VELOCITA' LIMITE DELLE MUNIZIONI
Velocità limite nelle canne per munizioni in armi da fuoco.
CAPITOLO I°.
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le canne e i loro limiti.
Una buona parte degli acquirenti di carabine non si pone problemi per la scelta della lunghezza di canna dellarma e la decisione finale rispetto a questo delicato punto risulta un fatto meramente accidentale; solo in alcuni casi la scelta ricade su particolati lunghezze di canne dettate da supposizioni o destinazione d'uso, ad esempio un cacciatore sceglierà una canna corta se deve spostarsi nel bosco o una lunga se deve fare tiri lunghi all'aspetto senza realmente pensare al risultato balistico della canna ma semplicemente alla facilità con cui potrà spostarsi e cacciare con quella specifica lunghezza di canna. Principalmente si bada all'architettura dellarma, alla sua maneggevolezza, al calibro, al peso e al prezzo. Il tiratore sportivo di per se, spesso vede l'arma come qualcosa di bello da presentare agli amici al poligono. Il resto è silenzio! Neanche a piangere in arabo si riesce a trovare un quarto dei cacciatori o dei tiratori che si ponga seriamente il problema della lunghezza della canna su base balistica ! Eppure l'aspetto balistico esiste ed è meno banale di quanto potrebbe sembrare.
Vediamo se con un discorso molto terra terra ma sufficientemente
preciso riusciamo a chiarire i punti essenziali.
CAPITOLO II°.
Con una certa logica si presuppone che i tecnici in fase di progettazione abbiano tenuto conto di questo dato (e lo fanno!) ma si dimentica che il principale obbiettivo della fabbrica è, giustamente, la vendita. In condizioni di libero mercato la progettazione di un certo tipo di arma subisce linfluenza di quello che gli economisti definiscono " regime di concorrenza ", regolato dalla ferrea legge della domanda e dellofferta. Ora se il mercato domanda armi molto leggere, corte e in un dato calibro sarebbe antieconomico produrre armi pesanti e lunghe anche se i calcoli per quel determinato calibro indicano questa via come la migliore. Naturalmente questi valletti delle armi si lasciano guidare dallesperienza e dallintelligenza per cui non superano mai quel limite suggerito dalla discrezione e dalla sagacia oltre il quale un certo calibro può reputarsi compromesso, ma giocano comunque con limiti ammessi.Spesso avviene
però che il calibro in questione, per una certa lunghezza di canna, non si presenti
arzillo e pettoruto quanto potrebbe e si ammosci un poco. Vediamo quanto e perchè.
Dobbiamo chiederci quale influenza venga ad assumere la lunghezza della canna in
rapporto ai principali dati balistici come tipo della carica di lancio, calibro,
velocità, passo della rigatura e così via. I fucili a pietra focaia che dominarono per
lungo tempo sino alla caduta napoleonica avevano canne ad anima liscia lunghe 100-115 centimetri;
i precisi Kentuky americani spingevano tale misura sino al limite di 125-130 centimetri. Per il
tiro accurato a lunga distanza era indispensabile munirsi di canne non mai inferiori a un metro (100 cm.). Anche in un passato a noi più vicino le canne mantennero valori elevati.
LAustria aveva per la fanteria il Lorentz M. 1854 a palla Minié e canna rigata da
cm 95 e la carabina M. 1855 portava ancora una canna da cm 71. Lesercito francese
sull'ordinanza di fanteria M. 1853 montava canne da 108 cm, e lesercito Piemontese
aveva canne lisce che sul M. 1844 erano di centimetri 111,5.
Perchè si impiegavano canne
che battevano sempre sul metro buono?
Principalmente perchè si usava la polvere nera e
questa era un propellente che per degnarsi di fornire il massimo di spinta esigeva un
certo tempo per bruciare a fondo con regolarità. Dopo secoli di esercizio e
sperimentazioni gli armaioli avevano avuto il più bell'agio di conoscere e sfruttare
a fondo le proprietà della polvere nera e avevano individuato con eccellente
precisione la lunghezza ottimale delle canne in funzione del proietto. Le polveri senza
fumo messe a punto nellultimo quarto del 1800 marcano sulla polvere nera
molti punti di vantaggio tra cui:
grande regolarità di combustione
combustione maggiormente progressiva
spinte fortemente superiori.
CAPITOLO III°.
Una delle peculiari caratteristiche delle polveri senza fumo è di bruciare la carica in un
tempo comparativamente molto inferiore a quello di similari cariche a polvere nera.
Da
tali premesse capiamo subito che le polveri senza fumo richiedono canne relativamente più corte corte.
Ma
"quanto" corte?
Dobbiamo fare distinzione fra la lunghezza richiesta per
ottenere la massima resa balistica e la lunghezza "preferenziale" subordinata
alle condizioni di esercizio. Ad esempio i fucili militari allinizio del secolo
avevano canne di una certa lunghezza (cm 78 il nostro 91) ricercata e studiata per
luso dellarma a baionetta inastata. In effetti oltre i 72 cm la canna del 6,5 Carcano-Mannlicher
non forniva più alcuna spinta apprezzabile al proietto da gr.10,45
con una velocità iniziale di 700 mt./sec., ma la lunghezza totale dellarma di
centimetri 128,5 era reputata allora ottimale per luso della baionetta.
Una leggenda da sfatare definitivamente è quella che attribuisce la massima precisione di tiro alle armi dotate di anime lunghissime.
Non che sia unimpostura ma è un fatto che la precisione di unarma dipende solo per una parte dalla lunghezza dellanima ma risulta più importante la stabilità del proietto sullasse giroscopio e la velocità di proiezione in funzione di essa. La funzione di forma e la densità sezionale del proietto, lequilibrio del rapporto tra il peso del proietto e quello della carica di lancio, più altri importanti fattori che in questa sede dobbiamo tralasciare contano molto più sulla precisione balistica rispetto alla lunghezza scelta della canna.
CAPITOLO IV°.
PRIMA NASCE LA CARTUCCIA, POI LA CANNA
Però se la precisione di tiro dipende in definitiva dalla perfezione del giroscopio, la velocità di proiezione, pur legata ancora alla stabilità giroscopica, chiama in causa la lunghezza dellanima. Questa lunghezza è un dato di progetto che a sua volta deve tenere conto del tipo di rigatura, del passo e, molto importante, delle caratteristiche di combustione della carica di lancio. Deriva da questo che prima si progetta la cartuccia e in un secondo tempo la canna che la deve utilizzare. Ad esempio la cartuccia 308 Norma Magnum rimase per un certo tempo "orfana" perchè, studiata e messa a punto dalla rinomata fabbrica Svedese, non trovò per qualche tempo alcuna arma che la camerasse.
E' un assioma che alcune polveri bruciano più velocemente di altre ed alcuni proietti offrono più resistenza allavanzamento di altri; quindi ogni tipo di carrtuccia brucia la sua carica in un certo determinato tempo in funzione del quale risulterà la lunghezza di canna. Vediamo ad esempio.
Il 22 Long Rifle:
le armi che
camerano questa popolarissima cartuccia dispensano il massimo di velocità con canne di
lunghezza compresa tra cm 46 e 51 a seconda del tipo di polvere impiegata; il primo è il
limite delle polveri più vivaci ed il secondo di quelle più lente. Le 22 LR tipo
standard su lunghe serie di prove hanno fornito a Townsend Whelen le seguenti velocità
medie:
canne da 4" (cm 10,16) = Vo 259,1 mt/sec.
canne da 10" (cm 25,30) = Vo 304,6 mt/sec.
canne da 16 (cm 40,60) = Vo 313,9 mt/sec.
canne da 24" (cm 60,96) = Vo 305,8 mt/sec.
canne da 28" (cm. 71,12) = Vo 301,2 mt/sec.
Si palesa che dopo i 41 cm la polvere è completamente bruciata e tutti i gas possibili sono generati e stati espansi; al di sopra dei 51 cm di canna (20" circa) incomincia a farsi sentire la resistenza passiva del proietto sulle pareti della canna stessa e la velocità iniziale decresce. Ho udito tiratori criticare leccellente fucile Steyr 22 LR per i suoi " miseri " 50 cm di canna. Sono accuse false e scurrili che se pervenissero allorecchio di Journée lo farebbero schizzare a dargli addosso con un randello. Si può obiettare che le carabine di alta precisione per gare di tiro portano canne di rispettabile lunghezza: la Anschutz Suj per Match 1413 porta 69 cm, la Remington 40 X-B giunge a 71 cm. e la Valmet Finnish Lion Champion si spinge sino a 72 cm. (nulla a che vedere con il metro dei fucili d'un tempo ritenuti di alta precisione).
Queste lunghezze di anima, non necessarie, anzi leggermente nocive per la velocità massima, hanno una precisa giustificazione: innanzi tutto perchè si tratta di armi per gare di tiro (Bench Rest), poi perchè larma deve risultare pesante e stabile; quindi si ricerca la maggior distanza possibile tra diottra e mirino necessaria per ottenere una collimazione molto accurata e poi per la massima costanza nel tiro con 22 LR occorrono proiettili lenti meno sensibili alla deviazione del vento, sicché il decremento di velocità imputabile alla canna in ultima analisi favorisce il buon raggruppamento dei colpi.
Viene da chiedersi come mai una grande maggioranza delle carabine 22 LR adotti canne da 24" (61cm.). Semplicemente perchè tale misura è lo standard delle canne dei fucili di più grosso calibro ed una 22 con tali dimensioni "fa più fucile!" un ragionamento del tutto infantile ma nella psicologia del cacciatore o tiratore ha il suo peso e i fabbricanti lo assecondano di buon grado visto che in fondo non ne derivano inconvenienti ma se mai un aumento delle vendite.
CAPITOLO V°.
CANNA PIU' LUNGA = VELOCITA' MIGLIORE !
Lo svantaggio di una canna sovradimensionata in lunghezza
risulta ancor più marcato nei revolver dove, per la mancanza di soluzione di continuità tra canna e
tamburo, la carica di lancio deve bruciare velocemente, tanto da fornire una combustione
quasi totale prima che il proietto venga impegnato nella rigatura. A seconda del calibro
e del peso del proietto si è trovato che la combustione dovrebbe esaurirsi tra il 75 - 85
% prima che il proietto lasci il tamburo. Nel calibro 38 Special con pallottola in piombo
da 200 grani la velocità iniziale è più elevata con canne da 15 cm (6" circa) che
da 19 cm (7" e 3/4) giacche le forze di attrito che si oppongono
allavanzamento del proietto nella canna neutralizzano e superano addirittura lincremento
di spinta ottenuto dalla maggior lunghezza di canna.
Per le armi lunghe a proiettile
blindato le cose vanno diversamente perché abbiamo munizioni che erogano pressioni e
velocità molto elevate (es. 5,6 X61 Von Hofe 3900 atm. e 1130 mt/sec per proietto da 5
gr), mentre le resistenze di attrito tra righe e parti conduttrici del proiettile in
generale crescono quasi linearmente col crescere della pressione e della velocità.
Con la cartuccia 30-06 Springfield originale, ossia militare, con proiettile completamente blindato da grammi 9,7 la velocità alla bocca di 823 m/sec è ottenuta con canna da 60,96 cm (24") che è la lunghezza dello Springfield 06 e M 1. Le lunghe prove dellarsenale militare di Frankford hanno rilevato che, fermo restando il peso del proiettile, aumentando o diminuendo la lunghezza della canna, per ogni pollice di variazione (cm 2,54) si registra un aumento o una diminuzione di velocità iniziale compresa tra 5,5 e 7,6 m/sec in dipendenza del profilo del proiettile, della rigatura e della carica di lancio intesa questa come variazione dovuta al caricamento automatico e non del tipo di polvere. Lincremento è positivo sino alla lunghezza di cm 81(32"); oltre risulta negativo poiché il proiettile comincia a " spendere " energia per avanzare.
La maggioranza dei moderni fucili ha canne di 60cm circa, per cartucce " medie " concilia bene precisione, velocità iniziale e maneggevolezza. La lunghezza di cm 60-61 è una buona media per la maggior parte delle cartucce anche se non si ottiene il massimo possibile di velocità; ad esempio il 30-06 con la canna dordinanza fornisce una Vo = 823 m/sec mentre con canna da 81 cm fornisce una Vo 882 m/sec. Il vantaggio di 59 m/sec è più che apprezzabile ma il disagio di una tal canna, per caccia, non compensa a sufficienza lincremento di velocità. Con caratteristiche simili al. 30-06, solo per quanto concerne la lunghezza di canna, possiamo raggruppare le seguenti cartucce: 5,6-X 35 R, 257 Robert, 270 W, 7 X 57 Mauser, 6,5X57, 280 R, 7X64, 300 Savage, 8 X 57 JS, 35 Rem. Questo raggruppamento di cartucce, come gli altri che seguiranno, è discretamente arbitrario e prima di venir accusato di sbavare scemenze sfacciate devo precisare che si sono tenute in ben poco conto le caratteristiche fisiche intrinseche alle singole cartucce salvo la similitudine, a volte anche lata, dei tempi di combustione. Ossia si è fatto riferimento al solo "rendimento balistico medio" tralasciando lentità e lo sviluppo delle pressioni, la velocità dei proietti e così via.
Ad evitare laccusa di esibizione ad effetto aggiungiamo ancora che nessun dato sulle variazioni di velocità deve essere ritenuto fermo come le rocce ed immutabile come le stelle, giacche lordine di variazione dipende grandemente dalla curva tempo / pressione della polvere usata, dal peso, dal diametro e dal profilo del proietto, dalle dimensioni e dalla finizione del lanima, dal numero e dalla profondità delle righe ed altro ancora. E' chiaro come il sole che i dati riportati devono guardarsi come dati dorientamento e giammai come dati " in assoluto ". Tutti noi sappiamo che unarma può essere più " veloce " o più " lenta " di unaltra dello stesso munizionamento. Già avanti la 1a Guerra Mondiale si sperimentarono cartucce in grado di erogare superiori velocità e potenze dando luogo alle categorie dei Magnum e Wildcat.
Dovendosi contenere le pressioni entro limiti tollerabili dagli acciai e dai tiratori si dovette far ricorso a polveri molto lente (dette impropriamente progressive) ossia a polveri che bruciano più lentamente. In tal modo si avrà che il valore della velocità iniziale è indipendente dal valore della pressione massima ma dipende dal valore della pressione media e dalla lunghezza dellanima. Il valore della pressione massima può tenersi basso o quanto meno non superare quello ordinario mentre il proietto viene accelerato lentamente.
CAPITOLO VI°.
IL TIRO DI PRECISIONE A LUNGHISSIMA DISTANZA E LA VELOCITA’ DI UN PROIETTILE
Sono oggi commercializzati moltissimi fucili prodotti esclusivamente per il tiro di precisione a lunghissime distanze, più la tecnologia migliora e più si richiede alle armi gittata e precisione maggiori. Si potrebbe così pensare che un giorno potremo sparare, stando comodamente alla finestra di casa nostra, a satelliti che sfrecciano sopra le nostre teste. Forse è solo fantascienza tuttavia un cannone capace di raggiungere lo spazio non è una cosa impossibile se consideriamo che il proiettile all'interno del cannone possa essere accelerato a X (metri/sec^2). Dall'equazione del moto uniformemente accelerato per gli oggetti in caduta libera, la cui accelerazione X è uguale a g 10 m/sec^2), se t (in secondi) è la durata dell'accelerazione, la velocità finale (in m/sec) è v = Xt e la distanza percorsa, in metri s = Xt2/2
Dall’equazione, t = v/X sostituendo questo valore nella seconda equazione, si ottiene, con qualche passaggio v2 = 2Xs e supponendo che la canna del cannone sia lunga un miglio ( 1600 metri) e che la velocità finale v, quella con cui il proiettile esce dalla canna, sia pari alla velocità di fuga dalla superficie terrestre abbiamo:
v = vfuga = 11·300 m/sec
v 2 = 128·000·000 (m/sec)^2
è quindi possibile, in linea di principio, lanciare nello spazio un proiettile usando un "super-cannone".
Il problema è che il proiettile dell’arma non può essere più veloce delle molecole di gas che lo spingono lungo la canna stessa. La velocità di tali molecole, ad ogni temperatura, può essere calcolata dalle leggi della fisica. Se si confrontano diversi gas, si trova che, ad una certa temperatura, l'energia delle molecole è sempre la stessa. A una data temperatura, quindi, più piccola è la massa delle molecole di un gas e più velocemente si muoveranno.
CAPITOLO VII°.
Velocità limite nelle canne moderne.
Le molecole prodotte dalla polvere da sparo senza fumo usata nelle armi militari e convenzionali sono troppo pesanti quindi troppo lente per raggiungere velocità così elevate in una canna d’arma da fuoco. La molecola migliore e più leggera per tale scopo, quella che (a una data temperatura) ha la maggiore velocità, è quella dell'idrogeno ma nessun esplosivo genera come gas l'idrogeno durante la sua combustione.
La soluzione potrebbe essere quella di usare un arma con due canne collegate tra loro, una canna ausiliaria insieme alla canna principale in cui viene accelerato il proiettile. Le due canne sono perpendicolari tra loro e sono separate da una membrana o valvola che si apre quando la pressione su di essa raggiunge il valore voluto.
Invece del proiettile, la canna ausiliaria porta un pistone e lo spazio è riempito di idrogeno compresso. Quando la carica di lancio (polvere da sparo) sull'altro lato del pistone viene fatta esplodere, il pistone corre lungo la canna ausiliaria, comprimendo ulteriormente l'idrogeno e riscaldandolo. A un certo punto, la pressione dell'idrogeno caldo è sufficiente e la membrana o la valvola si apre tra le canne, per cui l'idrogeno fluisce nella canna principale, qui l’idrogeno viene ulteriormente compresso incendiandolo a sua volta e aumentandone così la velocità di dilatazione. Il proiettile che vi si trova e impedisce all’idrogeno di fuoriuscire viene quindi spinto a velocità impressionanti. Il proiettile, quindi, non è spinto dai gas dell'esplosione, ma dall'idrogeno compresso, le cui molecole leggere sono abbastanza veloci allo scopo.
Questa teoria non ha nulla di fantascientifico, un cannone di questo tipo è stato già sperimentato, lo SHARP, "High Altitude Research Project", sperimentato dal "Livermore Weapons Lab", nei pressi di San Francisco, per studiare il volo di proiettili che raggiungono 8-9 volte la velocità del suono. L'esplosione è prodotta in questo caso, da una miscela di metano e aria compressa poi accesi. La canna principale è lunga 47 metri e il proiettile emerge dalla canna bruciando nell’atmosfera proprio come le navicelle al rientro dopo una missione nello spazio. (aggiornamento: queste velocità oggi si ottengono con cannoni magnetici che spingono un proiettile metallico magnetico ad altissime velocità facendolo passare attraverso successivi campi magnetici che lo accellerano gradualmente fino a velocità pari a quelle delle navicelle spaziali, circa 28.000 km/h pari a 7,8 km/sec)
Ma le velocità ottenute sono ancora molto al di sotto del valore richiesto per colpire un oggetto nello spazio dato che ci vorrebbe una velocità del proiettile almeno 24 volte superiore la velocità del suono, mentre con una velocità 34 volte superiore non sfuggirebbe totalmente all’attrazione di gravità terrestre, cioè un proiettile sparato a velocità inferiori agli 11.300 mt/sec che non colpisse il bersaglio, finirebbe per ricadere sulla terra. La resistenza dell'aria è ancora un gradino insormontabile per i progettisti.
Accelerare un proiettile mediante forze magnetiche con un "cannone", costituito da due conduttori paralleli, in cui è fatta passare una forte corrente elettrica è ora la sfida che le industrie portano avanti. Anche qui esistono gli stessi problemi, oltre a quello di immagazzinare e poi liberare in tempi brevissimi una grande quantità di energia elettrica.
Armi di questo genere avrebbero più successo nello spazio in assenza di gravità e aria, ma la tecnologia e le risorse per ora non consentono di spingersi oltre le sperimentazioni terrestri, ciò ci fa capire quanto precisione e distanze vengano a limitarsi a causa dei prodotti usati che risultano ancora “primitivi” rispetto alle esigenze tecnologiche cui si vorrebbe accedere.
CAPITOLO VIII°.
Ricarica: valori limite di velocità...
i manuali di ricarica sono una fonte inesauribile
di informazioni, utilizzabili non solo per lallestimento delle cartucce ma anche per
lo studio generale del fenomeno propulsivo. Ad esempio, esaminando le possibili
combinazioni per una o più munizioni, della stessa categoria o anche di categorie
diverse, e ordinandole secondo i valori crescenti del rapporto ponderale tra la carica di
lancio e il proiettile, si possono effettuare alcune significative osservazioni. La prima
(banale quanto si vuole) è che, al crescere del suddetto rapporto, la velocità aumenta,
alla stessa maniera in cui, schiacciando il pedale dellacceleratore e inviando
pertanto più combustibile nei cilindri, cresce il regime di rotazione del motore della
nostra vettura. La seconda (meno banale) è che, al crescere della velocità, il rapporto
ponderale carica/palla cresce via via sempre di più, così come il consumo specifico di
combustibile cresce più che proporzionalmente al crescere del numero di giri. A questo
punto consideriamo il quoziente tra il quadrato della velocità del proiettile e il
rapporto ponderale carica/palla, quoziente che, a meno del potere calorifico del
propellente, è proporzionale al rendimento del fenomeno. Ciò conduce alla terza
osservazione, è cioè che il rendimento decresce al crescere del rapporto ponderale
carica/palla, similmente a quanto accade per il rendimento di un e motore al crescere del
consumo specifico di combustibile.
Procedendo nellesame, si possono infine
aggiungere altre due osservazioni, complementari alle precedenti, e cioè che la pressione
massima cresce al crescere del rapporto carica/palla, mentre il quoziente tra la pressione
massima e lo stesso rapporto, al contrario, decresce; il senso di tali osservazioni
scaturisce immediatamente da quello delle altre tre. La prima osservazione è
lennesima constatazione del principio secondo il quale, per ottenere risultati
maggiori, occorre impiegare maggiori risorse; tradotto in termini energetici, ciò
significa che una maggior energia cinetica in uscita comporta necessariamente una maggior
energia potenziale in entrata. La seconda osservazione può essere con gli incrementi di
velocità ottenibili diventano via via sempre meno apprezzabili rispetto ai corrispondenti
incrementi del rapporto ponderale carica/palla, che al contrario diventano via via sempre
più sensibili; ciò si spiega immediatamente considerando che parte dellenergia
potenziale contenuta nei legami chimici del propellente si converte in energia cinetica
dei gas combusti e che tale frazione diventa via via sempre più consistente fino a
neutralizzare gli effetti dellincremento del rapporto ponderale carica/palla
sullenergia cinetica del proiettile.
In altre parole, quanto maggiore è
lenergia potenziale messa in gioco, tanto maggiore è lenergia cinetica
dissipata dai gas combusti durante lespansione nellambiente esterno. Per
valori sufficientemente elevati del suddetto rapporto, pertanto, tutto lascia presupporre
che la velocità tenda a restare stazionaria, attestandosi su di un valore limite che non
può essere fisicamente superato (nonostante ogni ulteriore incremento della carica, e a
prescindere dallentità della pressione sviluppata). Anche la terza osservazione
può essere condotta alle estreme conseguenze (senza contare le perdite per attrito e le
dispersioni termiche) notando che, per quanto detto sopra, al crescere del rapporto
ponderale carica-palla la velocità tende ad un valore limite; ciò permette di ipotizzare
che il rendimento (il quale diventa sempre più basso al crescere della velocità) finisca
per annullarsi in corrispondenza del suddetto limite, come del resto è logico aspettarsi
per un rapporto tra unenergia cinetica stazionaria ed una energia potenziale
infinitamente grande. Per valori infinitamente piccoli sia della velocità che del
rapporto ponderale carica/palla, tutto lascia invece presupporre che il rendimento
(esprimente stavolta il rapporto tra unenergia cinetica ed unenergia
potenziale entrambe infinitamente piccole) assuma un valore limite ben definito. Per
quanto riguarda la quarta osservazione, essa si spiega ammettendo che la pressione massima
possa essere considerata approssimativamente proporzionale alla velocità; se questa
raggiunge un valore limite al crescere del rapporto ponderale carica/palla, altrettanto
può dirsi per la pressione massima. Se ciò non bastasse, considerazioni di balistica
interna portano a concludere che, al crescere del suddetto rapporto, lenergia
cinetica impartita allinsieme proiettile-gas durante la combustione della carica si
riduce via via sempre di più, vivacizzando il diagramma delle pressioni e facendo sì che
la pressione massima si avvicini al valore di riferimento ottenibile per una combustione a
volume costante, valore ben definito in base alla densità di caricamento (che
tuttal più può uguagliare la densità gravimetrica) e alle caratteristiche
termodinamiche del propellente. Per la quinta osservazione basta infine considerare che,
per lipotesi fatta circa la pressione massima, il quoziente tra questultima e
il rapporto ponderale carica/palla può essere considerato proporzionale al rendimento (a
meno del potere calorifico del propellente), e pertanto anchesso tende ad annullarsi
in corrispondenza della velocità li mite, ossia della velocità massima teoricamente
raggiungibile in corrispondenza di un valore infinitamente grande del rapporto ponderale
carica/palla. I valori limiti per la velocità del proiettile e per il rendimento,
ipotizzati sopra, hanno ovviamente senso solo come valori di riferimento giacché, dal
punto di vista pratico, una elevatissima velocità ottenibile solo a costo di una massa
spropositata di polvere, o un elevato rendimento ottenibile solo con valori irrisori di
energia cinetica, sono evidentemente delle assurdità.
CAPITOLO IX°.
Disponendo dei valori delle dosi di polvere e delle masse dei proiettili, nonché delle velocità e delle pressioni massime, riportati nelle tabelle di ricarica, è possibile correlare fra loro i dati di caricamento mediante curve teoriche scelte in modo da presentare i minimi scostamenti dai risultati sperimentali, e ricavare così i suddetti valori limiti; i risultati saranno tanto più attendibili quanto più ampio e diversificato sarà il campione esaminato, ossia quanti più tipi di cartucce delle varie categorie saranno presi in considerazione. Si può ottenere un esempio significativo considerando quattro notissime cartucce militari statunitensi, rappresentative di altrettante categorie di munizioni (ossia pistola, carabina, fucile, fucile dassalto, nel caricamento standard con polvere a doppia base e palla incamiciata. La migliore correlazione tra questi dati (ossia la curva che presenta i minori scostamenti dai risultati sperimentali) viene ottenuta impiegando, per il rendimento, la seguente espressione empirica:
e = eo(1-V/V0)2
dove ossia il valore limite del rendimento in corrispondenza della velocità nulla, risulta pari a .390, mente V0, ossia il valore limite della velocità in corrispondenza di un valore infinitamente grande del rapporto ponderale carica/palla, risulta pari a circa 3500 mt./sec. Questa espressione del rendimento, tra laltro, associata a quella che io definisce come rapporto tra energia cinetica del proiettile ed energia potenziale della carica di lancio:
e = mV2/2wE
Consente di ricavare il valore del rapporto ponderale carica/palla necessario per ottenere una data velocità.
| W = Vo2 (V/V0)2 ____ _____ ___________ m = 2e0E (1-V/ V0)2 |
Lattendibilità ditali valori è ovviamente limitata dallesiguità del campione esaminato (solo quattro esemplari, per di più rappresentativi del solo munizionamento per armi leggere); risultati migliori si otterrebbero allargando il campione anche al munizionamento per artiglieria, cui competono i più elevati valori sia della velocità e della densità sezionale che del rapporto ponderale carica/proietto (i penetratori sottocalibrati controcarro, stabilizzati aerodinamicamente, vengono sparati a velocità iniziali dellordine dei 1500 m/s, con rapporti carica/proietto superiori allunità e con pressioni massime intorno ai 7000 bar). Le massime velocità finora raggiunte si aggirano intorno ai 2000 m/s (sempre con proietti dartiglieria), cui corrisponde, dallespressione sopra riportata, un rapporto ponderale carica/proietto pari a circa 5.5; la carica di lancio, come si vede, risulta ben più pesante dello stesso proietto, e comunque la velocità ottenuta risulta ben lontana dal limite di 3500 m/s, che scaturisce dallanalisi statistica dei dati di caricamento e che del resto risulta ancora inferiore al limite ideale. Questultimo si riferisce alla ipotesi di completa conversione dellenergia potenziale della carica di lancio in energia cinetica dellinsieme proietto - gas combusti, e viene espresso dalla seguente relazione:
w/3m
V2 = 6E ______________
1 +w/3m
dove E è il potere calorifico del propellente, w la massa della carica di lancio e m la massa del proietto. Se il rapporto "w/m" diventa infinitamente grande, il quadrato della velocità si avvicina a sei volte il potere calorifico; per i propellenti a doppia base esso risulta pari a circa 5000 kjj/kg, e la velocità limite ideale risulta così pari addirittura a circa 5500 m/s. velocità simili sono inimmaginabili per proiettili a propulsione termodinamica; in ogni caso il rendimento propulsivo (ossia il rapporto tra lenergia cinetica del proietto e quella dellinsieme proietto - gas combusti) risulta estremamente sfavorevole (per non parlare di quello termodinamico), giacché diventa sempre più piccolo al crescere del rapporto carica/proietto:
ep = 1/(1+w/3m)
Come si vede, dunque, il conto da pagare alle alte velocità risulta molto salato dal punto di vista energetico, ma poiché il fenomeno della combustione non concede mai grossi sconti, lunica cosa che resta da fare è quella di ottimizzare il complesso dei componenti e della bocca da fuoco, secondo criteri dettati dalle particolari circostanze. A tale proposito, sempre in riferimento al campione esaminato, il rendimento può essere espresso nella forma seguente, empirica quanto laltra e ad essa analoga per la supposta proporzionalità tra pressione massima e velocità iniziale:
e= eo(1-p/po)2
stavolta il rendimento limite risulta pari a .418, mentre la pressione limite risulta pari a circa 12700 bar; ferma restando la ridotta attendibilità dovuta allesiguità del campione, poiché i valori di rendimento limite ricavati dallanalisi statistica, condotta prima in base alla velocità iniziale e poi in base alla pressione massima, risultano abbastanza prossimi (e addirittura coincidenti se, nellapprossimazione, ci si ferma alla prima cifra decimale) tale pressione limite può essere interpretata come la pressione massima ottenibile in corrispondenza della velocità limite. Se si considera che, come detto sopra, per la propulsione dei proietti APFSDS (armor piercìng fin stabilized discarding sabot) sparati in cannoni ad anima liscia è già stato raggiunto un valore di circa 7000 bar. e che la tendenza attuale si indirizza verso velocità iniziali dellordine dei 1800 m/s e verso lunghezze di anima inferiori ai 5 metri per limitare i fenomeni di flessione e di distorsione termica, si comprende facilmente come le pressioni massime siano destinate ad aumentare ancora, secondo quanto estrapolato dalla formula empirica e in analogia con quanto si verifica per la pressione media in canna, al crescere della densità sezionale "ds" e della velocità V, e al descrescere della lunghezza dellanima "L":
pm = dsV2/2L
Il conto da pagare, dunque, risulta salato anche nei confronti della pressione massima, e di conseguenza nelle tecniche di costruzione delle bocche da fuoco, mentre il superamento del limite dei 2000 m/s impone ladozione di altre forme di propulsione. Come vedremo, velocità dellordine dei 5000 m/s e anche superiori vengono ottenute attualmente sfruttando il fenomeno della detonazione benché, anche in questo caso, sia il livello delle pressioni che il rendimento propulsivo risultino ancora più sfavorevoli. La propulsione termodinamica (basata sulla espansione di una massa di gas allinterno di un condotto entro il quale scorre un proiettile) trova un limite invalicabile nel fatto che è impossibile conferire energia cinetica al proiettile senza conferirne contemporaneamente una certa quantità anche agli stessi gas di spinta (che possono essere generati, indifferentemente, dalla combustione di un propellente o dalla vaporizzazione di un liquido). Lenergia cinetica, cioè, si ripartisce tra il proiettile e i gas, e la frazione che compete a questi ultimi cresce al crescere del rapporto ponderale carica/palla, fino a diventare pari al 100% quando il suddetto rapporto diventa infinitamente grande; ciò significa che lenergia cinetica del proiettile diventa sempre più trascurabile rispetto a quella dei gas, mentre praticamente si osserva che già a partire da un certo valore del rapporto carica/palla gli effetti dellincremento di carica sulla velocità del proiettile non sono più apprezzabili. Il problema è allora quello di trovare una sorgente propulsiva capace di fornire un impulso adeguato (ossia una forza adeguata agente per un intervallo di tempo adegua) ad un proiettile di massa assegnata, in modo da ottenere la velocità desiderata; se si eccettua lutilizzazione delle forze elettromagnetiche, lunica sorgente valida finora estensivamente impiegata è quella fornita dal fenomeno della detonazione. Fino alla scoperta della nitroglicerina e alla sua successiva utilizzazione nella fabbricazione della dinamite, a cavallo della prima metà del secolo scorso, gli effetti esplosivi venivano ottenuti impiegando lunico propellente allora disponibile, ossia la povere nera, opportunamente racchiuso e costretto in uno spazio limitato. I risultati ottenuti non differivano sostanzialmente da quelli riscontrabili nelle armi da fuoco, essendo dovuti alla rapidissima espansione della gran massa di gas originati dalla combustione e alla loro elevata pressione (derivante dalla notevole densità di caricamento impiegata), con lovvia differenza che nelle armi la canna riesce, salvo cariche eccessive, a contenere e ad indirizzare lespansione dei gas verso la propulsione del proiettile nella direzione voluta, mentre nel fornello da mina il risultato è la frantumazione della roccia circostante, accompagnata dalla propulsione dei relativi frammenti in più direzioni. Ad ogni modo, sia nel caso della propulsione che in quello della esplosione, si tratta sempre dello stesso fenomeno, ossia della combustione (o deflagrazione) più o meno rapida di un combustibile associato ad un comburente; per le polveri senza fumo, a base di nitrocellulosa, la velocità di combustione alla pressione atmosferica varia tra .10 e .15 mm/s, aumentando pressoché linearmente al crescere della pressione (ciò significa che sotto la pressione di 1000 atmosfere, la velocità di combustione oscilla tra i 10 e i 15 cm/s mentre la durata della reazione assume lordine di grandezza del millesimo di secondo. Al contrario della polvere nera, invece, la nitroglicerina non necessitava di intasamento; essa risultava altresì molto instabile, decomponendosi istantaneamente se debolmente sollecitata meccanicamente o termicamente, e presentava effetti dirompenti mai visti prima, frantumando il materiale roccioso in minutissimi frammenti. Escogitato in seguito il modo di renderne più sicuro il maneggio, mescolandola a sostanze inerti e creando, così, le prime dinamiti (realizzate da Nobel), era comunque chiaro che la modalità di reazione risultava del tutto diversa da quella dei normali propellenti, giacché mentre questi si limitavano a bruciare (con velocità di combustione relativamente basse), la nitroglicerina sembrava decomporsi con velocità apparentemente infinita. Nonostante le apparenze, tuttavia, nel fenomeno della detonazione la velocità di reazione, anche se elevatissima (lordine di grandezza è delle migliaia di metri al secondo), assume comunque un valore finito, che dipende essenzialmente dalla densità della particolare sostanza, risultando approssimativamente proporzionale a questultima, mentre la durata del fenomeno, apparentemente infinitesima assume lordine di grandezza del milionesimo di secondo. La seguente tabella riporta appunto i valori della velocità di detonazione e la corrispondente densità di alcune sostanze detonanti:
Detonante |
Sigla |
Densità kg/m3 |
Velocità di detonazione m/s |
Nitroglicerina |
NGL |
1600 |
7500/8000 |
Tritolo |
TNT |
1670 |
7000/7200 |
Acido-picrico |
AP |
1760 |
7000/7200 |
Pentrite |
PETN |
1770 |
8000/8400 |
Esogene |
T4 |
1800 |
8200/8400 |
La detonazione si propaga dunque
nel materiale attraverso una superficie di discontinuità che può assumere
svariate forme (piana, cilindrica, sferica); tale superficie, che costituisce
il fronte dellonda di detonazione, separa il materiale originario dai
gas prodotti dalla reazione, rispetto ai quali essa si muove con la velocità
del suono nel mezzo gassoso. Sul fronte donda la pressione assume un
valore elevatissimo, approssimativamente proporzionale al prodotto tra la
densità del materiale e il quadrato della velocità di detonazione (con i valori
visti sopra, la pressione di detonazione raggiunge lordine di grandezza
delle centinaia di migliaia di bar, a cui nessun materiale attualmente conosciuto
è in grado di resistere); esaurita la reazione, i prodotti gassosi si espandono
poi nel mezzo circostante (solido, liquido o aeriforme) generando onde durto
cui sono dovuti gli effetti distruttivi. Gli stessi gas combusti si muovono
dietro il fronte donda con una velocità che, immediatamente a ridosso
di questo, risulta prossima a quella di detonazione, decrescendo via via con
la distanza fino ad annullarsi e poi invertire il senso; tutto ciò nel rispetto
del principio di conservazione della quantità di moto, che essendo inizialmente
nulla per il materiale originario, tale deve rimanere anche per i prodotti
di reazione. Come si vede, dunque, anche nel caso delle detonazione solo una
parte dei gas risulta direttamente attiva, e pertanto, per esasperare gli
effetti, si sfrutta linterferenza di due fronti di detonazione incidenti,
realizzando quelle che comunemente vengono definite "cariche cave".
Il principio della carica cava (scoperto casualmente sul finire del secolo
scorso e noto come "effetto Monroe") prevede che la cartuccia di
detonante, rispettivamente prismatica o cilindrica, presenti, allestremità
opposta a quella dellinnesco, una superficie sagomata a diedro o a cono,
facendo sì che i prodotti della detonazione concentrino i loro effetti lungo
una retta (appartenente al piano di simmetria del diedro) o su un punto (appartenente
allasse del cono). Tale principio, impiegato essenzialmente nel campo
delle demolizioni, viene utilizzato anche per la proiezione di materiali metallici
(ad esempio per laccoppiamento di materiali non saldabili tra loro)
e questultimo impiego ha portato alla realizzazione dei famosi "bazooka",
"piat" e "panzerfaust", ossia dellarmamento individuale
controcarro, basato sul lancio di proietti autopropulsi muniti di carica cava.
In questo caso il proietto autopropulso, che si muove a velocità relativamente
bassa, fa da vettore ad un ulteriore proietto, costituito dal rivestimento
metallico (generalmente rame o ferro dolce, cioè materiale facilmente "imbutibile")
che ricopre la cavità della carica, e che viene poi "sparato" in
prossimità della corazza; i fori netti e diritti ottenuti impiegando le cariche
cave sono dovuti appunto allazione di questi rivestimenti che vengono
letteralmente "schizzati" a velocità pazzesche (parecchie migliaia
di metri al secondo) contro il bersaglio. Per capire cosa succede al rivestimento
durante la detonazione della carica immaginiamo che il fronte donda
avanzi verso il rivestimento piano (inclinato dellangolo "a" sullorizzonte) mantenendosi ad esso parallelo. Quando il fronte
donda raggiunge il rivestimento, la detonazione è ormai terminata, e
il rivestimento stesso, investito dai gas combusti, si mette in moto verso
il piano di simmetria con velocità (V0) (inclinata dello stesso
angolo "a" rispetto alla verticale), mantenendosi parallelo
a se stesso; si consideri che la pressione ammonta a centinaia di migliaia
di bar, e che a tali pressioni un qualunque metallo si comporta come un fluido incompressibile non viscoso. Nel moto relativo lungo il piano di
simmetria, che si svolge con velocità "V1" ad esso parallela,
il rivestimento appare rifluire verso questo con velocità "Vz",
(anchessa inclinata dellangolo "a" rispetto allorizzontale).
Per il solito principio di conversione della quantità di moto, il materiale
del rivestimento, spinto dai gas combusti, in corrispondenza del piano di
simmetria è costretto a dividersi in due flussi, luno orientato in avanti
e laltro dietro; si può dimostrare che, nel caso di un rivestimento
piano, a questi flussi compete una velocità "Vf" pari
a quella con cui il materiale procede verso il piano di simmetria (cioè V2)
mentre nel caso di un rivestimento carico, la velocità (Vf) risulta
molto maggiore (perché il materiale, del flusso verso l'asse, incontra sezioni
sempre minori), approssimativamente nel rapporto tra il raggio e lo spessore.
Nel moto assoluto, la velocità del flusso orientato in avanti sarà pari alla
somma "V1+Vf", mentre quella del flusso orientato
dietro sarà pari alla differenza "V1-Vf",:
in altre parole il rivestimento si trasforma in un flusso di materiale animato
da una velocità crescente tra la coda e la testa, flusso che nel corso della
traiettoria verso il bersaglio assume una lunghezza ben definitiva. Per quanto
riguarda lentità di queste velocità, in condizioni ottimali la velocità
V0 assume lo stesso ordine di grandezza della velocità di detonazione
"D", la "V1" risulta proporzionale a "D/sina
, mentre la "V2" risulta proporzionale a "D/tga
"; con rivestimento piani la velocità di proiezione della testa risulta
proporzionale a "D(1 + cosa ) sina ", mentre quella della coda risulta
proporzionale a "D(1-cosa ) sina ". Tutto ciò vale nel caso si instauri
un onda di detonazione di velocità adeguata, e che i gas combusti riescano
a conferire al rivestimento una adeguata quantità di moto; in definitiva le
formule sopra riportate presuppongono un rapporto tra la massa del detonante
e quella del rivestimento superiore a 6, ossia un rendimento propulsivo anche
stavolta decisamente molto basso. Ciò nonostante, la velocità ottenibile risulta
di tutto rispetto, e in ogni caso tanto maggiore quanto minore risulta langolo "a"; per un rivestimento piano, con un valore dellangolo "a" pari a 30°, tenuto conto di quanto detto sopra, le velocità
della testa e della coda risultano pari rispettivamente a circa il 93% e il
27% della velocità di detonazione. Risultati ancora migliori si ottengono
con i rivestimenti conici, in cui la velocità della testa del flusso addirittura
supera di parecchie volte la velocità di detonazione; in ogni caso, sia la
forma che la velocità sia la lunghezza del getto vengono a dipendere non solo
dallangolo di apertura del rivestimento, ma anche dallangolo con
cui il fronte donda investe il rivestimento stesso, e conseguentemente
dallangolo con cui questultimo viene deflesso dalla posizione
iniziale.
Tanto per fare un esempio, angoli dapertura minori di 90° producono flussi più veloci a forma affusolata, mentre angoli dapertura
maggiori producono flussi più lenti a forma più tozza (i cosiddetti SFP o
"self forging projectiles" cioè proiettili autoforgianti, ed entrambi
i tipi di flusso sono caratterizzati da una parte più veloce detta "jet"
e da una più lenta detta "slug". Tornando al caso degli angoli dapertura
minori di 90°, cui competono i flussi più veloci, è il caso
di dire che, se riescono a svilupparsi completamente, essi raggiungono una
lunghezza complessiva proporzionale alla dimensione assiale del rivestimento;
ad essi competono, cioè, anche le maggiori lunghezze, e siccome per velocità
superiori a quella del suono nel metallo la penetrazione della corazza dipende
in prima approssimazione dalla lunghezza del proietto, ecco che ad essi competono
anche le maggiori penetrazioni. Per ottenere uno sviluppo completo occorre,
tra laltro, che la carica detoni ad una sufficiente distanza dal bersaglio,
distanza che, tuttavia, non può essere eccessiva, pena la disgregazione del
flusso causata dalla stessa elevatissima velocità associata ad una massa necessariamente
esigua; a questa circostanza è conseguentemente legata la capacità di difendere
le corazze dalloffesa delle cariche cave, realizzata provocando la detonazione
prematura di queste mediante appositi ostacoli disposti ad una conveniente
distanza, oppure la disgregazione precoce del flusso già formato mediante
cariche esplosive applicate direttamente sulle corazze stesse. Tra laltro,
le cariche cave non sopportano la stabilizzazione giroscopica, giacché il
regime di rotazione disturba la formazione del flusso attivo; se sparate in
cannoni ad anima rigata, esse prevedono un proietto a stabilizzazione aerodinamica,
montato su cuscinetti al fine di neutralizzare leffetto della rigatura.
In conclusione, sebbene nel caso della detonazione le velocità ottenibili
sembrano infrangere i limiti operativi visti nella precedente occasione, si
incontrano tuttavia delle insormontabili difficoltà nel mantenimento a distanza
degli elevatissimi valori ottenibili con la proiezione di rivestimenti metallici
mediante le cariche cave; questo è il motivo per cui la carica deve giungere
immediatamente a ridosso del bersaglio per poter essere efficace, motivo che
ne costituisce, ovviamente, il limite principale.
