LA FUSIONE FATTA IN CASA
Produrre in proprio i proiettili per tiro e divertimento.
CAPITOLO I°
- LA RICARICA FATTA IN CASA: cast bullet
- l'autoproduzione dei proiettoli è un vantaggio accompagnato da un buon risparmio, a patto comunque di produrre una quantità sufficiente di proiettili da ammortizzare l'attrezzatura necessaria alla loro produzione e di non contare il proprio investimento personale in ore di lavoro. Infatti, il costo di una munizione di grosso calibro (.38 Special o 9 Para) ricaricata oggi costa quasi come una munizione originale salvo, risparmiare proprio sul proiettile e il suo acquisto. L'altro aspetto interessante del fondere i propri proiettili è di non dipendere da alcun fornitore; infatti, non è sempre facile procurarsi proiettili per munizioni poco comuni e, quando si padroneggia questa fabbricazione, si possono produrre su richiesta. Per fondere da sé i propri proiettili, sarà necessario acquistare delle attrezzature dedicate, spesso di origine americana, il cui costo potrà essere ammortizzato solo con la realizzazione di diverse migliaia di cartucce cosa non difficile per tiratori che fanno gare e sparano decine di migliaia di cartucce ogni anno.
- ATTREZZATURA: Il tiratore dovrà dotarsi di stampi (matrici) per ogni calibro da ricaricare, per ogni forma di palla voluta, oltre a un fornetto di fusione per la lega e di una piastra elettrica o fornello a gas, di una pressa per trafilatura e le relative matrici trafilatrici nei calibri voluti. A ciò aggiungiamo la lega, vari mestoli, cucchiai, scatole in legno, martelli in gomma o legno, cere varie, pinze. (lubrificanti per palle)
- Una fase essenziale:
È molto importante determinare il diametro tra i "fondi" o vuoti delle rigature (anima) della canna dell'arma per la quale si desidera realizzare le palle. La tecnica più classica è quella di procurarsi un pezzo di piombo, molto morbido, che verrà spinto nella canna dalla camera verso la volata. È relativamente facile con una pistola semiautomatica poiché è semplice smontare la canna per realizzare questa operazione; nel caso di un revolver, sarà più semplice procurarsi un proiettile incamiciato contenente un nucleo in piombo morbido o, se si è ben attrezzati, realizzare una palla in piombo morbido leggermente sovracalibrata rispetto al calibro teorico dell'arma (2 centesimi di mm). Il proiettile verrà allora montato in un bossolo con una carica di polvere ridotta; si potranno effettuare diversi test modificando progressivamente la carica di polvere. Se si lubrifica bene la canna, spesso un innesco magnum è capace di farla attraversare dal proiettile. Per evitare di danneggiare il proiettile, sarà utile costruirsi un dispositivo per frenare il proiettile, ad esempio un semplice cartone riempito con molti strati che freneranno il proiettile senza deformarlo; ovviamente, si agirà con cautela, partendo dal presupposto che il proiettile potrebbe attraversare il dispositivo utilizzato.
Una volta recuperato il proiettile, si potrà procedere alla sua misurazione utilizzando un calibro centesimale; con un po' di esperienza, permetterà di stimare con un'approssimazione di circa 5 micron il diametro della canna a fondo rigatura. Il compito sarà facilitato se il numero di righe è pari; per le mie armi, ho potuto constatare che il mio .357 Magnum, un Manurhin MR73, era in realtà dotato di una canna da 355 millesimi di pollice, così come il mio Smith & Wesson Master 52 camerato in .38 Special mid range wad cutter; al contrario, la mia pistola semiautomatica SIG P210 camerata in calibro 9 Parabellum è invece equipaggiata con una canna che misura 357 millesimi di pollice tra gli spazi di rigatura. Questo esempio, che riguarda tre armi molto diverse, mostra quanto sia necessario verificare bene le proprie armi ed evitare di supporre che rispettino necessariamente gli standard puramente teorici che si possono trovare. La lavorazione delle canne e la loro precisione è subordinata all'usura dell'utensile che le lavora; ad utensile nuovo la lavorazione sarà ottima, a utensile usato la lavorazione decadrà sempre più. - Scelta di una matrice:
In questo articolo descriverò solo la tecnica di fusione dei proiettili, che è di gran lunga il metodo più facile per un tiratore che desidera produrli da sé, in vista di una ricarica adatta alle sue armi. Esistono numerose geometrie di proiettili per ogni calibro; sarà preferibile privilegiare ogni volta quelli che offrono la migliore lunghezza di guida ed eventualmente un buon taglio del bersaglio, facilitando così il conteggio dei punti. In .357 Magnum e .38 Special, utilizzo con successo wad cutter di circa 150 grani; in .45 ACP, SWC da 200 grani; e in 9 Parabellum, ottengo eccellenti risultati con SWC da 110 grani originariamente previsti per .38 Special / .357 Magnum.
Sono disponibili due tipi di stampi: quelli realizzati in acciaio (forse dovrei dire in ghisa d'acciaio) e quelli lavorati da un blocco di alluminio. I primi, in acciaio, sono proposti da RCBS e Lyman e presentano il vantaggio di essere molto robusti; tuttavia, la loro inerzia termica è elevata e il materiale diffonde il calore con più difficoltà: è assolutamente necessario riscaldarli prima dell'uso o, in mancanza, fondere diverse decine di proiettili prima che raggiungano la giusta temperatura. Al di sotto di questa, i proiettili ottenuti saranno imperfetti perché la loro lega si raffredderà troppo rapidamente a contatto con lo stampo. Le palle saranno quindi incomplete o non omogenee, insomma di cattiva qualità. L'acciaio, essendo nettamente più pesante dell'alluminio, porterà a maneggiare stampi di massa molto più elevata; su uno stampo a 2 cavità, la differenza si sente relativamente poco, mentre è nettamente più percepibile su stampi a 4 o 6 cavità che pesano diversi etti e dopo migliaia di proiettili fusi, il peso si sente sulle braccia. Gli stampi in alluminio sono quindi notevolmente più leggeri; sono anche molto più facili da lavorare, il che permette di trovare stampi a 6 cavità della LEE Precision a prezzi molto interessanti. Con 6 cavità invece di 2, a parità di tempo di lavoro, si ottengono circa tre volte più palle fuse rispetto a uno stampo in acciaio. Per queste ragioni, la mia preferenza va decisamente agli stampi in alluminio di tipo LEE Precision, anche se utilizzo regolarmente stampi in acciaio RCBS per realizzare tipi di palle non disponibili presso LEE. Sarà necessario procurarsi anche una pinza venduta separatamente dallo stampo, per poterlo manipolare in tutta sicurezza; generalmente è dotata di impugnature rivestite in legno che limitano la diffusione del calore verso l'operatore. - Che materiale utilizzare?
I proiettili fusi destinati all'uso in calibri moderni per armi corte sono realizzati a partire da leghe composte essenzialmente da piombo, materiale noto per la sua elevata densità; ciò permette di ottenere un proiettile di massa elevata che rimane compatto. Tuttavia, la fusione richiede assolutamente l'impiego di una lega con durezza ben superiore a quella del piombo, la cui durezza Brinell è di circa 5. Solitamente, i produttori di stampi fanno riferimento a una lega di piombo e stagno: l'aggiunta del 5-10% di stagno permette di indurire il proiettile, portando la durezza Brinell a circa 10. È facile procurarsi il piombo, ad esempio sotto forma di tubi e lo stagno sotto forma di filo o barre per saldatura. La lega includerà una proporzione dei due componenti che potrà essere determinata con l'aiuto di una bilancia, ad esempio 900 grammi di piombo e 100 grammi di stagno. È facile mettere in evidenza le differenze di durezza ottenute tra vari proiettili: basta metterli tra le ganasce di una morsa e serrare; la differenza di sforzo necessario per schiacciarli è lampante.
Antimonio: L'antimonio (simbolo Sb, numero atomico 51) è un metalloide fragile di colore bianco-argenteo, noto fin dall'antichità e comune nella crosta terrestre, principalmente sotto forma di stibnite. È ampiamente utilizzato nell'industria per produrre ritardanti di fiamma, leghe (con piombo e stagno per batterie), semiconduttori, vernici e ceramiche, fonde a 630°c. il che non permette di fonderlo nei comuni crogioli da fusione per ricarica. L'antimonio e i suoi composti sono considerati tossici. L'esposizione a lungo termine a vapori o polveri può causare irritazioni, dermatiti, danni polmonari, cardiaci, epatici e renali. Il contatto con acidi può generare stibina, un gas estremamente velenoso e ciò vale anche per il piombo e lo stagno, i vapori generati durante la fusione sono altamente tossici e anche il contatto con la pelle dovrebbe essere evitato al massimo.
La lega ottimale dei tre componenti dovrebbe avere un 90% di piombo puro più un 5% di stagno e un 5% di antimonio. L'antimonio nella lega potrebbe non servire dato che la durezza viene data anche da una maggior quantità di stagno ma l'antimonio riduce la contrazione della lega durante il suo raffreddamento così che il proiettile fuso nello stampo mantenga il diametro voluto.
La soluzione per procurarsi la giusta lega è quella di recuperare una buona quantità di leghe linotype, quelle delle tipografie o, dove possibile, quelle dei contrappesi delle ruote d'auto ormai però in esaurimento. Un terzo di lega linotype e due terzi di piombo fanno una buona lega da tiro che si può correggere se si vuole, con dello stagno. Chi ama l'estrema precisione può dotarsi di un mezzo per misurare la durezza; LEE Precision ne propone uno a prezzo ragionevole. L'idea è sempre la stessa: utilizzare un punzone che penetrerà nel metallo di cui si vuole misurare la durezza, con una forza nota. A seconda della durezza del metallo, l'impronta lasciata dal punzone sarà più o meno grande; basta poi misurare la dimensione dell'impronta per avere una buona idea della durezza del pezzo. LEE Precision propone quindi un attrezzo da montare sulla pressa standard monostazione e un piccolo microscopio grande come una penna. L'attrezzo si presenta in forma simile a quella di un DIE da pressa standard per espellere le capsule. Contiene un punzone mobile che lo attraversa interamente e che viene spinto verso il basso da una molla con una rigidità ben identificata. Un supporto simile a un shell holder si monta sul cursore della pressa; vi si deposita il proiettile di cui si vuole misurare la durezza del materiale e si solleva il cursore. Il proiettile spinge allora l'estremità inferiore del punzone all'interno del suo supporto e rapidamente si vede apparire sulla sommità del corpo dell'utensile l'estremità superiore del punzone; si porta quest'ultima a filo con il corpo utensile, quindi si mantiene in posizione la pressa per una trentina di secondi, per poi riabbassare il cursore. L'impronta lasciata sul proiettile viene quindi misurata con il piccolo microscopio fornito, che include una piccola scala graduata per valutare la larghezza dell'impronta. Una tabella fornita con il punzone permette di correlare la larghezza dell'impronta con la durezza del metallo. Con un po' di pratica, la misurazione viene effettuata in modo ripetitivo e si ottiene abbastanza rapidamente una buona stima della durezza del proiettile. Ciò evita di fondere una grande quantità di proiettili per accorgersi, a lavoro finito e durante le prove di tiro, che il proiettile è troppo morbido e dà risultati molto mediocri in precisione, o è troppo duro e spesso si frammenta in canna. - Per seguire la composizione della miscela utilizzata, l'altro metodo, ancora più semplice da seguire, è misurare la massa dei proiettili ottenuti. Più la lega contiene stagno a scapito del piombo, più la sua densità diminuisce (densità del piombo: 11,35; densità dello stagno: 7,29) e di conseguenza minore sarà la massa del proiettile ottenuto. È quindi importante disporre di una bilancia sensibile al grano (0,0648 grammi) o, meglio, al centesimo di grammo. Una pesata metterà in evidenza in pochi secondi la densità della lega impiegata durante la fusione. Come accennato è anche possibile utilizzare linotype o piombo tipografico come materiale complementare al piombo. Un mix di 50% piombo e 50% linotype dà generalmente buoni risultati nelle armi corte con polveri moderne. I tipografi in passato disponevano di caratteri di stampa fusi in una lega di piombo fatta in queste percentuali: 84% di piombo, 4% di stagno e antimonio al 12% che aveva lo svantaggio di avere una durezza ben superiore al nostro uso, circa 22 sulla scala di durezza Brinell. I tiratori americani a volte fanno riferimento alla lega numero 2, che contiene 90% piombo, 5% stagno e infine 5% antimonio. È utile sapere che circa il 3-4% di stagno e antimonio in aggiunta è sufficiente per aumentare notevolmente la durezza della lega ottenuta.
Un tempo ho sfruttato i pesi di equilibratura per pneumatici; sfortunatamente, questa fonte sta iniziando a scarseggiare a causa dell'applicazione di normative antinquinamento che tendono a eliminare l'uso del piombo per questa funzione. Procurarsi questi pezzi un tempo era facile e i gommisti erano contanti di trovare qualcuno che li liberava di quei vecchi pezzi inutilizabili. Il piombo, molto morbido, si utilizza solo nella fusione di proiettili per canne lisce.
Se il poligono dove vi allenate dispone di un parapalle adeguato, è possibile riciclare i proiettili sparati nel poligono; è certamente un approccio che dovrebbe essere sviluppato dai nostri presidenti di club attenti all'ecologia. Visto l'irrisorio prezzo di recupero di questi materiali da parte dei rottamai, alcuni presidenti non esitano a farne beneficiare i loro soci. La legge però non permette il prelievo da parte di privati di materiale inquinante, quindi tutto va fatto con la scusa di una pulizia profona e la sottrazione della lega deve essere fatta in sordina. - LA FUSIONE: La prima fase consiste nel liquefare il piombo e i suoi additivi. Per farlo, sono possibili diverse opzioni. Ad esempio, un'opzione economica consiste nell'utilizzare un fornello elettrico o a gas con un contenitore usato che verrà riservato a questo scopo. La laga va fusa, mescolata e lo sporco che viene a galla eliminato, di seguito la lega così ripulita fa versata in stampi o lingottiere. In taluni casi, con l'ausilio di un piccolo mestolo, si può già riempire lo stampo per produrre proiettili. Ma è certamente più pratico dotarsi di un piccolo fornetto elettrico LEE che, a un costo relativamente ridotto, permetterà di fondere rapidamente circa 3-4 kg di lega di piombo, con il vantaggio che questo fornetto è equipaggiato con un beccuccio di uscita nella parte inferiore, azionato da una piccola leva molto accessibile, posta nella parte superiore del fornello; il riempimento dello stampo è quindi molto rapido e l'ergonomia più naturale.
È importante essere consapevoli che i vapori di piombo sono tossici e persino cancerogeni; bisogna quindi svolgere questa attività in un ambiente ben areato per limitare i rischi di inalazione. Bisogna inoltre sapere che il piombo utilizzato è raramente puro al 100% e il più delle volte è associato a tracce di arsenico, la cui tossicità è ben nota. Personalmente, svolgo questa attività solo all'aperto, con il bel tempo, leggermente ventoso; mi posiziono in modo che il vento spazzi naturalmente via i vapori di piombo, permettendomi di respirare aria più salubre. È eventualmente possibile usare un ventilatore che allontani i vapori tossici dall'operatore. Dopo una sessione di fusione, è consigliato fare una doccia e uno shampoo e lavare i propri vestiti per eliminare bene il piombo che si è depositato intorno all'area di riscaldamento.
La temperatura di fusione del piombo è di circa 327 °C, quella dello stagno è nettamente più bassa, 232 °C, e quella di una lega è variabile a seconda della composizione, ma inferiore a quella del piombo puro. L'aumento della temperatura dovrà essere comunque sufficiente affinché la combinazione dei materiali avvenga e la miscela diventi omogenea. Per questo, non bisogna esitare a mescolare bene i vari metalli ad alta temperatura; è consigliabile aiutarsi con un po' di cera d'api o un prodotto adatto a questo uso per facilitare l'operazione. Questo prodotto si deposita sulla superficie della miscela e limita i fenomeni di ossidazione durante la fase di ricombinazione dei componenti della lega. I vari residui o impurità risaliranno allora in superficie e potranno essere eliminati dalla colata in corso. Questa operazione dovrà essere ripetuta ogni quarto d'ora per conservare una lega omogenea e pulita.
L'operazione di fusione porterà a rimettere in fusione le materozze (canali di colata) provenienti dal taglio dello stampo; questo apporto regolare di metallo da rifondere può causare un calo della temperatura della miscela fusa, così come quando si aggiungono dei lingotti nuovi ma freddi. Se la potenza del crogiolo elettrico è insufficiente si dovrà aspettare qualche minuto perchè la lega torni liquida, questo può aiutare a riposare le braccia. L'uso simultaneo di due stampi dotati di 6 impronte può mettere presto in crisi la potenza di riscaldamento di un fornetto da 500 watt. Per un uso intensivo, un fornetto da 700 watt potrà rivelarsi molto più adatto per sostenere un ritmo elevato di fusione. Tutti i forni RCBS, Lyman o LEE di alta gamma sono equipaggiati con una potenza di circa 700 watt.
A seconda della composizione della lega e della sua temperatura, la densità apparente del materiale varierà; allo stesso modo, le dimensioni dello stampo saranno influenzate dalla sua temperatura. Ciò avrà come conseguenza che si potrà constatare una variazione del diametro del proiettile una volta che si sarà raffreddato a temperatura ambiente. Le dimensioni degli stampi sono adattate alla lega ideale che verrà utilizzata e alla temperatura di fusione, qui l'antimonio è essenziale perchè, come detto, evita quel restringimento della lega durante il raffreddamento garantendo misure perfette. Nella pratica, è relativamente difficile padroneggiare perfettamente la composizione della lega utilizzata e la sua temperatura di fusione; ciò porta quindi a variazioni inevitabili di massa e diametro dei proiettili ottenuti. Ora, il diametro è una caratteristica essenziale che influenza la precisione della munizione; è per questo che è necessario ricalibrare il proiettile dopo la fusione per adattarlo perfettamente al diametro della canna. Si eviterà di mescolare proiettili provenienti da più colate, al fine di ottenere la massima omogeneità nella ricarica. - Ricalibratura dei proiettili fusi:
Può essere realizzata con una pressa dedicata a questo uso; RCBS e Lyman ne propongono diversi modelli, che assicurano simultaneamente la ricalibratura e la lubrificazione (ingrassaggio) del proiettile. L'altra opzione è ricorrere a una matrice di ricalibratura LEE montata su una pressa standard. Nel primo caso, il proiettile viene spinto all'interno di una matrice il cui foro è rettificato al millesimo di pollice. Questa matrice è provvista di piccoli canali sulla sua periferia che permettono di portare del grasso nelle gole di lubrificazione del proiettile; il grasso viene messo in pressione all'interno della pressa tramite un pistone azionato da una vite senza fine. A causa della complessità di questa attrezzatura, il costo è sensibilmente equivalente a quello di una pressa di ricalibratura di elevata potenza.
Nel secondo caso, l'idea di LEE Precision è di utilizzare la pressa di ricalibratura classica, montare sul suo cursore un espulsore che spingerà il proiettile attraverso una matrice di ricalibratura montata classicamente sulla pressa. Un contenitore incastrato su questa matrice permette di raccogliere i proiettili che hanno attraversato la matrice di ricalibratura. Per facilitare questa operazione, i proiettili possono essere leggermente lubrificati con ALox, che riduce notevolmente l'attrito tra proiettili e matrice. In entrambi i casi, a seconda del diametro che si desidera ottenere, bisogna procurarsi la matrice del diametro corretto e montarla sulla pressa di ricalibratura. Nel caso di una pressa RCBS o Lyman, si utilizza un espulsore che agisce sulla testa del proiettile, ottenendo così un'eccellente perpendicolarità tra l'asse del proiettile e la sua superficie frontale. Con la matrice LEE, il proiettile viene spinto tramite la base; è quindi necessario che questa non presenti sporgenze a livello del fondello affinché la calibratura avvenga in modo concentrico al proiettile. Con questa precauzione, i risultati possono essere soddisfacenti. Personalmente, utilizzo trafilatrici che ingrassano il proiettile durante la calibratura, anche se più costose, forniscono proiettili più rifiniti, ingrassatia dovere. I cilindri di grasso, naturalmente, si possono fare in casa con poca attrezzatura.
Potrà rivelarsi utile lottizzare (separare in lotti) i proiettili ottenuti per colata; infatti, da una colata all'altra, la lega potrebbe essere leggermente diversa, il che porterà a una variazione di massa delle palle ottenute. Al fine di ottenere la massima regolarità delle proprie munizioni, è senz'altro desiderabile utilizzare per una sessione di tiro proiettili di massa identica. L'uso di una bilancia digitale può rivelarsi molto pratico per questa operazione, poiché basta usare la funzione tara con il primo proiettile e poi separare i proiettili successivi in base alla differenza in grani riscontrata.
Manutenzione dello stampo:
Per ottenere e soprattutto conservare una buona qualità del proiettile, bisogna prima di tutto assicurarsi che nessuna particella di metallo fuso venga a trovarsi sul piano di giunzione dello stampo, impedendone così la corretta chiusura, il che porterebbe a produrre proiettili la cui sezione non sarebbe più circolare. Una misurazione regolare del diametro delle palle prodotte sarà utile; conviene misurare sia il diametro in corrispondenza del piano di giunzione, sia il diametro perpendicolare al piano di giunzione. La differenza tra queste due misure dovrebbe teoricamente essere nulla o al massimo dell'ordine di 1-2 centesimi di mm. Se necessario, l'uso di una spazzola in nylon può essere sufficiente per estrarre eventuali particelle dal piano di giunzione dello stampo.
Lo stampo è dotato di una parte mobile che permette di tagliare l'eccesso di materiale traboccato dalle cavità dello stampo (il canale di colata). È importante manipolare questa parte con cautela e attendere che il materiale si sia raffreddato quel tanto che basta per ridiventare solido, il che permette di ridurre lo sforzo di taglio; questo sforzo aumenta nuovamente in modo significativo quando la temperatura della lega di piombo si allontana dal suo punto di fusione. Potrà essere necessario lubrificare l'asse di questa parte mobile dello stampo; si può utilizzare lubrificante per palle RCBS o Lyman.
Per facilitare l'estrazione delle palle dallo stampo, all'apertura di quest'ultimo, si può utilizzare del nerofumo, che si comporterà come un lubrificante solido apportando particelle di carbonio che favoriranno la caduta delle palle. Dopo un uso intensivo dello stampo, è spesso necessario sostituire il tagliatore del canale di colata, che finisce per degradarsi; ciò permette di ringiovanire lo stampo per una nuova fabbricazione di diverse migliaia di palle.
- Proiettile fuso con gas check:
L'uso di cariche Magnum con una palla in lega di piombo può portare a una rapida impiombatura della canna a causa delle velocità raggiunte dal proiettile e dell'attrito indotto con le pareti della canna. Alcuni sostengono che l'intenso calore provocato dalla combustione della polvere possa anche alterare la base della palla e più particolarmente la zona di tenuta imperfetta tra palla e canna. Per limitare questi fenomeni, è possibile utilizzare proiettili equipaggiati con una piccola coppetta di ottone fissata sulla loro base: gas check. Ovviamente, la base del proiettile deve essere adattata al fissaggio a pressione del gas check; ciò impone di ricorrere a una configurazione di palla ben specifica: il diametro del proiettile è ridotto di circa 5-8 decimi di millimetro per almeno 1-2 millimetri, in modo da poterci crimpare il gas check. Esistono stampi misti che offrono impronte con e senza opzione di montaggio del gas check. Si possono procurarsi stampi in calibro .357 Magnum, .44 Magnum e anche .38 Super o 9 Parabellum; sono sistematicamente munizioni che possono generare velocità supersoniche. La massa del gas check è di circa 2 decimi di grammo per il calibro 9 mm, lo spessore di questo pezzo è di circa 25 centesimi di millimetro per un'altezza di 1,6 millimetri.
La crimpatura del gas check sul proiettile impone l'utilizzo di una pressa di ricalibratura RCBS o Lyman: il gas check viene posizionato sull'espulsore (o sul punzone inferiore) che affiora all'ingresso della matrice, quindi il proiettile viene messo in posizione; l'azione dell'espulsore superiore sulla sommità del proiettile permetterà di crimpare il gas check sulla base della palla. Anche le matrici di ricalibratura LEE Precision permettono la crimpatura di un gas check; conviene allora posizionarlo manualmente sulla palla prima di ricalibrarla. Il bordo del gas check viene crimpato sulla palla durante la ricalibratura. Durante il tiro, la "gonnella" del gas check protegge il piombo della palla e assicura anche una leggera raschiatura di eventuali residui di piombo provenienti dall'attrito della parte anteriore del proiettile sulle pareti della canna. L'aggiunta di un gas check richiede poco tempo durante la ricalibratura del proiettile, ma il suo uso si giustifica realmente solo per tiri con forti cariche di polvere e velocità superiori a 300-400 m/s a seconda della polvere impiegata. - Precauzioni indispensabili: Il metallo fuso è pericoloso, portato a una temperatura elevata può causare serie ustioni; è quindi importante prendere precauzioni per evitare qualsiasi incidente. Bisogna innanzitutto pensare a proteggere gli occhi con occhiali che li preservino integralmente. Non è raro vedere fini goccioline di piombo cadere dal crogiolo e schizzare sul pavimento rimbalzando verso di sé. Le mani sono anche molto esposte e conviene quindi proteggerle con robusti guanti, preferibilmente in cuoio o pelle ma non dovranno limitare troppo la sensibilità dell'operatore. Il crogiolo pieno di piombo fuso sarà posizionato con molta cautela, curando in particolare la sua stabilità; bisogna assolutamente tenere conto del rischio che possa rovesciarsi. Del piombo fuso che si rovescia in grande quantità può rivelarsi davvero temibile. Dal lato dell'abbigliamento, è preferibile dimenticare i materiali sintetici suscettibili di fondere a contatto con il piombo fuso; si curerà anche di indossare scarpe chiuse ed evitare che acqua o altri liquidi entrino in contatto con il piombo fuso, ciò provocherebbe una vera e propria esplosione di piombo fuso. L'acqua a contatto con il piombo si trasforma istantaneamente in vapore e può generare proiezioni estremamente violente. Bisogna quindi essere assolutamente certi, ad esempio, che gli stampi siano privi di qualsiasi traccia di umidità durante la fusione delle prime palle. Alcuni utilizzano un recipiente d'acqua per effettuare una specie di tempra sui proiettili che vengono direttamente raffreddati all'uscita dello stampo, quando sono ancora roventi; bisogna essere attenti a eliminare qualsiasi rischio di rovesciamento accidentale di questo recipiente sul piombo fuso del crogiolo.
- In conclusione: La fusione delle proprie palle permette di adattare perfettamente le loro caratteristiche, in particolare il loro diametro, all'arma che le riceverà; è così possibile ottenere un guadagno in precisione significativo rispetto a una munizione prodotta industrialmente, che deve funzionare con tutte le armi conformi alle norme internazionali. Il tiratore che pratica questa attività vi troverà un'eccellente opportunità per migliorare ulteriormente i suoi risultati anche in gara. Lavorare alla fusione con un po' di esperienza potrà fornire una cadenza di produzione di circa 500 proiettili all'ora, in un paio di pomeriggi potevo prepararmi tranquillamente 3000 proiettili, tanto che poi per molto tempo potevo dimenticare la fusione. L'investimento dell'attrezzatura è stato rapidamente ammortizzato. Oggi i proiettili in piombo commercializzati costano circa 12 centesimi l'uno (120 euro ogni 1000 pezzi), il risparmio su 3000 proiettili è di almeno 320 euro. Con pochi pomeriggi ci si ripaga l'intera attrezzatura.
