Il bollo

circolari

  • 2 ago. 2016
Circolare 557/PAS.755-10171(3)

Roma, 13 febbraio 2006

Al fine di rendere più chiara la “questione” relativa al pagamento dell’imposta di bollo per la depennazione di armi dalla propria licenza di collezioni, pubblichiamo volentieri il parere dell’illustre dr. Angelo Vicari, esperto di armi e di legislazioni di armi. L’articolo che segue è stato già pubblicato sul sito web del dr. Mori (http://www.earmi.it/) e, considerate le numerose richieste dei nostri associati in materia, pubblichiamo anche attraverso questo sito web, il parere espresso dal dr. Angelo Vicari.

RIPORTIAMO QUI UN ARTICOLO DEL DOTT. A.VICARI (https://consaproma.wordpress.com/2016/08/17/armi-e-legislazione-licenza-di-collezione-e-bolli-il-parere-del-dr-angelo-vicari/)

Non passa giorno in cui il cittadino viene letteralmente bombardato dalla reclamizzazione di una pubblica Amministrazione sempre più efficiente, pronta a recepire tutte le istanze, anche quella di ridurre le tasse.
Purtroppo, l’uomo della strada, seppur abituato a queste promesse, di sospetta natura elettorale, si convince, come Alice nel paese delle meraviglie.
Ma anche Alice è costretta a ritornare nel mondo reale quando ha la necessità di rivolgersi agli uffici pubblici.
E’ il caso del collezionista di armi che decida di disfarsi di qualche pezzo e porti a conoscenza dell’Autorità di P.S. tale sua decisione per la depennazione  di quelle cedute dalla licenza di collezione; l’interessato si vedrà richiedere due marche da bollo, di cui una per la comunicazione e l’altra per l’aggiornamento del titolo. A nulla serviranno le rimostranze contro l’esoso balzello, siccome giustificato dall’applicazione della circolare del 13 febbraio 2006, con la quale sono stati stabiliti i criteri per l’applicazione dell’imposta di bollo per la collezione di armi comuni.
In merito alle variazioni in “aumento”, siccome “l’intenzione di aggiungere un nuovo pezzo…, deve essere preventivamente comunicata al questore, affinchè possa verificare l’ammissibilità dell’iscrizione…ed affinchè possa valutare…le prescrizioni impartite per la custodia”, la circolare del 2006 ha stabilito che tali “verifiche e valutazioni” comportano “un concreto esercizio della potestà provvedimentale” dell’Autorità di pubblica sicurezza, per cui “il regime fiscale non può essere che quello previsto dal D.M. 20. 8. 1992, recante approvazione della tariffa dell’imposta di bollo, in forza del quale sono soggetti al pagamento di tale imposta sia l’istanza…che il successivo atto adottato dall’Autorità di P.S., sia in occasione del primo rilascio del titolo,che delle successive variazioni”.
La stessa circolare rileva che “poiché nel caso di variazioni in detrazione, ossia per la cancellazione delle armi dalla raccolta, il momento valutativo appare attenuato…questo Dipartimento ha interessato la competente Agenzia delle Entrate per verificare se l’imposta di bollo sia dovuta anche in tale circostanza, per cui si fa riserva di successive istruzioni”, stabilendo nel contempo che “nelle more” della risposta al quesito, gli uffici “continueranno ad esigere l’imposta di bollo anche per le variazioni in detrazione”.
Sono trascorsi quasi dieci anni, ma l’amletico dubbio bollo sì, bollo no, non ha ancora trovato una risposta, con inqualificabile inerzia del Ministero dell’Interno e/o dell’Agenzia delle Entrate, cosicché si continuano ad esigere due marche da bollo anche per la depennazione di armi dalla licenza di collezione, basandosi esclusivamente su una, oramai, datata circolare, peraltro interlocutoria.
E’ da evidenziare che, solo tre mesi prima della suddetta circolare, lo stesso Dipartimento, nella risposta del 24 novembre 2005 ad un quesito formulato in materia da uno Studio legale di Bologna, ebbe a sostenere che “non sono, invece, da sottoporsi ad imposta di bollo le successive comunicazioni inerenti la variazione di pezzi tenuti in collezione, alla stregua della denuncia di armi prevista dall’art. 38 del T.U.L.P.S., in quanto tali atti non possono essere equiparati alle istanze, non dando origine ad un procedimento amministrativo, bensì ad una mera presa d’atto da parte della pubblica Amministrazione”.
Il riferimento alla fattispecie della denunzia di detenzione armi, di cui all’articolo 38 del T.U.L.P.S:, per avvalorare la tesi della non obbligatorietà dell’imposta di bollo nelle variazioni di armi in collezione, trovava il suo fondamento nella circolare del 25 giugno 1998, con la quale, considerando “la denuncia alla stregua di una dichiarazione, a mezzo della quale un privato cittadino porta a conoscenza del possesso di armi, munizioni o esplosivi l’autorità competente”, è stato stabilito che “la denuncia, assumendo la forma della dichiarazione e non dell’istanza…,non essendo richiesta dal dichiarante l’emanazione di un provvedimento a proprio favore, anche a giudizio del Ministero delle Finanze, non è da includere tra gli atti soggetti ad imposta di bollo sin dall’origine”, siccome “l’imposta di bollo regolata dal D.P.R. 26.10.1972 n.642…non sottopone al tributo sin dall’origine certificati, attestazioni, dichiarazioni…, mantenendo l’imposizione unicamente per le istanze…”. Ma, se solo tre mesi prima della circolare del 2006, il Ministero aveva previsto la non necessità dell’imposta di bollo, addirittura su tutte, indistintamente, “le successive comunicazioni inerenti la variazione di pezzi tenuti in collezione”, è da ricordare, anche che, solo dopo un mese da quest’ultima, lo stesso Dipartimento, in merito al quesito formulato da una Questura sull’applicazione delle marche da bollo per le variazioni delle armi inserite nella Carta europea d’arma da fuoco, ha emanato la circolare 31 marzo 2006 stabilendo che “l’inserimento o il depennamento di un’arma dalla Carta Europea non prevede la sostituzione della carta stessa, ma solo la sua integrazione. Le predette attività, inoltre, non richiedono alcuna valutazione discrezionale da parte dell’autorità competente, né risulta possibile, nelle ipotesi in questione, apporre prescrizioni al titolo. Tanto premesso, non si può considerare l’attività in parola una novazione del titolo che, in quanto tale, sarebbe assoggettabile ad imposta di bollo, ma un mero aggiornamento della licenza”.
In presenza di tali risoluzioni adottate dallo stesso Dipartimento, in tempi così ravvicinati, addirittura autonomamente, cioè senza ritenere necessario un parere dei competenti Uffici finanziari, riesce difficile comprendere quanto stabilito con la circolare del 2006.
Infatti, è pur vero che è da considerare legittima la disposizione impartita nella prima parte di quest’ultima, relativa alla previsione dell’obbligo dell’imposta di bollo per le richieste di variazione in “aumento” delle armi in collezione, trattandosi di una vera e propria “istanza diretta alla P.A. tendente ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo” e, in quanto tale, rientrante negli atti soggetti a bollo fin dall’origine, a termine del D.P.R. n. 642 del 1972 e successive modifiche (in particolare il D.M. 20 agosto 1992), che regolamenta l’imposta di bollo. Così come è da sottoporre all’obbligo della stessa imposta anche la successiva emissione della licenza originale aggiornata con l’inserimento di altre armi, siccome siamo in presenza di un vero e proprio “atto” di un organo dell’Amministrazione dello Stato rientrante nelle fattispecie di cui al suddetto D.P.R., atto che viene emanato dopo la verifica dell’ammissibilità dell’iscrizione e la valutazione dell’adeguatezza delle prescrizioni per la custodia, già impartite nella licenza dall’Autorità di P.S..
Tali verifica e valutazione sono, pertanto, da considerare “esercizio della potestà provvedimentale”, finalizzate all’emanazione di un provvedimento amministrativo discrezionale avente le caratteristiche di un’autorizzazione di polizia.
Invece, non possiamo considerare altrettanto legittima la seconda parte della circolare in commento, in particolare relativamente alla disposizione con la quale si stabilisce che, “nelle more” della risposta dell’Agenzia delle Entrate “le SS.LL. continueranno ad esigere l’imposta di bollo anche per le variazioni in detrazione”.
Tale risoluzione finale è in contrasto con la premessa, ove viene rilevato che per le “variazioni in detrazione il momento valutativo appare attenuato, soprattutto con riferimento…” alle citate “verifiche e valutazioni”. Infatti, considerata la corretta premessa che nelle variazioni in “detrazione” “il momento valutativo appare attenuato”, il Ministero sarebbe dovuto pervenire alla disposizione logico/giuridica del non obbligo dell’imposta di bollo e non del contrario, pur “nelle more” della risposta al proprio quesito da parte dell’Agenzia delle Entrate, conformemente a quanto stabilito tre mesi prima, nella risposta al citato quesito, ed in analogia con la circolare di un mese dopo sulla Carta europea.
Correttamente il Ministero osserva nella circolare del 2006 che “il momento valutativo appare attenuato”, siccome, con la “comunicazione” del collezionista per la depennazione di armi dalla licenza di collezione, a differenza della “istanza”, non si genera l’inizio di un procedimento amministrativo da parte dell’Autorità di P.S. che comporti “un concreto esercizio della potestà provvedimentale”. Infatti, l’articolata procedura, prevista dalla circolare del 15 maggio1995 (preventiva istanza per l’inserimento di armi e nulla osta del Questore), riguarda solo la variazione in “aumento” dei pezzi in collezione, ma nulla dispone per quella in “detrazione”, per cui vengono a mancare nella procedura di depennazione atti endoprocedimentali di “verifica” e “valutazione”.
La impossibilità di classificare la comunicazione del collezionista e la conseguente depennazione nella categoria dei veri e propri atti amministrativi, trova avallo nella definizione  del “procedimento” e del “provvedimento” da parte della più autorevole dottrina di diritto amministrativo. Alla luce di tali definizioni non pare proprio che le suddette semplici attività di comunicazione e depennazione possano considerarsi atti amministrativi di un procedimento, preordinati all’emanazione di un provvedimento, anche perché i provvedimenti amministrativi sono caratterizzati dalla discrezionalità che costituisce il margine di apprezzamento che la legge lascia alla determinazione dell’Autorità amministrativa. Tale potestà discrezionale non sembra esercitabile da parte dell’Autorità di P.S. nell’attività di depennazione, come del resto sottolineato, implicitamente, nella circolare del 2006 con l’affermazione che “il momento valutativo appare attenuato”, siccome detta Autorità deve solo prendere atto della comunicazione del collezionista e depennare le armi, senza poter e/o dover porre in essere alcuna attività di valutazione discrezionale.
Peraltro, sempre secondo indirizzi dottrinali in materia , siccome “una scelta, sia pure limitata entro un ambito ristretto, è consentita per l’emanazione di qualsivoglia provvedimento amministrativo, qualora la scelta mancasse in modo assoluto, non si avrebbe un provvedimento emanato nell’esercizio di una potestà, sibbene un atto dovuto”, come nella depennazione, anche perché “non assumono carattere di atti amministrativi quelle attività materiali che vengono poste in essere da un’autorità amministrativa in via di fatto, cioè al di fuori dell’esercizio di una potestà amministrativa”.
Quindi, la comunicazione per la cancellazione di armi dalla licenza di collezione non può inquadrarsi nella fattispecie degli atti amministrativi che danno inizio ad un procedimento e al conseguente provvedimento, non avendo la stessa comunicazione/dichiarazione la valenza di una istanza diretta ad ottenere un provvedimento della P.A., alla stregua della denuncia di detenzione di armi, o variazioni di armi sulla Carta europea d’arma da fuoco.
Analogamente, la conseguente depennazione da parte dell’Autorità di P.S. non può essere considerata provvedimento amministrativo, risultando una semplice attività materiale carente di qualsivoglia potestà discrezionale. La corretta definizione di quest’ultima attività del Questore, è da riferire agli “atti amministrativi diversi dai provvedimenti”, trattandosi di “atto di conoscenza”, cioè di “atto dichiarativo della P.A. che si limita ad accertare una determinata situazione, senza influire su di essa”, essendo “atto non consistente in manifestazione di volontà…ma di conoscenza” e, come tale, “non è provvedimento”.
Tali inquadramenti giuridici della comunicazione/dichiarazione del collezionista e dell’attività di depennazione da parte dell’Autorità di P.S. non possono che portare alla conclusione logico/giuridica del non obbligo dell’imposta di bollo per ambedue le attività, siccome la prima, non essendo “istanza diretta ad ottenere un provvedimento della P.A.”, non rientra nella fattispecie di cui all’articolo 3 della Tariffa allegata alla citata legge sull’imposta di bollo, mentre la seconda, non essendo “esercizio di attività provvedimentale”, non rientra nell’articolo 4 della stessa Tariffa, come, peraltro, affermato da Mori nel suo Codice (pg. 312) : “il bollo è dovuto perché si ritiene che il cittadino chieda un ampliamento della licenza di collezione…..Se invece il cittadino si limita a togliere una o più armi dalla collezione è sufficiente una comunicazione perché è un diritto del cittadino toglierla e non richiede all’Autorità alcun nuovo provvedimento”.
Un ulteriore motivo giustificativo della non obbligatorietà dell’imposta di bollo per la variazioni delle armi in “detrazione” lo possiamo riscontrare nella normativa sulla detenzione. Infatti, è da evidenziare che, anche per le armi destinate alla collezione, deve essere osservato quanto disposto dall’articolo 38 del T.U.L.P.S., cioè l’obbligo di provvedere alla relativa denuncia di detenzione prima dell’inserimento in collezione, come esplicitamente previsto dalla circolare del 15 maggio 1995. La conseguenza di quest’ultima previsione comporta che, ogniqualvolta si voglia variare in “detrazione” la collezione, si debba denunciare “qualsiasi modificazione nella specie e nella quantità”, come stabilito dall’articolo 58 del Regolamento di esecuzione del predetto T.U.L.P.S., comunicazione che, alla stregua della denuncia di detenzione, è esente da imposta di bollo.
Considerato tale obbligo, la denuncia di “modificazioni”, delle armi inserite in collezione, può essere già di per sé stessa considerata, nel contempo, come richiesta implicita di depennazione, cui deve conseguire la dovuta presa d’atto dell’Autorità di P.S. con la cancellazione d’ufficio dei pezzi ceduti.
Dunque, non sembrano mancare al Ministero i supporti logico/giuridici che permettano di venire incontro alle aspettative dei collezionisti di armi, la cui passione deve essere assecondata e facilitata, siccome spesso, a proprie spese, riescono a salvaguardare un patrimonio storico che altrimenti andrebbe perduto, considerato lo scarso interessamento dei musei quando si tratti di armi, anche antiche.
Si auspica, quindi, un aggiornamento della circolare del 2006, non essendo necessario attendere ulteriormente una risposta al quesito proposto, quasi dieci anni orsono, all’Agenzia delle Entrate.
Visto il tempo trascorso per prendere una decisione sull’amletico dubbio bollo sì, bollo no, sorge spontaneo richiamare il motto latino ”affrettati con lentezza”, ma, dopo quasi dieci anni, affrettati!..
Nel frattempo, è opportuno ricordare a coloro che si sentono costretti a dover richiedere l’esoso balzello, anche per le variazioni in “detrazione”, in ottemperanza a quanto disposto dalla circolare del 2006, che, per giurisprudenza e dottrina oramai consolidate, “le circolari della P.A. non possono essere in contrasto con quanto stabilito dalle norme statali”, a maggior ragione da norme costituzionali, come l’art. 23, e, quando siano “contrarie alla legge”, ”devono essere disapplicate”, siccome “l’organo inferiore non può ritenersi vincolato da un’errata interpretazione della legge compiuta da un organo superiore”.




Circolare 1998.06.25 n° 559-C-22310.101713 Imposta di bollo per la denuncia di detenzione armi e munizioni

Circolare 1998.06.27 n° 559-C-22310.101713 Imposta Bollo per denuncia di detenzione armi e munizioni


min int

Dipartimento della pubblica sicurezza
Ufficio per l'amministrazione generale
Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale
Area armi ed esplosivi

557/PAS.16121-10171(18)

Roma, 24 novembre 2005

Con la nota del 31 ottobre scorso, codesto studio legale ha richiesto una copia della nota ministeriale V/10/653/97 afferente la questione dei bolli da applicare sulla licenza di collezione di armi. Al riguardo siamo spiacenti di dover comunicare che le indicazioni fornite non sono sufficienti a individuare il documento di interesse.
Sull'argomento in parola, risulta, invece, essere stata diramata una sola circolare, la 559/C.25372.10171 (3), del 15 maggio 1995, della quale se ne trasmette copia.
Si tenga, però, presente che quanto in essa previsto circa la durata della licenza in questione è oggi superato, in quanto il nuovo testo dell'articolo 47 del regolamento del Tulps, così come modificato dal Dpr
311/2001, stabilisce che la licenza di collezione di armi ha carattere permanente.
Ne consegue che, in base a quanto previsto dal Dm 20.8.1992, recante"approvazione della tariffa dell'imposta sul bollo", sono soggetti al pagamento di tale imposta sia l'istanza indirizzata alla pubblica
amministrazione che il successivo atto adottato dall'autorità di ps.
Non sono, invece, da sottoporsi a imposta di bollo le successive comunicazioni inerenti la variazione dei pezzi tenuti in collezione, alla stregua della denuncia di armi prevista dall'articolo 38 Tulps, in quanto
tali atti non possono essere equiparati alle istanze, non dando origine a un procedimento amministrativo, bensì a una mera presa d'atto da parte della pubblica amministrazione.

Firmato: per il direttore dell'area armi ed esplosivi (Giovanni Aliquò):
Vice questore aggiunto Pierluigi Borgioni

MINISTERO DELL'INTERNO - Circolare 557.B/7965-10100.A(11) (testo provvisorio in base a telex dei primi di maggio 2003). Si comunica che con risoluzione n.81/E del 1° aprile 2003, l'Agenzia delle entrate - Direzione centrale normativa e contenzioso - ha fornito risposta, nei termini che di seguito si riassumono, ad una istanza di interpello formulata da questo dicastero, volta a conoscere il trattamento ai fini dell'imposta di bollo dei seguenti documenti: nulla osta all'acquisto di armi e materie esplodenti rilasciato dal questore, ai sensi degli artt. 35 e 55 t.u.l.p.s.; carta europea d'arma da fuoco, di cui all'art. 2 del d. lg. 30 dicembre 1992, n. 527; decreto di iscrizione o di rifiuto d'iscrizone di un'arma nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, notificato ai sensi dell'art. 3, comma 4 del d.m. 16 agosto 1977.
Con con riferimento al nulla osta acquisto armi e materie esplodenti, è stato evidenziato che, a seguito dell'entrata in vigore del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 60l non trovano applicazione le disposizioni concernenti le esenzioni e le agevolazioni tributarie, anche sotto forma di oneri fiscali sostitutivi, diverse da quelle considerate nel decreto stesso ... omissis".
Deve ritenersi pertanto, superata la disposizione degli artt. 33 e 55 del citato t.u,, nella parte in cui si esenta il nullaosta da ogni tributo e si prevede che la domanda è redatta in carta libera. Conseguentemente il nulla osta è assoggettabile all'imposta di bollo, nella misura di euro 10, 33 per ogni foglio ai sensi della. 4 della tariffa allegata al d.p,r. n. 642 del 1972, trattandosi cioè di "atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione delle Stato". Anche la domanda intesa ad ottenere il rilascio del nulla osta è soggetta all'imposta di bollo, nella misura di euro 10,33 per ogni foglio, ai sensi dell'art. 3 del citato d.p.
 
Per quanto concerne la carta europea d'arma da fuoco l'agenzia delle entrate ha ritenuto che seppure il relativo rilascio non rivesta carattere di discrezionalità - connotato tipico delle autorizzazioni di polizia - la stessa sia da configurarsi come un documento necessario per movimentare le armi ivi iscritte in ambito comunitario. da ciò ne consegue la relativa assoggettabilità all'imposta di bollo sia dell'istanza che del titolo stesso, ai sensi dei richiamati artt. 3 e 4 della tariffa allegata al d.p.r. n. 642 del 1972.
 
Infine, in merito al decreto di iscrizione o di rifiuto d'iscrizione di un'arma nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, si è ritenuto che la relativa notifica all'interessato, seppur esatto adempimento di un obbligo procedurale si configuri come atto conclusivo di un procedimento avviato su istanza di parte e, pertanto, la copia dell'avvenuta iscrizione o del rifiuto, consegnata per notifica all'interessato, sia soggetta all'imposta di bollo, ai sensi dell'art- 4 della suddetta tariffa "atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato (...) rilasciati anche in estratto o in copia conforme all'originale..."
Ciò premesso le ss.ll. sono invitate a richiedere, per i suddetti documenti e provvedimenti, dalla data di ricevimento della presente, il tributo fiscale nei termini suesposti, nonché a dare la massima diffusione della presente circolare nei modi ritenuti più opportuni.
Si rappresenta, per completezza, che la risoluzine in argomento è consultabile sul sito internet www.agenziaentrate.it e che si è provveduto ad aggiornare, la relativa modulistica disponibile sul sito www.poliziadistato.it.
Il capo della polizia Oggetto: Istanza di interpello
Imposta di bollo su documenti relativi ad armi e strumenti atti ad offendere
- D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 -

ministero dell'Interno (Documento in fase di trattamento redazionale.

Testo: Con istanza di interpello, concernente l'esatta applicazione dell'imposta di bollo - disciplinata dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 - al nulla osta rilasciato dal Questor e per l'acquisto di armi, alla carta europea d'arma da fuoco, e al decreto di catalogazione delle armi comuni da sparo e' stato esposto il seguente

QUESITO

L'interpellante chiede di conoscere il trattamento ai fini dell'imposta di bollo dei seguenti documenti:
1) nulla osta all'acquisto di armi o materie esplodenti rilasciato dal Questore a privati, ai sensi degli articoli 35 e 55 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773);
2) carta europea d'arma da fuoco, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527;
3) decreto d'iscrizione o di rifiuto d'iscrizione di un'arma nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo notificato ai sensi dell'articolo 3, comma 4 del decreto ministeriale 16 agosto 1977.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE In merito al documento riportato al punto:

1), il Ministero dell'Interno fa presente che gli articoli 35 e 55 del T.U.L.P.S. dispongono il divieto di vendere o cedere armi o materie esplodenti a privati che non siano muniti del nulla osta all'acquisto rilasciato dal questore. Ritiene esenti dall'imposta di bollo il nulla osta e l'istanza per ottenere il rilascio dello stesso per il disposto dell'articolo 3 della tabella allegato B al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, il quale, tra gli atti esenti in modo assoluto dall'imposta di bollo, include "anche quelli (atti, documenti, provvedimenti) dei procedimenti in materia di Pubblica Sicurezza".

Circa la fattispecie indicata al punto:

2) l'interpellante fa presente che la carta europea d'arma da fuoco e' stata istituita con decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527 (in attuazione della direttiva CEE 91/477 del 18 giugno 1991, in materia di controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi) ed e' disciplinata dal regolamento di esecuzione adottato con decreto interministeriale 30 ottobre 1996, n. 635. Ritiene non dovuta l'imposta di bollo per il rilascio di questo documento poiche' "e' uno strumento ricognitivo volto alla individuazione di coloro che (...) possono movimentare le armi in ambito comunitario"; infatti, il presupposto per ottenere la carta europea "e' che il richiedente sia munito di un titolo autorizzatorio ad hoc che viene iscritto sulla carta".

Per quanto concerne la fattispecie prospettata al punto:

3), il Ministero dell'Interno ritiene che la copia del provvedimento adottato a seguito della richiesta di iscrizione nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, consegnata per notifica non sia soggetta all'imposta di bollo poiche' non integra "la fattispecie prevista dall'articolo 4 del citato D.M. 20 agosto 1992".


RISPOSTA DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Relativamente ai chiarimenti chiesti si ritiene che la soluzione interpretativa prospettata dal Ministero dell'Interno non e' condivisibile.

Per quanto concerne il documento evidenziato al punto 1), la scrivente, considerato che gli articoli 35 e 55 del T.U.L.P.S. vietano di vendere o cedere rispettivamente armi o materie esplodenti di qualsiasi genere a privati che non siano in possesso di nulla osta rilasciato dal Questore, osserva che la disposizione degli articoli richiamati che esenta da ogni tributo il nulla osta e prevede la redazione in carta libera della richiesta per ottenerne il rilascio, non e' applicabile. Infatti l'articolo 42 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 dispone: "Con effetto dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate e cessano di avere applicazione le disposizioni concernenti esenzioni e agevolazioni tributarie, anche sotto forma di regimi fiscali sostitutivi, diverse da quelle considerate nel decreto stesso o in altri decreti emanati in attuazione della legge 9 ottobre 1971, n. 825 ...". Inoltre, il nulla osta in questione non e' riconducibile all'articolo 3 della tabella allegata al D.P.R. del 26 ottobre 1972, n. 642 che prevede l'esenzione dall'imposta di bollo in modo assoluto per "gli atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare ...". Infatti a parere di questa direzione centrale i procedimenti di pubblica sicurezza sono quelli individuati dal titolo I, capo I (Delle attribuzioni dell'autorita' di pubblica sicurezza e dei provvedimenti d'urgenza o per grave necessita' pubblica) e capo II (Della esecuzione dei provvedimenti di polizia) del T.U.L.P.S., risultano quindi escluse le autorizzazioni di polizia di cui al capo III (Delle autorizzazioni di polizia) che rientrano, infatti, tra le attivita' di polizia amministrativa.

Il nulla osta in argomento ha lo scopo di rimuovere il limite genericamente imposto all'acquisto di armi o materie esplodenti; si tratta quindi di un atto amministrativo che permette ad un soggetto l'esercizio di un diritto che il legislatore, per motivi di sicurezza pubblica, ha inibito in assenza di determinate contingenze.
Da cio' consegue l'assoggettamento del nulla osta all'imposta di bollo, nella misura di Euro 10,33 per ogni foglio, ai sensi dell'articolo 4 della tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972: "atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato ...".   Anche la domanda volta ad ottenere il rilascio del nulla osta e' soggetta all'imposta di bollo, nella misura di Euro 10,33 per ogni foglio, ai sensi dell'articolo 3 della citata tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972, "... istanze, petizioni, ricorsi (...) diretti agli uffici (...) dell'Amministrazione dello St ato (...) tendenti ad ottenere l'emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti, copie e simili".
In merito al documento evidenziato al punto 2), preliminarmente si osserva che il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, emanato in attuazione della direttiva CEE 91/477 del 18 giugno 1991, disciplina le modalita' di rilascio della carta europea d'arma da fuoco definita all'articolo 1, comma 4, della citata direttiva CEE come "un documento rilasciato dalle autorita' degli stati membri alla persona che diviene detentore e utilizzatore legittimo di un'arma da fuoco, su richiesta della stessa".

Il rilascio della carta europea, pur non avendo carattere di "discrezionalita'" - connotato tipico delle autorizzazioni di polizia - e' da configurarsi, a parere di questa Direzione Centrale, come un documento necessario, rilasciato a seguito d'istanza del privato; infatti "tale carta deve essere sempre in possesso di chi utilizza l'arma"(art. 1, comma 4, della ripetuta direttiva CEE). Pertanto, questo documento e' soggetto all'imposta di bollo ai sensi del gia' citato articolo 4 della tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972.
Vale la pena precisare che anche l'istanza per ottenerne il rilascio deve essere presentata in bollo ai sensi dell'articolo 3 della citata tariffa. In merito al documento riportato al punto 3) si osserva che la notifica all'interessato dell'avvenuta iscrizione, ovvero del rifiuto dell'iscrizione delle armi nel "catalogo delle armi comuni da sparo", seppur "esatto adempimento di un obbligo procedurale", si configura come atto conclusivo di un procedimento avviato su istanza di parte. Pertanto, la copia dell'avvenuta iscrizione o del rifiuto consegnata per notifica e' soggetta all'imposta di bollo ai sensi dell' articolo 4 della tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972, "atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato (...) rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale ...".

La presente risoluzione viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 5, del decreto ministeriale 26 aprile 2001, n. 209, in risposta all'istanza d'interpello presentata alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dal Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Ministero

Ministero dell'Interno 559/C.22310-10171(3) del 27 giugno 1998
Imposta di bollo per la denunzia di detenzione di armi e munizioni