarlo e infine inserire il proietto
e bloccarlo al suo posto. Ogni die serve a ricaricare un tipo di munizione,
quindi se ricarichiamo più calibri dovremo acquistare più die. (tenendo
conto che con il die del 357 Mag. possiamo ricaricare sia il 38 Sp. sia
il 357 Max. con il 9x21 ricaricheremo il 9x19, 9x22, 9 styer ecc.)
Solitamente si acquista un kit completo e almeno 1000 proiettili, 1000 inneschi per la
munizione da ricaricare, poi presso l'armeria di fiducia della nostra città,
almeno 2 Kg. di polvere. La polvere deve essere di tipo
adatto alla cartuccia che ricaricherete, i manuali oggi forniscono una lunga
lista di polveri e nel nostro sito potete scaricare moltissimi altri manuali,
Italiani e stranieri. I due chilogrammi di polvere serviranno per non rimanere
senza sul più bello, finito il primo chilo, possiamo ordinare la polvere
nuova senza rimanere completamente asciutti. Fate sempre capo
ad un amico esperto che possa accompagnarvi nei primi passi...........................oppure
seguite il nostro piccolo corso teorico più avanti nel sito, per domande o dubbi rivolgetevi allo Staff compilando l'apposito form.

RICORDA:........................................l'utilizzo
improprio o la troppa confidenza con l'esercizio della ricarica porta a queste conseguenze
se non a più gravi incidenti:
 
due pistole rovinate da ricaricamenti errati

un fucile completamente distrutto

un arma ex-ordinanza rovinata per disattenzione

a sinistra una canna esplosa e destra un tamburo nelle stesse condizioni

la stessa ex-ordinanza vista da un altra angolazione

le vecchie armi devono essere controllate prima dell'uso

a sinistra il fondello rotto in un arma basculante, a destra il tenone fessurato

sempre un arma ex-ordinanza rovinata per incuria del possessore

una canna liscia esplosa
Come cominciare a ricaricare
da soli le proprie cartucce; beh! certo non è così semplice ma sicuramente
come tutti, ognuno con un po' di attenzione può riuscire nell'intento. Tutti
o quasi abbiamo cominciato da zero e qualche consiglio può anche darcelo
un amico serio che già da tempo ricarica.
Innanzi tutto, come detto, dobbiamo
procurarci l'attrezzatura necessaria che è di libera vendita e quindi acquistata
in armeria da chiunque, o rivolgendoci ad una ditta
specializzata questa ci potrà essere spedita per posta direttamente a casa;
ma cosa serve per cominciare ?
Iniziamo: la pressa,
essa serve da supporto ai calibratori o DIE e svolge il lavoro più duro,
 
il suo costo
non è elevato ma è il componente essenziale di tutta l'attrezzatura per
questo dovremo puntare ad un prodotto resistente, fatto in metallo pesante
piuttosto che in lega leggera, opteremo comunque per una pressa ad O cioè
come quelle in figura (la prima di colore rosso in lega della LEE e, tra le più resistenti vediamo più a destra,
in metallo pesante una pressa della RCBS di produzione simile alla Pacific o alla Hornady),

ci servirà inoltre
una bilancia di precisione, ma quelle per la ricarica delle munizioni per
armi a canna liscia non vanno bene, acquistiamo una bilancia di precisione
specifica per munizioni di piccolo calibro, anche questa con
un basamento solido e pesante per renderla stabile e precisa nelle misurazioni,
essa dovrà misurare anche i centesimi di grano cioè 0,00648 grammi, questo
dando un'idea della sensibilità e l'importanza di usarla in luogo stabile
senza che subisca urti né correnti d'aria che spesso fanno oscillare il
braccio dando misurazioni errate. La scala andrà quindi da un minimo di
1/10 di grano ad almeno 500 grani fondo scala. Mantenete sempre la bilancia
in un luogo chiuso, anche smontata nella scatola o sotto una protezione
in plexiglas, visto che il suo utilizzo è saltuario è meglio non esporla
al rischio di urti o all'umidità. Un suo errore si ripercuoterà pericolosamente sulla catena di ricaricamenti.
Insieme alla bilancia
acquisteremo anche un dosatore, possibilmente a cilindro rotante
in quanto migliore nel funzionamento e nel dosare bene quasi tutti i tipi
di polvere; così le dosate saranno uguali sia a recipiente pieno che quasi
vuoto.

Tutti questi attrezzi
sono in lega di ghisa o leggera. Se poi abbiamo la possibilità di fare un'ulteriore
spesa consiglierei di acquistare un innescatore manuale, questi
sono in lega leggera (a parte particolari tipi) ma per il lavoro che svolgono
vanno benissimo. Ricordiamoci di ordinare insieme al kit o ai dies di ricaricamento, anche il relativo shell-holder
o portabossolo per il calibro usato, spesso venduto separatamente.
Non resta che ordinare anche i DIE o set di calibratori per i calibri che
vogliamo ricaricare

ed il gioco è fatto.
(Chiedete un catalogo su
cui sono indicati tutti i tipi di DIE e i calibri che si possono riformare
con essi), es: con il DIE del 38sp possiamo ricalibrare il 38SW, 357Mag,
357Max, con il 9x21 ricalibreremo anche il 9x19, 9 styer, 38auto ecc. I dies della LEE sono buoni ma meglio ancora sono quelli CH o RCBS
Nell'attesa ci procuriamo
inneschi, polvere e proiettili, dando uno sguardo ai siti riservati alle
industrie di polveri per ricarica che trovate anche in queste pagine, potete
avere un'idea delle polveri più utilizzate per la ricarica dei calibri scelti
e richiedere le stesse al vostro armiere. Andrea Bonzani scrisse un ottimo
libro su come si ricarica, "tecnica della ricarica" edito da San
Sebastiano s.a.s., mentre la Fiocchi distribuisce un "manuale di ricarica"
edizioni c.a.f.f. Milano, in cui sono esposte le tabelle di ricarica per
le principali munizioni per arma corta e le polveri più in uso, è possibile
inoltre scaricare i manuali in formato *.zip e *.pdf da questo sito e dopo averli stampati,
rilegarli - manuali di ricarica -.
Ricapitolando;
pressa, bilancia, dosatore, innescatore, set di DIE, inneschi, polvere,
proiettili ecco tutto, ed ecco sotto il kit venduto dalla STITRA completo.

Passiamo alla pratica:
per semplicità spieghiamo come calibrare un solo bossolo, il tutto andrà
moltiplicato per tutti i bossoli che dovrete calibrare.
Tornati dal poligono
prendete il Vs. bossolo e se molto sporco ripulitelo quanto basta agitandolo con gli altri dentro uno straccio o un sacchetto di stoffa, ora prendete
il ricalibratore (il die con la punta che sporge) inseritelo sulla pressa,
avvitatelo fino a che alzando il pistone lo shell (la testina portabossolo)
va a toccare il die stesso a fondo corsa del braccio/pistone, introducete
il bossolo nello shell, mandate su il pistone e poi estraete; il bossolo
è calibrato e decapsulato, per bossoli da carabina molto lunghi, prima di
questa operazione, fateli rotolare su un panno umettato di olio da motore altrimenti
si gripperanno nel die.
Introducete un nuovo
innesco nel bossolo con l'innescatore, prendete il secondo die per svasare
il bossolo, (se caricate proiettili blindati, semiblindati ecc. non serve
svasare e crimpare il bossolo), avvitatelo sulla pressa e svitate il suo
svasatore all'interno, mandate il bossolo tutto nel die come nel primo caso,
lo shell deve toccare la base del die, avvitate lo svasatore fino a fargli
toccare il bossolo, abbassate il bossolo e date un giro allo svasatore,
riportate su il bossolo, si sarà formato cosi sul bordo del bossolo una
svasatura. Lo svaso deve essere appena sufficiente a far entrare il fondo
del proiettile nel bossolo, troppo rovinerà il bossolo, poco trafilerà il
proiettile quindi avvitate o svitate fino a trovare la misura giusta poi
fissate bene.
Pesate la dose di polvere
che esce dal dosatore, quindi calibrate il dosatore stesso attraverso la
vite di regolazione, fate sempre scendere diverse dosate prima di pesare,
quindi introducete una dose esatta nel bossolo, inserite l'ultimo die sulla pressa,
(provate prima con bossoli vuoti svasati) avvitate il die senza asta centrale,
con il bossolo tutto alzato fermatevi quando il die tocca il bossolo, abbassate
il pistone e date mezzo giro al die, alzate il bossolo; la bocca deve essersi
ristretta a sufficienza per trattenere il proiettile. Prendete il bossolo
con la polvere e un proiettile introducendoli nella pressa tenendoli fino
a che spariscono nel die, avvitate ora l'astina spingipalle, alzate il bossolo
al massimo e abbassate l'astina fino a toccare, abbassate il bossolo e cominciate
a ruotare l'astina e rialzate il bossolo con la palla, questa comincerà
ad inserirsi dentro al bossolo stesso. Ripetetelo tante volte fino a raggiungere
l'esatta misura della munizione finita; (es: 9x21 = 29.0 mm.) i die così
preparati non dovrebbero avere più bisogno di ritocchi se si utilizzano
materiali identici, bossoli, proiettili, ecc. Al termine ripassate (fate
rotolare) tutte le cartucce in un panno pulito per renderle più presentabili
e il gioco è fatto.
In queste vecchie foto, si
vedono ancora delle munizioni ricaricate con palla forata o HP, ricordiamo
che queste palle oggi sono vietate se montate su una munizione carica, anche se la commissione Europea ne ha permesso l'uso per sport in Italia questa delibera non è stata ancora adottata.
Consigliamo a coloro che
cominciano o a chi ha ancora dei dubbi, di contattarci E-Mail inoltrandoci le proprie domande, saremo più che lieti di poter rispondere
e dissipare ogni dubbio.
RICARICA; vecchia passione.
(PARTE II°)
Le cose cambiano, venti, venticinque
anni fa la ricarica era cosa di pochi appassionati, il materiale in Italia
arrivava con il contagocce e ci si doveva accontentare di ciò che si trovava,
tanto che molte delle dosi che oggi si trovano sottolineate su molti siti
e manuali, fatte con polveri cosiddette "povere" molto spesso
create esclusivamente per la canna liscia, nacquero dalla sperimentazione
di quegli anni fatta da molti di noi che dovettero puntare proprio su quelle
polveri, non avendo altro a disposizione, per "sparare quattro colpi".
Solo da pochi anni l'importazione
di polveri americane, francesi o svedesi ha raggiunto un livello soddisfacente, anche i prezzi sono precipitati e con pochi euro,
oggi si può già avere un buon kit per iniziare la ricarica le proprie
munizioni.
Ciò che non cambia sono sempre
loro, le munizioni. Hanno un bossolo, un innesco, polvere e proiettile,
tutto da unire nelle giuste proporzioni per farne una buona munizione. "Si",
certo, molti materiali sono cambiati, migliorati, ma spesso questi miglioramenti
non hanno dato i risultati aspettati e dopo una breve apparizione sul mercato,
sono scomparsi cosi come sono venuti. E' risaputo che molte ricariche non
"digeriscono" le palle teflonate, altre quelle molicootate (le
nuove palle di color nero per il tiro di precisione), altre quelle in piombo
di una data ditta o di un'altra, o certi bossoli anziché altri, per non
parlare del munizionamento originale come quello con bossolo in alluminio
della CCI che non è ricaricabile o quello con bossoli in acciaio verniciato prodotto nell'Est Europeo.
Per esperienza so che nel vasto
universo delle munizioni ricaricate, difficilmente la ricarica fatta da
un tiratore per la propria arma va bene ad un'altro nella sua, anche se
questa è dello stesso tipo e marca. Ho raccolto centinaia di dosi fatte
dai ricaricatori di tutta Italia e poche erano sovrapponibili, ognuno aveva
la propria dose "speciale" o perfetta che variava da quella dell'altro,
o nella dose di polvere vera e propria, o nel peso o tipo di proiettile.
Questo senza soffermarsi all'uso dell'innesco, perché in questo caso forse,
non troveremmo una dose uguale all'altra su cento della stessa munizione.
Ma allora come si deve comportare
chi comincia l'arte della ricarica in questo mare di dati sempre diversi
?
Con prudenza, appoggiandosi, per le prime ricariche ad un amico fidato
e serio che già ricarica da anni, ma non fidarsi di coloro che affermano
di ricaricare da tempo mentre hanno acquistato la pressa solo l'anno prima.
Un buon ricaricatore conosce bene la balistica, specialmente quella interna,
ricarica più munizioni, meglio se produce in casa i propri proiettili, riconosce
una munizione a "colpo d'occhio" e partecipa a molte gare annuali
di tiro. Per far ciò non basta certo un anno di attività, nemmeno se intensa,
ma svariati anni e almeno cinquantamila cartucce ricaricate. "Se
si pensa che io nel 1994 smisi di contare le cartucce che assemblavo dopo
aver superato il numero di 150.000......".
Bisogna anche sfatare l'idea
che la ricarica sia difficile, piena di segreti da scoprire, che richieda
permessi speciali o camere blindate. Nulla di tutto questo; sempre oltre
venti anni fa chi cominciava si trovava solo, non era facile trovare chi
ti aiutasse a cominciare, già pochi erano quelli che ricaricavano munizioni
metalliche, sul territorio i ricaricatori si trovavano spesso distanti tra
loro, tutti i manuali erano in inglese per non parlare delle polveri: introvabili,
almeno quelle indicate su di essi. Il ricaricatore diventava allora uno
sperimentatore, un espero balistico, un ricercatore. Piano, piano, provando
e riprovando, la dose giusta saltava fuori. Tutti noi "vecchi"
abbiamo il nostro personale manuale di ricarica, gelosamente custodito in
un cassetto. In esso ci sono tutte le dosi di ricarica con le più svariate
componenti sperimentate nel tempo. Oggi è più semplice, quei manuali cosi
ben custoditi, piano, piano sono stati divulgati e le dosi "segrete"
svelate, in rete si trovano con poco sforzo e sempre più spesso si adattano
perfettamente alle nostre esigenze; non solo, ma sono sempre di più i ricaricatori
ed è sempre più facile incontrarne uno capace di insegnarci i primi rudimenti.
Anche molte ditte Italiane
come la Fiocchi hanno pubblicato il loro manuale (già alla seconda edizione),
completo di dosi per le più consumate munizioni in commercio e con le più
usate polveri, dalle italiche Bascheri & Pellagri passando per le Francesi
sino alle Americane.
Ma allora come ci si basa per
l'acquisto dei materiali per la ricarica oggi rispetto a ieri ? Direi nello
stesso modo, con la differenza che esso si trova molto più facilmente e
in commercio vi è molta più scelta a prezzi ridotti rispetto al passato.
Grazie a internet si può ordinare direttamente dalla fabbrica a casa nostra
a prezzi veramente bassi, cosi rimane conveniente, come allora, ricaricare
le proprie munizioni, usando un certo tipo o marca di attrezzatura o polvere,
palle e inneschi, scegliendo tra quello che permette un approvvigionamento
sicuro in tutti i periodi dell'anno, ad esempio: la polvere è tra i prodotti
che richiede un sicuro approvvigionamento, non potendo essere detenuta in
quantitativi superiori ai cinque chilogrammi. Diventa d'obbligo quindi scegliere
tra quelle tenute dalle armerie in cui ci serviamo e che possibilmente sia
sempre dello stesso tipo, evitando cosi noiose prove di tiro alla ricerca
delle dosi perfette per la nostra arma. Se la nostra armeria detiene e vende
solo certe polveri da caccia, converrà ricaricare con quelle sapendo che
ne avremo a disposizione sempre, se l'armeria è più disponibile e ci fornisce
polveri più adatte alle munizioni per la nostra arma potremo acquistarle
con la sicurezza di non rimanere a secco per lunghi periodi. Ma attenzione,
non è detto che con le polveri da caccia non si possa raggiungere ugualmente
un buon risultato, i miglioti tiratori del passato usavano tutti polveri
per canna liscia.
Questo vale anche per i proiettili,
ma in questo caso, avere a disposizione l'occorrente per la fusione in casa,
è un ottimo salvacondotto per non rimanere senza all'improvviso. In questo
caso però è sempre possibile rivolgersi a ditte esterne o estere, in quanto
la vendita di questo materiale per corrispondenza è priva di problemi.
Chi inizia questa pratica del
ricaricare le proprie munizioni, deve tener presente questi fattori basilari,
per assicurarsi una stabilità continua nell'opera di ricarica, garantendosi
materiali sempre compatibili se non identici ogni volta che li riacquista
nuovi, inneschi, palle, polveri. Non sarebbe la prima né l'ultima volta
che cambiando un componente il tiratore si trova con un lotto di munizioni
con prestazioni peggiori che gli fanno perdere tempo e magari gare, anzi
questo è proprio il problema maggiore, per coloro che fanno gare importanti
è di basilare importanza che le munizioni forniscano sempre la stessa resa
balistica. In più il materiale si paga in anticipo e poi se non va rimane
spesso li inutilizzato o va ceduto ad un amico, ma sempre a prezzo ridotto
con una certa perdita, di denaro e tempo.
E' anche da sfatare la consueta
diceria che le munizioni vanno caricate con polveri buone, o che le polveri
migliori sono solo quelle di certe marche o prezzi. Le polveri sono in fondo
simili salvo la loro forma, velocità di combustione o base chimica e nella
ricarica di munizionamento per arma corta, dove il vasto mercato di esse
copre anche quelle da caccia per canna liscia, scegliere una polvere "minore"
anzichè una "blasonata" da tiro è solo una scelta personale basata
spesso sul prezzo e sulla sua reperibilità, ma che non fa cambiare il risultato
balistico del tiro. Un vecchio direttore di tiro ricaricava con la "vetusta"
S4 il 7,65B, il 7,65Parà, il 9Corto, il 9x21 e il 9 Stayer, il 38Sp. e il
357M, il 32SWL, il 45Hp e il 45 Colt. Alcune volte anche il 44M. con palle
in piombo per il poligono, insomma come si vede riempire la casa di barattoli
colorati sembra inutile se l'esperienza acquisita sull'uso di poche polveri
permette tanta vastità nella ricarica. Certo sarebbe bello conoscere tutte
le polveri, sperimentare tutte le dosi, ma questo lasciamolo fare alle ditte
di munizioni e di inneschi; noi specializziamoci nel nostro piccolo, sull'arma
che abbiamo e la munizione che ricarichiamo, usando i pochi prodotti da
noi scelti e che ci danno fiducia.
Non voglio ripetermi nell'elencare
l'attrezzatura che si dovrebbe acquistare per cominciare, cosa già fatta
in altra parte di queste pagine, ma consigliare sempre di informarsi prima
su ciò che è essenziale acquistare per cominciare, questo per non trovarsi
con un'attrezzatura inutilizzabile perchè manca la cosa essenziale come
ad esempio la bilancia. Spesso, i ricaricatori novelli, che dopo aver acquistato
l'occorrente, mi chiamano perchè non sanno come controllare la dose di polvere
scoprono che non hanno affatto comprato tutto l'occorrente ma solo parte
di esso. L'armiere gli ha venduto un kit per la ricarica ma non ha considerato
il problema della misurazione della dose, indicando il dosatore come unico
sistema per farla;....... ma è la bilancia che serve per controllare la
dose fornita dallo stesso, senza di essa egli è inservibile.
Questo mi riporta al discorso
armieri/venditori, propensi alla vendita del prodotto, ma non ricaricatori
loro stessi e quindi poco esperti nel settore, si affidano al loro sentito
dire, al loro aver letto sui manuali, ma nella realtà più spesso, vendono
materiale incompleto o inutile alle esigenze del cliente. Se questi novelli
ricaricatori si fossero rivolti prima a me, prima ad un altro esperto per
l'acquisto, avrebbero forse risparmiato e acquistato il materiale strettamente
necessario e adatto al loro uso.
Che io sappia, in Italia, sono
poche le ditte che si posso considerare "sicure" per l'acquisto
da parte di sprovveduti neo-ricaricatori, anche a causa dei dipendenti
che spesso ne sanno meno di chi ne sa poco. Un esempio è la Bignami; alcuni
dipendenti conoscono la ricarica e possono consigliare sull'acquisto del
materiale, ma se si finisce nelle mani del "garzone" sbagliato
si rischia di arrivare a casa con il materiale inutilizzabile perchè senza
la parte essenziale per il suo funzionamento; stessa cosa è capitata da
Palmetto, blasonata ditta di materiale per la ricarica, la persona al banco
non ha saputo consigliare l'utente che si è ritrovato una Pro1000 completa
ma senza una bilancia per misurare le dosi di polvere e una serie di piattelli
pre-forati per il dosatore in cui i fori presenti non avrebbero mai fornito
una dose di polvere adatta alla munizione da ricaricare.
Non fasciamoci però la testa ora, sappiamo per
certo che per cominciare a ricaricare l'elenco assoluto del materiale base
esiste e lo abbiamo illustrato poco sopra, aggiungiamo adesso un oggetto in più, il martello cinetico, che serve a scaricare le munizioni non utilizzate e recuperare i componenti.
martello cinetico |
 |
E' oggi
di moda avere la pressa automatica, che sforna tante cartucce con poco sforzo,
(forse), ma ci sono due buoni motivi per acquistare come prima pressa una
semplice monostazione: primo perché una pressa di questo tipo è sempre utile nell'officina del buon ricaricatore, avendo maggior
ampiezza di utilizzo anche per calibri molto diversi, secondo perché non
è facile per chi comincia, partire subito usando una pressa automatica.
Ma punto
cruciale, per chi comincia, è l'organizzare un angolo in cui praticare la
ricarica isolato dal resto della casa e da chi potrebbe disturbarlo durante
il lavoro. Per non parlare dei banchi di lavoro assolutamente inadeguati,
traballanti dove mentre si fa funzionare la pressa, i bossoli corrono sotto
le vibrazioni trasmesse al tavolo finendo spesso negli angoli più inaccessibili.
Ho sempre notato che non serve moltissimo spazio per ricaricare, spesso
è sufficiente un piccolo sgabuzzino, ma ciò che è importante avere è un
banco di lavoro resistente e ben fisso, lasciamo agli hobbisti i tavolini
in multistrato o compensato, puntiamo su un piano di lavoro spesso almeno
4cm. in legno massiccio, ben fissato al muro con resistenti staffe e a terra
con robuste gambe in ferro o legno, che resista non solo alle sollecitazioni
di spinta verso il basso, ma che non si sollevi se tentiamo di farlo. Ricordiamo
che la pressa ha uno sforzo diretto verso il basso durante il lavoro di
ricalibratura (ad esempio) ma il lavoro diventa contrario, cioè verso l'alto
quando terminiamo questo compito, con questo movimento il banco, se non
fissato adeguatamente tende a sollevarsi con conseguente ribaltamento di
tutti gli oggetti non stabili appoggiati sopra di esso ma cosa peggiore,
con il rischio di rompersi o se abbiamo bossoli con polvere all'interno,
il loro ribaltamento seminerà sul banco e in terra tutto.
Evitiamo
banchi in ferro, troppo rumorosi, in marmo, difficili da lavorare e pesanti,
riduciamo piuttosto le sue dimensioni, ma usiamo legno massiccio almeno
per la parte che sosterrà le presse.
|
Ecco una pressa
monostazione montata sul banco |
|
i due generosi
bulloni che la fissano, garantiscono un sicuro fissaggio |
|
al di sotto
una piastra in metallo impedisce che essi si sfilino sottoposti a intensi
sforzi. |
|
Il banco è largo
solo 40 cm. ma sufficienti per lavorare comodamente anche seduti. |
|
Ecco due presse
posizionate sullo stesso bancone, trova posto una serie di tre dosatori
(non visibili), una morsa, un trapano a colonna, una trafilatrice e rimane
posto per lavorare manualmente su vari oggetti o armi. |
Come si può vedere si possono
usare spazzi veramente ristretti, per comodità (e chi soffre di schiena)
può aggiungere un alto sgabello e lavorare cosi seduto, ma molto spesso
il tempo riservato alla ricarica non è cosi elevato e continuo da richiedere
troppe comodità.
Con questo terminiamo queste pagine, suggerendovi
di contattarci per fugare i vostri dubbi.
Riporto di seguito un articolo
apparso su Armi e Tiro a firma R.Pettinelli su:
LE CIRCOLARI DEL U.I.T.S. IN MATERIA DI MUNIZIONI RICARICATE
DIFENDIAMOLA!
Di: Ruggero Pettinelli
Da: Armi E Tiro n° 9 del 2002
Poligono
che vai, usanza che trovi: così si potrebbe riassumere il risultato di
un breve sondaggio che abbiamo condotto presso alcune sezioni TSN, volto
a conoscere gli adempimenti richiesti ai tiratori che intendano utilizzare
munizioni ricaricate. Il quadro è quantomeno sconcertante, nella sua varietà:
si va dalla semplice firma di una dichiarazione liberatoria, fino allobbligo
di stipulare una assicurazione per la copertura dei danni a terzi. Ma
la disposizione che desta più sconcerto è quella adottata recentemente
da un pugno di sezioni: Roma, Rapallo (Ge), Gardone Vai Trompia (Bs) e
Livorno. In sostanza, i presidenti di queste sezioni hanno cominciato
a richiedere, ai ricaricatori, una certificazione del Banco Nazionale
di prova comprovante il fatto che le cartucce utilizzate rientrino nei
parametri Cip di pressione.
Una storia
contorta
Tutto ha
origine il 24 aprile 1992, allorché l'UITS, per bocca del proprio presidente
Antonio Orati, decise di diramare una circolare (n° 4.313)
in cui, oltre a disporre il divieto per le sezioni di vendere munizioni
ricaricate, autorizzava lutilizzo di cartucce confezionate in
proprio dai tiratori, con alcune semplici precauzioni: assicurando "lincolumità
dei terzi con adeguate predisposizioni tipo pannelli separatori di cui
alla normativa Dt P1 dellispettorato Arma del genio edizione 1988" e facendo firmare al tiratore "una dichiarazione agli effetti
della responsabilità civile e penale". Si tratta, a ben vedere,
di norme perfettamente logiche e coerenti, soprattutto considerando
che larticolo 2.043 del codice civile prescrive che qualunque
fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un fatto ingiusto, obbliga
colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". Larticolo
2.050 del codice civile prescrive, poi, il risarcimento del danno da
parte di chi, nello svolgimento di una attività pericolosa, per stia
natura o per la natura dei mezzi adoperati, cagiona danno ad altri,
a meno che non provi di aver adottato tutte le misure idonee a evitare
il danno" (è la cosiddetta responsabilità oggettiva, che agisce
cioè anche in assenza di dolo o colpa, solo perché il fatto si è verificato
nellesercizio di una attività pericolosa). La norma fa indubbiamente
riferimento al tiratore, ma anche al presidente della sezione che, quindi,
è giusto tutelare per mezzo delle operazioni precedentemente descritte.
Le cose cominciano
a complicarsi nel 1996, quando cioè la circolare del 1992 viene integrata
da una nuova circolare UITS (n° 6.865 del 20 giugno 1996),
che dà inizio alla lunga e inesorabile "uscita dal seminato"
che ha prodotto lattuale situazione. In sostanza, nel ribadire le
cautele espresse nel 1992, la nuova circolare rende noto che, in base
a informazioni pervenute dal Banco nazionale di prova, il munizionamento
ricaricato nella maggior parte dei casi non è collaudato". Per
ovviare a questa mancanza, l'UITS sollecita un controllo capillare da
parte dei "responsabili, sottoponendo le cartucce ricaricate alla
verifica del potenziamento della carica di lancio con apposita apparecchiatura
elettronica". Il presidente rincara la dose dichiarando,
in ultimo, il divieto dellesercizio del tiro con cartucce ricaricate
di cui "non siano stati accertati data e collaudo".
Ma non è,
purtroppo, ancora tutto: nel 1998, infatti, unulteriore circolare
(n° 10.540 del 7 ottobre 1998) ha reso noto che "si
è avuto notizia dal Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili
di Gardone Vai Trompia che in alcuni casi la ricarica avviene utilizzando
un quantitativo di polvere superiore ai consentito". In conseguenza
di ciò l'UITS, oltre agli adempimenti e ai controlli già prescritti, ha
introdotto un ulteriore adempimento a carico del ricaricatore, e cioè "una dichiarazione di responsabilità con lindicazione del
quantitativo e del tipo di polvere impiegata nella ricarica, che comunque
non superi i limiti riportati nelle tabelle delle Case costruttrici e
non abbia subito manipolazioni di sorta". Resta da chiarire cosa
si intenda con "manipolazioni" quando si parla di una cartuccia
prodotta manualmente da un soggetto privato...
Lindicazione
è seguita, comunque, da una frase dal contenuto ancor più oscuro: "qualora
non si disponga delle tabelle che caratterizzano il limite di sicurezza
per le polveri impiegate, è necessario fare riferimento al tipo di munizionamento
da gara realizzato dalle stesse Case costruttrici". Qui si avrebbe
bisogno quantomeno di uninterpretazione autentica da parte del presidente
Grati, perché confessiamo di non essere riusciti a cogliere il senso della
proposizione. La conclusione della circolare ripete il consiglio, già
espresso nel testo del 1996, di "estendere il riscontro anche
alla energia cinetica mediante apposita apparecchiatura".
Meglio
di un ministero
Dopo aver
riportato fedelmente il testo delle circolari "incriminate",
vediamo di commentarle e di porre in evidenza quelle che, a nostro parere,
sono le maggiori incongruenze. Innanzitutto, lindicazione di controllare
le cartucce con "apposita apparecchiatura elettronica", espressa
dalla circolare del 1992, è talmente generica da fare invidia a un regolamento
ministeriale. Cosa si intende per apparecchiatura elettronica? Un cronografo?
Una canna manometrica con sistema piezoelettrico di misurazione della
pressione? Un telefono cellulare? Un ferro da stiro a vapore? A parte
gli scherzi, lindicazione della circolare del 1998, che fa riferimento
alla misura dellenergia cinetica, sembra far intendere che sia proprio
il cronografo lo strumento prescelto. Il cronografo, però, è uno strumento
che misura la velocità di un proiettile: conoscendo il peso di questultimo,
basta applicare la formula E=(mV2)/2 per conoscere lenergia
cinetica. Tutto questo sarebbe perfettamente sufficiente a garantire la
sicurezza, se non fosse per un piccolo particolare: la pressione (che
è lunità di misura che ci interessa, quella che fa scoppiare le
armi), non è legata alla velocità da un rapporto di proporzionalità: lo
stesso Banco nazionale di prova ci ha infatti, confermato che in base
a prove eseguite, la sola sostituzione di un innesco ha causato laumento
della pressione di una cartuccia di ben 1.000 bar, a fronte di un aumento
velocitario trascurabile. Lunica strada percorribile, a questo punto,
sarebbe quella di dotare ogni sezione TSN di un kit di canne manometriche
con rilevatore di pressione crusher o piezoelettrico: unoperazione
dai costi a dir poco proibitivi, ed ecco perché alcune sezioni hanno pensato
bene di "impacchettare" i tiratori e di spedirli a far provare
le loro ricariche al Banco (seppure, in alcuni casi, sopportando le relative
spese o contribuendo a esse). È evidente che a essere soggetto alla prova
non è solo ciascun calibro, ma anche ciascuna ricarica: ne consegue che
se un tiratore allestisce per la propria pistola in 9x2 i due ricariche
con stesso peso di palla ma polveri differenti (o anche dosi differenti
della stessa polvere) dovrà effettuare due prove distinte. Il test viene effettuato, di norma, su un campione di cinque colpi (più due
da smontare, per pesare e controllare le componenti), con un costo di
4,64 euro a cartuccia, Iva inclusa. Il risultato? Il tiratore non solo
dovrà sborsare un sacco di soldi per continuare a sparare come faceva
prima, ma si troverà anche nellimpossibilità di testare nuove neanche.
Si tratta, indubbiamente, di un onere gravosissimo che, oltre a incidere
a livello economico, potrebbe causare una "fuga di massa" dei
tiratori dalle strutture UITS, a favore dei poligoni privati. Ma il punto
è: serve a qualcosa?
Con le sue
circolari, l'UITS non ha fatto altro che equiparare il tiratore - ricaricatore
al fabbricante industriale di munizioni. Anche ammettendo che ogni tiratore
sia perfettamente rispettoso delle regole e utilizzi solo ed esclusivamente
le cartucce assemblate con le dosi mandate al Banco di prova per il test, cè un vizio fondamentale nel ragionamento UITS: il tiratore
non è un "fabbricante" e, quindi, non potrà mai avere gli standard di qualità richiesti da una struttura professionale destinata alla
produzione in grande serie. Ne consegue che, se la prova di un campione
di cartucce allinterno di un lotto commerciale dà sufficienti garanzie
di sicurezza sulle caratteristiche dellintero lotto, lo stesso discorso
non vale (e non potrà mai valere) nei confronti di un privato che assembla
in modo manuale le cartucce, una a una. Per avere la certezza che non
ci siano anomalie o cariche doppie in una scatola di 50 cartucce ricaricate,
bisognerebbe testarne almeno... 50!
Rispetto
al 1992, quindi, si è imposta sulle spalle del ricaricatore una procedura
ben più gravosa rispetto alla semplice dichiarazione di assunzione di
responsabilità (con leventuale stipula di una assicurazione per
la responsabilità civile), senza aumentare di una virgola la sicurezza
per gli altri tiratori. Anche volendo tutelare il presidente della sezione,
non si capisce come si possa ritenere "misura idonea a evitare il
danno", ai sensi dellarticolo 2.050 del codice civile, una
siffatta documentazione, palesemente inidonea a provare alcunché: in caso
di esplosione dellarma per doppia carica, infatti, sarà lo stesso
incidente a invalidare quanto stabilito nel certificato prodotto dal Banco
di prova.
Conclusioni
La serie
di circolari in questione e, ancor peggio, linterpretazione restrittiva
datane da alcune sezioni del TSN, ha il sapore di un semplice "scaricabarile":
la procedura alla quale si vuole assoggettare i ricaricatori, infatti,
è perfettamente inutile ai fini della sicurezza, ma offre ai presidenti
un comodo "parafulmine" contro eventuali cause civili di risarcimento
danni. A noi non sembra, però, che questo possa giustificare loggettiva
"estinzione" della ricarica in Italia o, più semplicemente,
la fuga dei tiratori dalle strutture UITS a favore delle molte strutture
private che, operando nella legalità ma senza ipocrisie, crescono e prosperano.
Forse i piani alti dell'UITS credono di poter gestire i tiratori come
semplici pedine, ma sarebbe opportuno che si rendessero conto che una
simile condotta porterà alla "desertificazione" degli iscritti
all'UITS. Forse, a quel punto, qualcuno scoprirà che un poligono ufficialmente
ultra - sicuro e deserto non serve a nessuno.
RICARICA
NON SOLO PER RISPARMIARE
La ricarica oramai è entrata nel mondo del tiro a pieno titolo, sicuramente più del 60% deigli utilizzatori di armi in Italia fanno uso di questa arte vecchia quanto la polvere da sparo. Consegnata all'olimpo del risparmio, il tiratore opta per essa proprio in previsione di risparmiare molto, evitando l'acquisto di munizioni in armeria o al poligono, sempre meno convenienti.

Ma vi è un aspetto preso poco in considerazione dai tiratori: la possibilità di progettare, inventare, preparare, assemblare, sperimentare munizioni per uso speciale che spesso non sono mai state viste. Parliamo di sperimentazione e non "USO" che in questo frangente risulterebbe vietato dalle leggi Nazionali e anche Europee. Questo non è quindi un articolo che spiega come produrre munizioni speciali - "vietate" - ma al contrario informa e punta l'attenzione verso coloro che della ricarica fanno un uso sconsiderato, mentre essa può essere usata con ottimi risultati a scopi utilitari, vedi ad esempio gli esperti che studiano la materia; anche essi devono passare per la branca della sperimentazione prima di poter mettere la propria esperienza a disposizione degli altri, specialmente i periti dovrebbero essere ben coscienti conoscendo a fondo questa materia utilissima nel loro lavoro.

TIRATORI
Un errore tipico dei tiratori di oggi è quello di farsi dare la dose per le proprie munizioni da un amico e usare questa indiscriminatamente e per sempre, senza chiedersi se vi è di meglio per la propria arma e per il proprio modo di sparare. Cosi la sperimentazione, le prove che un tempo erano d'obbligo per tutti i ricaricatori, si vanno a fare benedire, con buona pace di esperienza e capacità acquisita. La ricarica dovrebbe essere "provare e riprovare" dose dopo dose ogni possibile combinazione di polveri, proiettili, bossoli e inneschi alla ricerca del meglio, ma quel meglio per noi e la nostra arma.
Non ci stanchiamo mai di dire che la ricarica fatta da un tiratore va bene solo per lui (in senso teorico) e per la sua arma e non per forza deve andare bene per un altro, anche se questo ha lo stesso tipo di arma. La sperimentazione fatta sulle Beretta 92 ha dimostrato che molte hanno bisogno di dosi diverse per poter funzionare adeguatamente.

SPERIMENTARE
Le sperimentazioni più tipiche sono quelle che vedono coinvolti i proiettili, l'utilizzo di proiettili di varia provenienza o destinazione è un tipico modo di sperimentare la ricarica, come questa 9x21 (foto a sinistra), assemblata con un proiettile da 148grs. calibro .38" (.357), perfettamente funzionante in canne calibro 9 mm. con l'accortezza diassemblare tutto con dosi adeguate di polvere. Cosi è possibile assemblare anche una "mezza" palla wadcutter (foto a destra), sempre nel bossolo del 9x21 per provare questa cartuccia da tiro che sul bersaglio fa il suo tipico foro "fustellato" impossibile da fare con le classiche cartucce del 9.

Inutile dire che si possono caricare anche proiettili al contrario come (foto a sinistra) questo wadcutter a base cava inserito in una 9x21 (naturalmente è solo mezza palla) ma qui a destra è in "assemblaggio completo" con tutti i carismi del caso: già, era molto usato ricaricare munizioni di questo genere per difesa abitativa prima dell'entrata in vigore della legge Italiana che vieta l'uso e la detenzione delle munizioni con palle espansive. Pazienza, si dovrà tornare a ricaricare le WC con la faccia piana in avanti (sigh!).
(qui ricordiamo che una norma Europea consente l'uso e la detenzione per tiro sportivo, ma questa non è stata ancora recepita nel nostro Paese)

Le possibilità di muoversi nel mondo della ricarica vanno di pari passo con le capacità, possibilità e fantasie dell'esecutore: che dire di questa cartuccia 9x21 a pallini tipicamente progettata per il 38sp. ?!! Naturalmente ci vuole un poco di manualità per accorciare questi contenitori quanto basta a farli stare nei corti bossoli per semiauto. Non di meno si dovrà caricare manualmente l'arma per evitare che durante l'alimentazione automatica il contenitore in plastica venga rotto o deformato con chiaro inceppamento della stessa, oltremodo l'esiguo peso del proietto non consente un perfetto funzionamento degli automatismi...

Cosi chi si può permettere un piccolo tornio da hobbysti, potrà prepararsi in casa i propri proiettili che come abbiamo visto all'inizio di questa pagina possono spaziare da quelli ad alta velocità (THV), ricavati da tondini in ottone, a proiettili di tipo "sabot" con camicia in teflon (utili solo sperimentalmente per prove di tiro), come questa cartuccia con proiettile in teflon e inserto in ottone, copiata dalla palla asciutta in cal. 12" per canna liscia a "sabot".
Qui le velocità ottenibili superano i 1.000 metri-secondo in revolver con canne da 15 cm.
Il divertimento è assicurato quando si riescono a caricare due proiettili in un solo bossolo (colpo), giocarsi il caffè sulle linee di tiro scommettendo a chi fa più buchi in meno colpi è come portare via le caramelle ai bambini ....
Cosi basta caricare le proprie cartucce con i classici pallettoni cal. 9mm. usati anche nella canna liscia, calcandone due o anche tre dove possibile, separandoli dalla polvere con un piccolo cartoncino. Se ogni dieci colpi farete venti fori o anche trenta, ci vorrà un fucile caricato a pallettoni per battervi ...
Altre sperimentazioni possono vedervi coinvolti nel produrre munizioni traccianti (vietate) se pur in alcuni casi lo sono solo per scherzo; inserire la testa di un fiammifero ditro ad un proiettile provoca allo sparo un sottile filo di fumo che rimane nall'aria della bocca dell'arma al proiettile segnando il suo percorso. Difatti la produzione di proiettili traccianti è assai complicata, quasi impossibile, vedi l'esperienza Americana: http://www.traccianti.pdf.
La fantasia non ha limiti, dalle traccianti, alle perforanti, alle esplosive, qualunque esperto ricaricatore potrebbe sperimentare oltre ogni immaginazione sempre con la testa sulle spalle e attenzione alla legislazione vigente;
il primo manuale di Andrea Bonzani nel lontano 1987 presentava i proiettili esplosivi. In realtà di esplosivo hanno ben poco se non la capacità di espandere il proiettile all'inverosimile se sparato in blocchi di plastilina o carta.
Il suo capitolo sui "caricamenti speciali" si basava sull'attrezzatura reperibile in Italia a quel tempo, assai limitata. Oggi nuovi contributi arrivano quotidianamente dagli USA e non solo, ma anche dall'Est Europeo, cosi i caricamenti speciali (cosi detti da Bonzani), diventano più semplici e alla portata di tutti.
Naturalmente queste "divagazioni sul tema" servono solo a togliere quella patina di opacità che tutti hanno nell'approfondire questi argomenti, anche se il periodo rende l'argomento "of-limit" questo non impedisce ai tiratori di avere curiosità o dubbi e di parlarne spesso a bassa voce nei corridoi dei poligoni di cose che in realtà i più vecchi ed esperti hanno già fatto da anni. Quindi, pur non avendo svelato nulla di nuovo, abbiamo sicuramente invogliato molti a fare di testa propria (si fa per dire), specialmente nella preparazione delle proprie munizioni da tiro, perchè il bello della ricarica è proprio questo, la sperimentazione per giungere finalmente (da soli) al massimo del risultato sperato.
Cosi si scoprirà presto, che fare la "croce" con il seghetto sui proiettili blindati oltre che a essere controproducente è anche uno sciocco modo per far capire quanto si è ignoranti in materia.
I supergeni che nei poligoni si spacciano per esperti, ma lo sono solo per aver letto e mai aver sperimentato, valgono quanto un manuale di venti anni fa', prima di prendere per "oro colato" tutto quello che vi si dice, provate sempre personalmente, scoprirete quante "leggende metropolitane" vengono divulgate tra le linee di un poligono e diverrete voi fautori di un modo di divulgare la ricarica più reale e consono allo sport che fate.
PRECISIONE
Non meno, un tiratore, deve dare peso alla precisione, che non è solo dell'arma, ma è chiaramente una combinazione di tutti i fattori riguardanti il tiro, tiratore, arma, munizione e distanza del bersaglio. Anche qui la sperimentazione di cartucce capaci di "radenza" elevata, cioè capaci di passare per il centro di un bersaglio a distanze che variano da pochi metri a un numero sempre più elevato di essi, insegna e mostra con grande chiarezza, quanto conta conoscere la "balistica esterna" toccandola con mano piuttosto che leggendola sui libri. Molti poligoni sono attrezzati con linee a 50 e 100 mt. eppure sono pochi quelli che hanno sperimentato le proprie cartucce (per arma corta) a queste distanze. Eppure una 9mm. può essere sparata con precisione su un bersaglio a 50mt. cosi come una .45" o una .40" già sperimentate da noi a 70mt. con risultati di radenza eccezionali, abbattendo il mito dell'elevata parabola delle palle pesanti.
Non è poca la soddisfazione in questo "hobby" specialmente se ci si prefigge una meta, quando questa è raggiunta, oltre al piacere si acquisisce un punto in più di esperienza, un gradino a salire nella scala dei ricaricatori esperti. Nei poligoni potete chiedere quanti hanno fatto prove di tiro come quelle elencate sopra, essi si conteranno sulla punta delle dita di una sola mano, se tra essi scartiamo anche i bugiardi, quelli che dicono di averlo fatto ma lo hanno solo letto, magari in queste pagine.

E' CIO' CHE NON E'
Non è un proiettile espansivo, quello nella foto sopra, ma una .45 FMJ !! Solo sperimentando si può capire e arrivare a vedere e toccare con mano quanto la balistica sia inesatta. Una pura teoria che spesso, anzi, troppo spesso non combacia con la realtà del tiro. Lo sanno bene i vecchi cacciatori "alla piuma" che combattevano con cartucce che funzionavano fino a una certa ora dopidiché si doveva cambiare. Cosi avevano cartucce per la pioggia, per il secco, per il sole e magari per le nuvole ... (parliamo di munizioni per canna liscia naturalmente), anche se le cartucce metalliche soffrono meno questi cambiamenti i cacciatori più esperti conoscono bene le differenze che si hanno sparando munizioni "fredde" o cartucce che sono state tenute al caldo nella tasca dei pantaloni ... specialmente su tiri molto lunghi.
CONCLUSIONE
Nessun tiratore-ricaricatore può essere abbandonato a se stesso all'inizio dell'attività, ma questo deve pur sempre fare attenzione a ciò che gli viene insegnato, chi insegna deve avere la giusta esperienza da passare ha chi impara ... è comunque comprovato che il tiratore che sperimenta in proprio come sottolineato in queste pagine, ha meno bisogno di aiuto sia prima, tantomeno dopo. L'esperienza inoltre aguzza l'ingegno, utile per le piccole riparazioni o "customizzazioni" che spesso capita di fare alle proprie armi, quando si è capito il gioco della ricarica e tutto ciò che gli gravita attorno, si riesce spesso a naso, a capire dove sta l'errore quando questo si presenta. Qui il caso vuole che moltissimi armieri si "fingano" ottimi operatori ma non abbiano mai fatto una delle prove sopracitate o altre sulla stessa scia se non letto vagoni di riviste che se pur utili per chi è sul mercato, non hanno nessuna utilità in questo campo (se non teorica). Eppure il mercato è pieno di improvvisati ed è da questi che il tiratore-ricaricatore provetto deve tenersi alla larga, la parte commerciale del problema spesso porta l'armiere a vendere materiale molto costoso a chi non serve, polveri o proiettili sbagliati la dove un po' di esperienza avrebbe fatto risparmiare al tiratore molti euro.
Una vecchia pubblicità diceva "... meditate gente, meditate ...": noi diciamo ... sperimentate gente, sperimentate!! .
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