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Potere d'arresto tra mito e realtà.
di: Tiropratico.com

Il tema è sempre acceso anche dopo decenni che lo si è affrontato; oggi poi che la legittima difesa sembra entrata a tutto regime nelle nostre case la domanda non sembra certo banale: "quale è la munizione migliore per la difesa ?".
Nnon si è mai sopita e forse non lo sarà mai la domanda dentro il cuore di ogni possessore di un arma. L'eterna discussione tra i fautori del grosso calibro e gli amanti del proiettile ultra veloce, o tra chi usa palle espansive e chi caccia con le monolitiche è sempre sul tavolo del sapere, sul bancone del bar, tra i cacciatori ma anche tra gli sportivi insomma, in tutti i luoghi dove, tiratori, cacciatori, ricaricatori si ritrovano a parlare di cartucce e armi.

Troppo spesso si confondono e si mescolano in questo modo, non solo teorie, ma calibri, armi, modi di dire, leggende metropolitane, letture e ricordi più o meno confusi, qualche volta qualcuno porta le proprie prove sperimentali prodotte in modo roccambolesco e approssimativo spacciando tutto per la perfezione di una ricerca balistica senza possibilità di errore. I più tendono a credere a chi ha qualche anno in più altri fortunatamente non si fanno intimorire e raggirare.

Ora, ... se aggiungessimo la nostra teoria la frittata sarebbe fatta, ma non è nel nostro stile, tanto più dobbiamo fare luce cercando di sfatare ma ancor più di chiarire il tema di questo articolo, lasciano a ognuno trovare con il proprio cervello il giusto punto di equilibrio.

Iniziamo con il chiarire un concetto base su cui tutti fanno riferimento, la potenza o l'energia di una munizione, per l'esattezza del proiettile sparato da un arma contro un bersaglio, quella potenza che esso scarica all'impatto. Il calcolo per trovarla, lo abbiamo già detto, è semplice e ci fornisce l'energia in kilogrammetri del proiettile in volo, questa si calcola moltiplicando la velocità in metri al secondo per se stessa (velocità al quadrato), il risultato poi va nuovamente moltiplicato per il peso del proiettile in grammi quindi questo ultimo risultato va diviso per 19620 (2000 volte l'attrazione di gravità); si avrà così un numero che è pari all'energia in chilogrammetri di quel dato proiettile e quella data velocità.

Questa "energia" è essenzialmente l'energia / lavoro che possiede il proiettile. Nella teoria balistica un kilogrammetro è l'energia / lavoro che ci vuole per sollevare un Kg. ad un metro da terra. E' l'energia che quel kilo possiede e può scaricare a terra se lasciato andare. Però se spariamo ad un peso da bilancia tentando di spingerlo ad un metro di altezza, bene non ci riusciremo ! Perchè ? Perchè un proiettile .45" che possiade in media 50 kilogrammetri di energia se sparato in un masso di soli 40 Kg. non lo sposta nemmeno di un millimetro ?

Il mito della cartuccia che ferma un auto in corsa lo sfatiamo subito.
Sarebbe un offesa per tutti coloro che sono caduti nell'errore di crederlo, quindi spieghiamoci. Torniamo al nostro proiettile, di qualsiasi calibro e forma sia, esso colpendo una superficie dura (o abbastanza da non permettrne la perforazione completa ma l'arresto del proiettile), scarica su di essa l'energia che possiede, innanzi tutto lo fa solo nel punto d'impatto e di cavitazione, circoscritto a quell'area stessa, oltre a una perdita di energia enorme all'impatto(anche il 70...80% dell'energia viene posseduta in deformazione, calore, suono), ciò che rimane spinge il proiettile oltre il punto di primo impatto (se il proiettile stesso non si è disintegrato all'istante).

Pensiamo allora a un proiettile in acciaio duro, egli impatterà con la sua energia scaricandola nell'area d'impatto stessa, ci sarà sempre una perdita per calore, suono e deformazione anche del bersaglio stesso, ma inferiore a quella di un proiettile più morbido, a quel punto il bersaglio (la sua superficie) dovrà rispondere deformandosi, forandosi, spostandosi. Nella realtà sparando un proiettile di questo tipo contro una grande pietra dura, all'impatto parte dell'energia servirà a scalfire la pietra, spostando energia alle schegge che schizzano via, parte sarà persa in calore e il resto andrà via con il proiettile che rimbalzerà, questo dimostra che dalla teoria alla pratica c'è comunque sempre una differenza non da poco. Nel disegno qui a sinistra (completamente teorico e i cui dati servono solo per semplificare le nostre spiegazioni ma nulla hanno a che fare con quelli reali), vediamo come l'energia finisca per dividersi e sprecarsi. Eppure anche cosi il bersaglio non si muove se pur più leggero.

Chi ha sentito parlare del pendolo balistico sa che un secolo fa circa, l'energia dei proiettili veniva valutata con questo sistema, sparando cioè cu un bersaglio sospeso e capace di oscillare spinto dall'energia d'impatto del proiettile. Cosi un proiettile 9mm. poteva spostare un cassone di sabbia pesante 1,5 kg. oltre 40 cm. in avanti. Lo spazio percorso dalla cassa indicava l'energia dei proiettili. Lo stesso non avverrà se la stessa cassa sarà appoggiata per terra o su un basamento fisso, chiaramente perchè l'energia per attrito sarà molto superiore all'energia residua del proiettile dopo l'impatto. Comunque anche il calcolo con il pendolo non era privo di errori.

Diverso risultato si ha se il proiettile invece di rimbalzare, penetra nel bersaglio. (nel pendolo il proiettile si conficca in profondità spostandolo). L'energia posseduta, dopo aver perso quella per impatto e calore, spinge in avanti il bersaglio stesso fino al completo arretarsi del proiettile o alla sua fuoriuscita da altro punto. Durante questo "perforamento" il proiettile continua a perdere energia calorifica e il bersaglio ne assorbe molta per modificare il suo interno (cavità). L'energia che rimane, spinge in avanti il tutto, proiettile e bersaglio, ma a guardare bene, sulla quantità di energia posseduta all'arrivo, quella ceduta in lavoro per spostare effettivamente il bersaglio è proprio poca. Non dimentichiamo in ultimo, la grande inerzia del bersaglio stesso che da zero deve essere accellerato alla velocità di spostamento, se però il proiettile si arresta o si deforma completamente prima che questo avvenga, lo spostamento può essere quasi inesistente, perchè l'energia scaricata rapidamente finisce ancor prima di aver avviato il movimento del bersaglio. (pendolo)

Chi ora si chiede: "ma allora quale è il miglior proiettile per difesa ?", non ha capito nulla e dovrà rileggere tutto da capo... infatti per la difesa andrebbe benissimo sia il proiettile che ha rimbalzato nella nostra prova, che quello che è penetrato deformandosi.
Confusi ?
Probabilmente si, ma solo perchè non si possono mescolare energie pure calcolate teoricamente e provate su bersagli rigidi, con teorie difficilmente sperimentabili da applicare a uno scopo nel quale entrano in gioco tutta una serie di incognite e di fattori spesso imponderabili, che possono modificare il risultato balistico di uno stesso proiettile con la stessa energia, sparato due volte anche se sullo stesso bersaglio. Pensiamo allo stesso proiettile che impatta con angolo diverso, in un poligono può non avvenire ma in uno scontro armato si.

Non è esatto dire che un .45" è migliore per la difesa di un .22", dato che entrambi possono perforare il cuore di un essere umano o il cranio, arrestandone la vita istantaneamente. Entra quindi in gioco uno dei fattori principali della difesa, da cui poi si ricava lo Stopping Power, (il potere d'arresto di un proiettile): il piazzamento del colpo.

Come possiamo dire che un proiettile 9mm. che ha ucciso colpendo al cranio un essere vivente fulminandolo, sia migliore di un .22 che non è andato a segno ?? Potremmo del resto dire che un .22" che ha ucciso perforando il cuore di un famigerato "gangster", sia meglio di un .45" che ha perforato solo una coscia, o che entrando nel petto, fortunosamente non ha toccato organi vitali ??

Come possiamo affermare che una munizione o che un proiettile sia migliore per difesa di un altro ? Grazie al suo potere d'arresto calcolato a tavolino, ma sarebbe meglio, provato in pratica (cosa non sempre possibile).

L'unico modo per determinare quale sia la munizione migliore per la difesa, consisterebbe nello sperimentarla direttamente sul bersaglio vivente, cosa poco ortodossa, anche se nel passato furono fatti esperimenti su bovini da macello, ma questi assomigliano poco alla fisionomia umana, per cui fu tutto abbandonato anche per le proteste degli animalisti. Ci si è quindi sempre e solo basati sui risultati dei conflitti a fuoco che però non hanno grande valore perchè ognuno di essi è un caso a se e può solo apportare una semplice testimonianza alla nostra ricerca ma non può essere preso quale parametro esatto. Nel conflitto mondiale fu stabilito che il nostro fucile in 6,5mm.Carcano era poco adatto per il suo limitato potere d'arresto, eppure nessuno è mai scampato alle fucilazioni comminate con tali fucili .... se ci si fosse basati solo su quelle, l'arma e la cartuccia sarebbero apparse sicuramente ottimali, visti i risultati.
La .38 Special è sempre stata indicata come un ottima munizione per difesa cosi come la .38 super auto. Eppure nella guerra d'Indocina, queste munizioni erano incapaci di arrestare i soldati imbottiti di droga che si gettavano all'attacco contro i soldati USA.

Quindi se pur esistano formule per calcolare lo "stopping power" di un proiettile, questo valore può essere preso solo quale fattore base e teorico per la scelta di una munizione da difesa, in seguito e nell'uso della stessa, lo "stopping power" che è racchiuso in quella munizione, deve essere concentrato perfettamente sul bersaglio per non perderne gran parte e ritrovarsi con una munizione che, apparentemente, non ha funzionato. Uno dei più semplici esempi può essere portato con la cartuccia .25 acp (6,35 B.) capace di uccidere con estrema semplicità una persona perchè capace di raggiungere il cuore se usata a distanza sufficientemente breve, ma incapace di farlo alla stessa distanza se il bersaglio è vestito pesantemente, magari con un giubbotto in pelle o cuoio, che ne rallenta enormemente la velocità dopo l'impatto.

Quindi il valore dello "stopping power" deve essere preso come un qualcosa contenuto nella cartuccia, ma che poi deve essere sfruttato al meglio perchè possa dare tutti i suoi frutti. Chi decide per la difesa con una 7,65 B. sa di avere a disposizione una certa capacità d'arresto e deve regolarsi di conseguenza cosi come chi sceglie una .45" per altro con il problema di avere un arma meno maneggevole e più pesante.

D'ora in poi, quando parlerete di difesa e munizioni con i vostri amici di tiro, ricordate quanto avete letto e non mettete mai in dubbio nulla, perchè di veramente sicuro non c'è nulla, se non la vita o la morte.

 

 

 

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