N.R.A.
National Rifle Association

 

Sono stati molti a chiedersi come mai in Italia non si sia mai radicata una grande Federazione del tiro che raggruppasse tutte le altre piccole Associazioni. Finalmente possiamo dare una risposta a questa domanda grazie alle informazioni raccolte e dalle indiscrezioni trapelate negli anni. Naturalmente i riferimenti a persone coinvolte saranno tralasciati e del resto ormai esse non hanno alcuna importanza nella trattazione di questo scritto, ma la risposta che molti aspettavano è sicuramente comprensibile con la sua lettura, ammesso che si riesca a leggere anche tra le righe.

A cercare riferimenti su internet si finisce per perdere solo tempo o trovare l'attuale NRA Italy (associazione Sportiva) che nulla ha a che fare con la N.R.A. consorella della più famosa Federazione Americana di utilizzatori di armi.

 

LA SITUAZIONE PRIMA

Fino agli anni '80 del XX° secolo ormai trascorso, l'Unione Italiana Tiro a Segno era l'unica Federazione di tiro praticante sull'intero territorio Italiano e, senza rivali il suo solo obbiettivo era quello di salvaguardare le proprie sezioni sparse in ogni Regione. Nel 1986 sorsero le prime Associazioni di tiro private, gestite interamente da singoli tiratori che esercitavano l'attività in cave e campi aperti; una vera novità per quel tempo nel nostro Paese, l'idea che potessero esistere società di tiro capaci di esercitare in cave o campi aperti non aveva mai sfiorato la mente di nessuno sportivo tiratore fino ad allora.
Mentre gli obbiettivi di queste piccole associazioni erano quelli di praticare del tiro sportivo al di fuori del classico tiro a segno, gli obbiettivi dell'UITS cambiarono repentinemente. Il flusso di sportivi iscritti alle sezioni di TSN che veniva convogliato verso altre società costrinse ben presto l'UITS a rivedere molte limitazioni imposte all'interno dei propri poligoni ma anche a spingere il Ministro a limitare lo sport effettuato al di fuori delle sue strutture.
Mentre al di fuori nasceva il "Tiro Pratico" poi divenuto Tiro Dinamico Sportivo, l'UITS apriva al "tiro rapido sportivo" per adeguare il suo "tiro" molto statico alle esigenze degli sportivi e, prima di tutto, per trattenere i propri iscritti nelle sue sezioni.

Con il tempo anche la Federazione di tiro dinamico vide sorgere altre Federazioni, quella dei tiratori a lunga distanza, o dei tiratori che si ispiravano ad altre discipline già sorte in altri Paesi limitrofi, come la Svizzera. Un rivolo di Associazioni e Federazioni su cui scrivere sarebbe troppolungo. Queste Federazioni e Associazioni venivano a coprire tutti gli interessi degli sportivi, dal tiro con pistole e carabine ad aria compressa, a quelli che si esercitavano con l'avancarica fino al tiro alle "silouette" fino ad allora mito tutto made in USA.
Ad oggi non si sa esattamente quante siano le diverse Associazioni di tiratori e quante strutture adibite al tiro siano presenti sul territorio, ma sono moltissime, se pur molte sconosciute perchè frequentate da un numero chiuso e ristretto di sportivi, altre prosperano pubblicamente. Sul sito della Federazione di Tiro Dinamico si possono contare 122 società affiliate, una piccola parte di quelle effettivamente operanti nel mondo del tiro in Italia.

In questo insieme variegato di società sportive si inserì la NRA Italiana con l'intento primario di riunire tutte le Federazioni di tiro sul territorio e formare cosi un "comitato" capace di contrapporsi alla predominante del Ministero dell'Interno. La NRA avrebbe dovuto comprendere tutte quante queste Associazioni a qualsiasi titolo fossero vicine al mondo delle armi. Certo questo strideva (visto con l'occhio del dopo), con il sistema collaudato di Associazioni che foraggiavano presidenti, vicepresidenti, segretari e i loro mastodontici uffici, dava indubbiamente fastidio a quel mondo delle armi.

Ciò che non fu messo in conto era che, a differenza degli USA dove per raggiungere uno scopo tutti si alleano dimenticando i dissidi, nel "Belpaese" ognuno cura il proprio giardino senza curarsi se stanno spargendo diserbante su quello del vicino e amico finchè non lo spargono sul suo.
L'intento della neonata NRA Italia meritava un plauso se nel mondo delle "lobby" Italiane unirle voleva dire togliere loro potere e questo non poteva avvenire senza subire cruenti attacchi.

 

LA N.R.A. ITALIANA

A fondare la NRA Italia, dobbiamo dire, che non furono semplici sportivi o gente comune ma importanti nomi del mondo militare e giuridico, persone al di sopra di ogni sospetto in ogni forma esso si potesse presentare, stimati professionisti ed esperti di primordine, ad essi si affiancarono nomi illustri dell'Industria armiera e di Associazioni ad essa legate, tutte persone di ottima cultura, ben conosciute in tutti gli ambienti ed esperte nel loro lavoro.
La NRA era partita bene, il suo Consiglio Direttivo contava nomi di spicco, gli ideali non avevano nulla da invidiare a quelli Americani di liberalizzazione del mondo sportivo delle armi, della caccia, del collezionismo e della difesa. Non era però l'idea condivisa dal Ministero dell'Interno e certamente, come detto prima, le Federazioni e le Associazioni si sentirono ridurre il proprio potere che passava invece alla NRA.

 

LA FINE DI UN SOGNO

Affondare un Comitato che si occupa di armi non sembra essere difficile, l'accusa è semplice: "associazione a delinquere finalizzata a protegge il commercio di armi illegali" e il gioco è fatto. Con una perquisizione e il sequestro di tutte le carte la NRA è messa al muso. Molti componenti del Consiglio Direttivo "fuggono", altri negano la loro appartenenza al gruppo. I rimanenti sono ampiamente al di sopra di ogni sospetto e quasi "intoccabili" quindi scampano a un processo ma tanto è che la NRA Italiana finisce quel disastroso giorno. Gli stessi fondatori, avvezzi ad ogni attacco, rimangono scossi da quanto è accaduto e non fanno alcun tentativo per riportare in vita la NRA appena affondata anzi, accusano il colpo e decidono tutti di rinunciare a qualsiasi collaborazione che rispecchi quella cui sono appena scampati.
La NRA Italia, scompare dagli annuali e dal web e le sue tracce sono cancellate totalmente, non solo un lavoro mirato ma un chiaro avviso ai futuri "Presidenti".

 

IL FUTURO

Tra Associazioni e Federazioni lo sport va avanti, ogni piccolo "feudo" sportivo si è ritagliato un proprio spazio vitale e dichiarerà battaglia a chiunque tenti di invaderlo. L'UITS dal canto suo deve difendere quello che per decenni ha conquistato, non ultima l'esclusiva sulle certificazioni di maneggio delle armi e la vendita di munizioni ai soci. I soci dal canto loro sono lasciati a loro stessi e munti semplicemente come animali: "vuoi sparare ? ok! paga, spara e poi lascia il posto agli alti."
Il Ministero intanto è stato già battuto nel settembre 2013 sulla questione della legalizzazione dei poligoni privati. Per ora questa è la politica che rende a tutti la possibilità di muoversi liberamente ma anche alle Questure di intervenire per qualsiasi questione dato che non vi è ancora una norma in merito.
Aprire un campo di tiro ha sicuramente dei costi e impegna molto tempo, chiuderlo è un attimo e questo vale anche per i tiratori, le loro armi e le loro licenze.