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Potere d'arresto un mito da sfatare.
Nuova teoria sullo Stopping Power

La discussione che più infervora gli animi degli appassionati e degli studiosi di criminologia e di scienze balistiche è sicuramente quella sugli effetti delle munizioni impiegate in ambito difensivo. Dato per certo che in campo civile l'uso di un'arma è solitamente inteso quale "sportivo", lo scopo principale dell’uso di una munizione è quello di fare una rosata quanto più stretta possibile nella serie di colpi sparati, ma l’interruzione dell’attività criminale di un malvivente, spesso riempie i discorsi dei tiratori nei poligoni e fuori. I discorsi si accentuano su quale sia la miglior munizione, capace di arrestare un malvivente e quindi non è l’effetto letale che si ricerca, tutto sembra girare intorno al Potere di Arresto (o Stopping Power nella lingua anglosassone). Sono innumerevoli i testi e le teorie che si sviluppano intorno a questo concetto all’apparenza semplice. Sono ben noti gli esperimenti balistici fatti con i più disparati materiali che potessero riprodurre le caratteristiche fisiche del corpo umano, per tutti ricordiamo l’utilizzo dell’argilla e della gelatina balistica, per definire quale tipo di munizione può fregiarsi del titolo di miglior "Stopping Bullet". Eserciti interi e forze di polizia hanno visto le loro armi di ordinanza cambiare radicalmente sotto la bandiera dello Stopping Power. Ultimo caso l’adozione del calibro .40 Smith & Wesson a seguito del famosissimo scontro a fuoco avvenuto a Miami nell’aprile 1986, dove due banditi hanno sparato su otto agenti di polizia neutralizzandoli. La stessa CIA conduce tuttora esperienze e possiede il più grande database sui conflitti a fuoco del mondo. Fu lei stessa a redigere una relazione che confermava che il 20% dei soggetti colpiti da armi da fuoco moriva non per le ferite riportate ma dal solo fatto di essere stati colpiti che induceva la mente e l'organismo ad un totale abbandono delle attività vitali sotto lo shock del colpo ricevuto. Anche l’esercito USA ha ultimamente abbandonato la fida cal. 45 ACP in favore della più moderna 9 Parabellum, benché il recente progetto SOCOM preveda l’adozione di una pistola "offensiva" camerata nel vecchio .45 ACP. Ma ricordiamo che la 9mm. Parà è tra le più vecchie e usate munizioni al mondo oltre che tra le più usate dagli eserciti del globo. 

Adesso che la nuova legge italiana vieta le munizioni ad espansione anche per la difesa privata, cosi sembra che per difesa personale l’unico calibro che debba essere adottato è il vecchio e grosso .45, ma perchè? 

Qualcuno si è chiesto se le munizioni a testa cava, hollow-point, aumentano il potere di arresto? O se il piazzamento del colpo è invece il fattore chiave? E' meglio un proiettile lento e grosso o uno piccolo e velocissimo ? E’ veramente superiore il .38 Special in caricamento +P al .45 ? E perchè tutti gli eserciti hanno dismesso il potente .308 Win. per il più piccolo ma veloce .223 Rem. e poi improvvisamente lo hanno riadottato? Perchè improvvisamente, anche per la caccia, si riscoprono caricamenti Hi-Velocity, o le "arcane" meglio chiamate THV (tre houte vitesse) ?

Vediamo di analizzare un dato considerato inconfutabile da tutti,  cioè che le munizioni hollow-point aumentano il potere di arresto. Come si fa a dirlo? Lo si può provare? La risposta è no ! Ma può essere vero addirittura il contrario. 

Tutte le teorie sullo Stopping Power non possono essere provate, o almeno un modo ci sarebbe, ed è colpire un gran numero di esseri umani e vedere quanti cadono, ma questo è sicuramente inaccettabile e disumano, tanto meno eseguire esperimenti, come fece la stessa CIA, su animali da macello. Ma vediamo di arrivare a qualche conclusione attraverso il ragionamento.

 Generalmente si considera come comportamento ideale della munizione, il fermarsi a pochi millimetri dall’uscita dal corpo colpito, in modo che tutta la sua energia venga ceduta nel passaggio all’interno senza sprecarla continuando la corsa all’esterno. Ma questo è vero? Alcuni fattori determinano in ogni caso lo Stopping Power e uno di questi è la velocità. Quindi tra proiettili uguali come peso, forma eccetera, quello con velocità più alta avrà maggiore Stopping Power. 

Per facilitarne la comprensione allora considerate questo: un proiettile che viaggia a 1200 piedi al secondo (365 mt/sec), con energia di 54 Kgm. (peso 8 grammi), entra nel corpo e per la prima breve parte prosegue a 1200 per poi decelerare sino a fermarsi a pochi millimetri dalla superficie opposta a quella da cui è entrato: è chiaro che nella parte terminale della corsa la velocità è ridotta quasi a zero, quindi si comporta in maniera ideale dal punto di vista dello Stopping Power scaricando interamente i 54 Kgm. Adesso considerate un’altro proiettile che viaggia a 1200 piedi al secondo e colpisce e attraversa il corpo alla stessa velocità costante fuoriuscendo dall’altra parte e continuando la sua corsa, portando con se i suoi 54 Kgm. Se la velocità è importante, non dovrebbe esserlo per tutto il percorso che effettua nel corpo? Non è per questo che i cacciatori di grosse prede usano munizioni "solid" e che quando una di queste si deforma nella preda, viene considerata difettosa? Il primo proiettile ha scaricato 54 Kgm. di energia nei primi centimetri di attraversamento, decadendo in seguito fino a fermarsi, il secondo proiettile ha continuato a scaricare l'energia posseduta per tutto il suo percorso, energia servita per spostare il materiale che gli impediva di continuare la sua corsa, egli a scaricato 54 Kgm. all'entrata e 54 all'uscita del tramite attraversato, spostando molto più materiale del primo proietto. Allo stesso modo l’esame di come vengono prodotte le auto è illuminante. Una volta le macchine erano grosse e solide e quando colpivano un palo della luce era questo che si spezzava mentre l’auto rimaneva intatta. Adesso invece al più piccolo urto le deformazioni sono impressionanti e i pali della luce rimangono dritti. Possiamo dire che le auto di oggi sono soft-point. La teoria è che la forza dell’impatto debba essere assorbita dall’auto e non dal palo o peggio dagli occupanti all’interno, quindi un proiettile che si deforma a fungo all’interno del corpo non cede energia bensì la assorbe. Pensiamo un attimo a quanta energia è necessaria per deformare in tale modo un proiettile. 

Il discorso però ora si divide, qui entrano in gioco anche altri fattori, come l'espansione nel tramite del proiettile, la cavitazione, ecc., ma lasciamo per un attimo queste teorie balistiche per affrontarle in un secondo tempo.

Prendete adesso un sasso ed una pallina di plastilina del medesimo peso e lanciateli contro qualcuno: alla stessa velocità avranno la stessa energia. Quale farà più male? Il sasso, perché non assorbirà alcuna energia nel deformarsi, spiaccicarsi o altro. Se i proiettili deformandosi non cedono energia, forse per difesa dovremmo usare le munizioni "solid" dei cacciatori da safari! La velocità è quindi importante, ma quanto? Certo non è tutto, altrimenti un calibro .22 Hornet sarebbe un migliore Stopper del .458 Magnum. ed è proprio qui che entra in gioco la cavità provocata dal proiettile nel bersaglio selvatico. Pensiamo ad un animale resistente come un elefante o un rinoceronte, sparargli con una .22Lr. è da folli, questa non penetrerebbe che pochi strati di pelle. Usare un .475 Nitro Ex. è sicuramente una scelta sensata. Ma se anche sparando questa munizione colpissimo l'animale in modo non mortale ? Anche questa sarebbe una munizione inadatta ? No ! Allora torniamo alla .22, se colpissimo al cuore l'animale e la palla avesse energia quanto basta a perforare l'intera cassa toracica del selvatico, lo ucciderebbe ? Si ! (anche se non fulminandolo). Ora sappiamo che a tutte e due le munizioni è mancato qualcosa, la precisione del tiro e l'energia per perforare l'intero selvatico.

Chi ha provato a sparare a piccola selvaggina con munizioni calibro .17 a 4000 piedi al secondo (1.200 mt/sec). Si è rilevato che di contro alla altissima velocità (Mach 5) si riscontrava un bassissimo Stopping Power, con gli animali che se ne andavano via sulle proprie gambe. Allora il piazzamento del colpo è determinante al di la del calibro e della munizione stessa, ma se cosi fosse basterebbe usare un calibro .22 e sparare accuratamente. Sfortunatamente vi sono innumerevoli casi di persone che hanno colpito nel segno con piccoli calibri e i loro oppositori non si sono fermati. La lunga strada della ricerca per il perfetto Stopping Power passa per tantissimi casi di colpi a segno e bersagli non fermati. Un ragazzo coinvolto in una rissa fu colpito alla schiena da un calibro .22: nessuno se ne accorse sino a che il giorno dopo fu trovato morto a letto. Il colpo era stato messo a segno perfettamente ma lo Stopping Power era stato nullo. Possiamo quindi dare un primo "volto" allo Stopping Power, esso deve provocare uno shock capace di arrestare l'aggressore istantaneamente se colpito. Un altro caso è quello di un regolamento di conti per droga dove con un cal. 25 ACP (6,35) un malvivente ha colpito alla nuca tre rivali stesi per terra: due sono morti all’istante mentre il terzo fingendosi morto è scappato poco dopo. Ve lo sareste immaginato un effetto simile se fosse stata usata una .357 Magnum invece della 6,35 mm? Ed ecco il volto dello Stopping Power farsi più chiaro, la munizione deve essere capace di penetrare in profondità nel bersaglio. Quindi non esiste un fattore principale ma tre fattori indispensabili: energia/velocità, piazzamento del colpo e capacità lesiva, quest'ultima data da proiettili capaci di espandere gradualmente il loro diametro, provocando cavità superiori al calibro originario. Ricordiamoci che l’analisi che conduciamo è per la ricerca dello Stopping Power, non degli effetti letali. Nessuno vedendo un corpo esanime può stabilire per quanto tempo ha combattuto dopo essere stato colpito. Se l’indagine va fatta su casi accaduti, bisogna rendere uniformi le condizioni nelle quali si svolge la prova. La munizione A ha colpito la persona B uccidendola, mentre la munizione C ha colpito la persona D senza fermarla. Possiamo dire che la munizione A è più efficace della C? No, se andiamo a vedere che la persona B ha 65 anni mentre la D è un lottatore di sumo venticinquenne. Vi sono infatti così pochi casi di studi statistici delle variabili di influenza esistenti che non sarà mai possibile trarre delle conclusioni statisticamente e scientificamente esatte. 

Per esempio considerate il caso realmente accaduto di un poliziotto che, avendo fermato un’auto rubata, veniva colpito in pieno petto dal guidatore con una cal. 32 (7,65) e rispondendo al fuoco scaricava la sua .45 d’ordinanza addosso al ladro fulminandolo. Nella nostra indagine statistica possiamo dire che il cal .32 ha dato un basso Stopping Power ma non possiamo certo affermare la netta supremazia della .45, essendo stati sparati ben sei  colpi e nessuno sa quale ha effettivamente ucciso il malvivente. Inoltre abbiamo bisogno di una esatta definizione di potere di arresto tenendo sempre presente che non parliamo di letalità e che quindi ci interessa solo che venga interrotta nel più breve tempo possibile l’attività criminale. Come sappiamo dallo svolgimento dei processi, i testimoni sono poi inattendibili in questi casi. 

Vediamo ancora l’esempio di uno scontro a fuoco tra un bandito e due poliziotti dove il bandito (armato con una .32) rimase ucciso e uno dei poliziotti fu ridotto in fin di vita. Quest’ultimo dal suo letto di morte giurò di aver colpito il bandito prima di cadere. E infatti venne trovato nel cranio del malvivente un proiettile, ma quando fu rimosso si rivelò essere un cal. 32: il bandito si era sparato da solo in testa. L’ultima analisi per poter trarre delle conclusioni accettabili statisticamente bisogna avere: 1) ampio numero di casi; 2) persone delle stesse caratteristiche (peso, altezza, etc.); 3) colpi piazzati allo stesso punto con lo stesso modo; 4) stessa munizione e velocità; 5) ripresa a videotape delle scene. Dato che queste condizioni non potranno mai verificarsi, gli unici strumenti che ci restano sono il cronografo, le autopsie, il computer e la vecchia cara gelatina balistica, il tutto unito a una buona dose di tradizionale buon senso e scetticismo. Non si può affermare a priori che una .44 Mag. è meglio di una 9x21, se diamo la "44" ad un principiante e la "9" ad un esperto di tiro ecco che la nostra tesi precipita dritta nel secchio della spazzatura. Non possiamo affermare di conseguenza che un proiettile espansivo sia meglio di uno incamiciato. Del resto entrambi possono avere la stessa energia, essere dello stesso calibro e dare addirittura risultati uguali: la morte dell'aggressore. E allora quale è stato il migliore proiettile ?, quale dei due ha avuto il miglior Stopping Power ?

Lo Stopping Power è la capacità nell'insieme munizione-arma-tiratore, di assicurare l'immediato arresto fisico di un atto criminoso portato alla persona che si difende. Questo "stop" (stopping) che riceve il malvivente è l'insieme del lavoro di squadra che la munizione e l'arma fanno con chi la usa formando un "potente" (power) muro per l'aggressore. Quindi al di la del calibro, dell'arma e dell'uso, l'esatta combinazione dei fattori descritti determina uno Stopping Power non calcolabile sulla base delle semplici energie fisiche in gioco, ma sullo studio e l'addestramento di un tiratore e del binomio arma - munizione da lui usato.

Non voglio con questo, togliere nulla alle munizioni espansive, a quelle THV ne a tutti gli studiosi che per decine di anni hanno studiato sui cadaveri l'effetto di un proiettile, è anche risaputo che i migliori tiratori per la difesa, preferiscono usare calibri cosiddetti "pesanti", capaci di invalidare l'aggressore anche se il colpo non è stato cosi perfetto. E qui entra in gioco il Relative Incapacitation Index RII che è, secondo la CIA, l'integrazione del prodotto PIR (Power Index Rating) tra l'indice medio di vulnerabilità e l'area in sezione della cavità prodotta nel bersaglio, ma spesso confuso per Stopping Power dai più, rimane un'astrazione della mente di qualche esperto balistico che ha voluto a tutti i costi dare sembianze fisiche a qualcosa che non si può, forse, nemmeno ben definire. Perchè è facile definire un proiettile più incapacitante di un altro, ma sulla carta, nella realtà le cose spesso di capovolgono nettamente.

Possiamo ora solo affermare con sicurezza che se un'arma è potente, un proiettile sufficientemente espansivo, veloce e il tiratore capace, il loro Stopping Power è molto elevato e può variare cambiando uno di questi tre fattori, ma sulla base di un secondo tiratore nelle stesse condizioni, ecco che due tiratori esperti possono trovarsi diametralmente all'opposto se uno è armato di .22 e uno di .45, ma solo sul fattore RII la capacità di incapacitazione della munizione, nel caso entrambi colpiscano parti non vitali l'uno dell'altro, altrimenti tutti e due possono uccidere l'altro con la munizione assegnata e l'arma a disposizione, con pieno Stopping Power.

Un ultimo esempio di come lo Stopping Power sia un fattore diverso da quello sempre ritenuto fino a oggi da molti lo si ha guardando l'armamento delle forze armate (come già accennato) passato dal pesante .308 al più leggero .223, eppure questo ha sicuramente (secondo le vecchie teorie) meno Stopping Power del primo. Già, ma si è capito anche che un tiratore poco addestrato ha bisogno di piazzarlo quel benedetto proiettile perchè lo Stopping Power possa funzionare, quindi munizioni più piccole ma in questo modo, una quantità di proiettili esplosi in un tempo relativamente breve e uno spazio altrettanto ristretto, che assicura ad almeno uno di quei tanti proiettili, di raggiungere il bersaglio in un punto vitale. Anche il cacciatore da anni usa sparare "pallettoni" al selvatico più veloce, assicurandosi la preda con più facilità, quindi maggior Stopping Power, dato sempre dal binomio munizione-arma e tiratore. Non per niente i cecchini sono rimasti al buon .308 Win (7,62x51 Nato), a loro basta un semplice colpo piazzato, quel colpo deve eseguire il lavoro sul bersaglio e una munizione potente lo garantisce. Qualcuno dirà ora: "ma allora il .308 ha più Stopping Power del .223" ! Si, ma se a spararli saranno per entrambi due tiratori con le stesse capacità, se diamo il .223 al cecchino e il .308 al fante con scarso addestramento da che parte penderà la bilancia dello Stopping Power ?

S.Bruno


Potere d'arresto un mito da sfatare.
- seconda parte -

Dopo quanto espresso precedentemente, ora vediamo praticamente cosa succede nella realtà dell'uso di un arma.

E' più che appurato oramai che il piazzamento del colpo sul bersaglio è essenziale per arrestare un eventuale aggressione, ne sono prova i fatti recentemente avvenuti negli USA, in cui l'aggressore pur colpendo ripetutamente al corpo l'aggredito con armi a fuoco, quest'ultimo riusciva ugualmente a sottrarsi all'aggressione e in quasi tutti i casi a salvarsi raggiungendo l'ospedale per le cure mediche.

Ne hanno prova più concreta e alla nostra portata i cacciatori, in special modo quelli che cacciano il grosso selvatico terrestre. Per questi robusti animali, l'importanza della precisione del tiro e la capacità lesiva del proiettile unita ad una sufficiente energia diventa un insieme di importanza essenziale per evitare di perdere l'animale colpito che poi sicuramente morirà chissà dove.

Ma sappiamo che la sola energia impressa al proiettile non sempre è essenziale per giudicare la bontà di una cartuccia, errore fatto spesso da cacciatori e tiratori è proprio questo; scegliere un'arma  e il suo calibro solo sulla convinzione che se la munizione è potente farà "strage" di selvatici. Ma nella realtà poi si scopre che molto più spesso un'arma "troppo" potente si usa male e non raggiunge affatto il risultato sperato o voluto. Sappiamo tutti che è più comodo e meno stressante sparare con un 222 che con un 300Magnum e ciò è perfettamente valido anche per la caccia, ripetere più colpi con una munizione di potenza contenuta è più facile, veloce e preciso che fare la stessa cosa con una munizione troppo potente, per non parlare dei risultati che alle brevi distanze, su cui solitamente si intercettano i bersagli, sono discutibili e spesso inefficienti a confronto di altre munizioni come quelle per canna liscia che risultano allora migliori sotto ogni aspetto.

Per tutti i casi comunque, il piazzamento del colpo è essenziale, infatti se pensiamo ad un colpo che perfori il cuore dell'animale, sappiamo che questo verrebbe arrestato quasi istantaneamente, sia che il colpo è in 222 o in 700Nitro Express (oggi una delle più, o la più potente cartuccia per caccia). A diversità di calibro e di potenza, si raggiunge lo stesso risultato, la fulminea morte del selvatico. Ma  a quale costo ? In ordine di soldi, molti euro di differenza tra il costo di una 222 circa 0,80/1,00 euro a cartuccia, contro i 5,00 $ (ma in Europa anche 10,00/15,00 euro c.u.), ma non solo, con pochi grammi di piombo e di polvere per la prima si contrappone un'enorme quantità di piombo e polvere letteralmente sprecata con l'uso della seconda. E' come se per andare da Milano a Roma, andando a 100Km/h di media, usassimo una Fiat con motore da 1000cc. o una Ferrari da 5000cc., in entrambi i casi raggiungiamo Roma con lo stesso tempo ma il consumo di benzina è sicuramente diverso, direi proibitivo se usiamo una Ferrari.

Si dice "tutta energia sprecata" ed è vero. Ecco che la scelta dell'arma / munizione diventa essenziale e deve basarsi sul tipo di caccia, dul terreno in cui si svolge e sull'esperienza del cacciatore nel tiro e nell'uso di una data arma. Aggiungiamo a questo la trasportabilità dell'arma stessa, il cacciatore che si muove ha bisogno di un'arma leggera con canna corta, colui che rimane all'aspetto in una zona di bosco folto avrà bisogno di un'arma multivalente come sono le armi a canna liscia, capaci di sparare munizionamento diversificato ( palla unica - spazzata) quasi contemporaneamente e colui che rimane in radure esposte con grandi campi visivi si armerà di un fucile capace di portare con precisione il colpo a lunghe distanze. Insomma possiamo avere oggi un'infinità di armi disponibili per ogni esigenza e tutte capaci di eseguire bene il compito per cui sono state progettate purchè il cacciatore sia capace di colpire con precisione il bersaglio.

Ma colpire un bersaglio in movimento come un'animale selvatico che corre in un bosco folto evitando di essere catturato non è cosa da poco, qualcuno auspicherebbe una mitragliatrice in questi casi e non certo per un suo potere d'arresto indicativo della munizione sparata, ma per la capacità di fuoco di cui è capace. E qui torniamo al discorso che in precedenza è stato fatto, cioè che non è la singola munizione a fare il P.A. ma l'insieme munizione - arma - tiratore a farlo.

Ma un'altro aspetto mai preso in considerazione fa parte di questo ampio tema sul potere d'arresto; quando si spara, il selvatico tende a sfuggire, a schivare o accelera all'infinito la sua corsa allontanandosi dal punto di rumore, questo accade anche in un conflitto a fuoco, dove per istinto al rumore di uno sparo si tende ad abbassare la testa, a cercare rapidamente un riparo, a gettarsi in terra o dietro un muro o un'auto. Ecco che se il primo colpo non raggiunge affatto il bersaglio, il secondo difficilmente ci riuscirà. 

Questo è un caso banale in cui la prima cartuccia sparata ha maggior P.A. della seconda, o almeno ha maggiore possibilità di raggiungere il bersaglio. Ecco confermata la teoria per cui la munizione più potente o più grossa di calibro, ha più potere d'arresto (P.A.), questo è legato ad una serie di avvenimenti o di situazioni che portano ad indicare un potere d'arresto differente addirittura per una stessa munizione sparata nella stessa arma in due momenti differenti, ma che sono contigui, cioè espressi in tempi separati anche da solo pochi secondi.

Molti "serial-killer" sfruttavano armi in cal. 22lr portando a termine i loro assassinii con un solo colpo, sparato a tradimento, a breve distanza ma questo non fa certo della 22lr una munizione con elevato P.A. ma semmai un'insidiosa arma occultabile, viste le sue dimensioni ridottissime e quindi, in rapporto ad una Desert-Eagle, un'arma con un elevato P.A. rapportato a peso e ingombri d'arma.

Ecco che chi si deve difendere dovrà da questo momento, tenere in considerazione anche quanto espresso in queste pagine, senza privilegiare questa o quell'arma, questa o quella munizione solo perchè di grande potenza o perchè su qualche rivesta è stata presentata come la più potente in commercio, le diciture "magnum" o "parabellum" non devono influenzare le nostre scelte. E' invece essenziale un buon allenamento all'uso dell'arma che abbiamo acquistato, questo migliorando aumenterà il P.A. dell'insieme espresso da arma-munizione-tiratore. 

 

 

 

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